Fast Blood di Lello Voce
In fondo è un esperimento dentro all’esperimento. Un poeta decide di fare un cd di poesia e musica. Che in fondo è una cosa diversa dal solito. E poi decide anche un’altra cosa. Questo cd lo farà circolare, oltre che tra giornalisti e critici e recensori di mestiere, anche tra blogger.
Alla fine è anche normale che venga voglia di parlare più del metodo che del merito, e apprezzare più che l’opera l’operazione. È normale ed è anche giusto secondo me, perché l’operazione merita tutte le attenzioni possibili.
C’è un poeta, che per “sopravvivere ed essere capace di ridisegnare un suo ruolo” (dice lo stesso Lello Voce) trova nuove forme, mette le sue parole su un cd e le fa mettere in musica, una musica piacevole e adeguata (c’è una domanda che mi faccio da anni: ma quante cose fa Paolo Fresu?), le porge a tutti, anche a quelli che hanno più confidenza con i suoni e con l’ascolto che con la poesia e la lettura, allarga (o almeno quello e l’obiettivo) il pubblico, prolunga la vita (o almeno quello è il sogno) della poesia stessa.
E c’è una circolazione alternativa, un tentativo di promozione dal basso, una decisione coraggiosa (il cd è protetto non da licenza Siae ma da quella Creative Commons).
Insomma, è facile distrarsi dal cd vero e proprio, ma è anche un peccato, perché dentro c’è poesia, ed è poesia vera, che parla di rapporti tra persone, senso della vita, di quotidianità ma anche di quei fatti del mondo di fronte ai quali è necessario ma anche difficile riflettere (una delle quattro tracce del cd parla di Carlo Giuliani). Sembra un peccato distrarsi dal contenuto del cd anche perché è difficile inquadrarlo e trovare riferimenti: qualcuno ricorda registrazioni delle poesie di Bene e Gassman, io sono meno colto, mi vengono in mente solo i progetti di Bertallot di mettere in musica le poesie di Marinetti e il lavoro fatto da Remo Remotti con i Recycle.
Ma forse non è un male considerare insieme il merito e il metodo, la forma e il contenuto. Perché l’importanza di un’operazione del genere sta nell’aver fatto un passo in una certa direzione.
Vi piace questa poesia su questa musica? (potete ascoltarne un brano, fatevene un’idea) Vi piace questa poesia? (o vi è proprio indigesta?) Vi piace questa musica? (o magari sarebbe stato meglio un pezzo new age, un brano rock, una cassa dritta in stile tecno?).
È questo il modo per rendere la poesia più appetibile e più fruibile? E questo cd che ho? Dove finirà? Lo riprenderò di tanto in tanto per ascoltare una singola traccia, come faccio con la musica pop? Lo faro girare nel mio portacd e sarà periodicamente parte della mia colonna sonora? Gli dedicherò alcuni ascolti ragionati, magari con il libretto dei testi in mano, come se leggessi un libro o ascoltassi della lirica? O rimarra a metà strada tra lo scaffale dei cd e la libreria, prigioniero (e non forte) del suo essere un ibrido, un esperimento?
Per trovare le risposte mi ci vorrà un po’ di tempo, e forse ci vorranno altri progetti di questo tipo.
Nel frattempo ho le domande. È un inizio. È un passo in una certa direzione.

3 commenti a “Fast Blood di Lello Voce”
darkripper (24 gen 2005 alle 3:21)
un progetto simile, per di più di reading di narrativa, é il 54 di Yo Yo Mundi sui testi originali di Wu Ming. E’ un reading, eppure lo sento spessissimo. Merita.
One Hour Photo (24 gen 2005 alle 9:15)
Finalmente c’è qualcuno che si muove nella direzione giusta.
markino (24 gen 2005 alle 12:36)
Credo che per me diventerà un ascolto periodico – con libretto sotto il naso. Poi… o ne acquisisco qualche umore, o si impolvera per qualche tempo e torna nel lettore tra qualche tempo.
Di certo è un esperimento che colpirà certe sensibilità: qualcuno lo terrà tra cd e libri senza ascol-leggerlo mai, altri l’avranno come colonna sonora…
Bel progetto, comunque. Non c’è che dire.