Il posto è lo stesso dei !!!. E ancora una volta i musicisti si riprendono il palco dei dj. Chitarre, microfoni, tastiere, basso e batteria. Tappeti elettronici acidi e continui. Il rock’n'roll è di nuovo roba da ballare. Per iniziare suonano il pezzo che mi piace di più. Ballo sul posto e mi lascio ipnotizzare dal cantante (muto, come il primo pezzo), dalla sua faccia da film di David Lynch, fisico e abbigliamento da barista di periferia, tatuaggi da eurotrash. Supporto surreale ma perfetto, scoprirò dopo, per una voce giusta al posto giusto. Mi giro intorno e non c’è tanto movimento. Curioso, quello spiazzamento ha la stessa sede dello spiazzamento di qualche anno fa, quando un pubblico abituato a seguire band dal vivo accorse in massa per due dj arrivati da Vienna e li guardò mettere i dischi a braccia conserte, fissando per ore il palco e battendo le mani alla fine di ogni pezzo.
Ora sono i ballerini da club a rimanere fermi di fronte agli strumenti e alle pause e ai grazie e ai ora suoniamo il nostro nuovo singolo. Fermi in una pista da ballo ascoltando musica da ballare.
Associo i due straniamenti. Ma sbaglio. Per superare quello ci volle del tempo.
Qui è questione di qualche brano. Il beat incalza. Le drum machine affiancano la batteria. Le chitarre punzecchiano il ronzio dei sintetizzatori.
Una ventina di minuti, poi, come diceva quello, the heads keep on movin.
Per il resto del corpo è stata questione di secondi.

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