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  1. La rivista

    30 giugno 2005 / 13 Comments

    Sfatta, nell’aspetto, da giornate di corsa e dal primo, opprimente, caldo. Gonfia, nelle caviglie per il continuo camminare e nel resto del corpo, per quell’ingozzarsi nervoso che continuava a chiamare pausa pranzo. Spenta, nello sguardo, per quella tristezza che aveva da quando l’aveva lasciato, un secondo prima di essere lasciata per una che aveva 10 anni meno di lei, e 25 meno di lui. Distrutta, dentro, da un lavoro che sembrava aumentare ma anche pagare di meno, soprattutto da quando, per orgoglio, rifiutava tutto quello che arrivava da lui.

    Tornando a casa decise di comprare per la prima volta una di quelle riviste che parlano di psicologia. Non è un grosso investimento, pensò. E magari ci troverò qualcosa di buono.
    Altrimenti servirà almeno a ricordarmi che a soffrire per certe cose siamo in tanti. E che esiste gente che, per lavoro, ogni giorno, si occupa di aiutare chi se la vive male, o comunque così così.

    A pagina 9 si innervosì. A cosa servivano le rubriche di critica letteraria, musicale, cinematografica, in una rivista sui problemi psicologici? Forse avrebbe fatto meglio a comprare Donne di oggi. Almeno regalavano una gonna hawaiana.
    A pagina 19 si disgustò. Come poteva credere a quelle quattro facciate di analisi sui benefici della total-relax terapy, quando il servizio si chiudeva con “i migliori centri massaggi in Italia e in Europa” con tanto di entusiastiche recensioni prese pari pari dai siti internet dei centri stessi?
    A pagina 27 si infuriò fino quasi a tremare. Perché riempire l’articolo “Prova costume, come sopravvivere?” di foto che ritraevano modelle ragazzine che a superare la prova costume problemi non ne avevano di sicuro?
    Si tagliò le vene con il bordo affilato della pagina 31. Il titolo era “L’hai conquistato e ora non ti piace più, che fare?”
    Quella stronza imbronciata della foto l’aveva riconosciuta. Era la stessa che quattro mesi prima sorrideva maliziosa a tutta pagina in un noto newsmagazine italiano.
    L’articolo s’intitolava: “La carica delle lolite. Sono belle, giovani, ambiziose e puntano ai 50enni di successo.”

    Posted in Diario degli errori, Highlights
  2. Me la suona e me la canto

    29 giugno 2005 / 8 Comments

    E così un amico arriva e fa: senti questo disco qua. E io: sarebbe? Il disco di un pianista. E che disco è? C’è lui che suona il piano. E basta? E basta. E non canta? Non canta. E suona solo lui? Solo lui, lui e il suo piano. Che palle. Ma va. Ma lui chi è? Boh, uno, uno che suona, insegna, è laureato in filosofia. No, aspetta. Mi stai dando il disco di un pianista che non canta e che è laureato in filosofia? Tienitelo. Suonava con Jovanotti, cioè, per l’etichetta di Jovanotti. Ah, ma aspetta, io me lo ricordo un pianista che suonava prima dei concerti di Jovanotti, ai tempi dell’Albero. 20 minuti di solo piano, davanti a gente che aspettava questa è la mia casa e questo l’ombelico del mondo. E che non l’ha nemmeno fischiato. Dammelo un po’, va.

    E così da un mesetto sento questo Giovanni Allevi, di cui tutti parlano un gran bene. E vorrei parlarvene anche io. Ma mi mancano le parole. Non per scelta, come mancano a lui. A me mancano proprio. Che di classica, contemporanea, jazz e dintorni non ci capisco niente, e non saprei come parlarvi di un disco in cui c’è solo uno che suona il piano.

    A dire il vero le parole mi mancano anche in un altro senso, che già al primo ascolto pensavo che mancavano solo quelle in questo disco. Che è, contro tutte le aspettative, un disco di canzoni. Con il ritornello, la strofa e tutto. Mancano solo le parole. Almeno così sembrava a me.

    E infatti le parole ho cominciato a mettercele io. Mentre lui suona, io improvviso. Dico due frasi, accenno un ritornello. Mi invento testi finti. A bassa voce ovvio, che mi vergogno. Che improvvisandole (e improvvisandole io) vengono un po’ naif, e invece servirebbe, che ne so, un Fossati, perchè a volte nelle canzoni di Allevi (ma posso chiamarle canzoni?) ci sono dei punti dove ci starebbe bene una frase di tre parole che spiega un amore. O una parola sola che ti apre uno squarcio su una vita e sulla realtà.

    Io invece butto lì parole casuali, associazioni mentali, frasi appiccicate sulle note.
    Cerco di capire che storia voleva raccontare, cosa si potrebbe canticchiare su un giro di note tristi o allegre.

    Che poi non è che li si possa chiamare testi, sono solo accenni. Ombre di parole. Miraggi di frasi che intravedo tra le note. Un passatempo infantile per chi non è abituato a sentire un disco solo di piano e gli sembra che manchi qualcosa.

    O forse il segno che le parole, in questo disco senza parole, in realtà ci sono. Stanno già nella musica. Me ne accorgo all’improvviso. A questo disco non manca niente.


    Giovanni Allevi. No concept.

    Posted in Highlights, Io sono il mio dj
  3. Sudo e basta.

    28 giugno 2005 / 18 Comments

    Questo blog è desudokizzato.

    (e se non sapete di cosa si stia parlando non aspettatevi che io ve lo venga a spiegare proprio qui, che sarebbe una contraddizione troppo contraddittoria)

    Posted in Diario degli errori
  4. Vai con la bobina

    27 giugno 2005 / 5 Comments

    E io l’ho sempre detto. Avere un blog è come avere un programma nella radio privatasfigata di provincia o del quartiere. Anche se non ti pagano ci vai tutte le volte che ci devi andare e arrivi prima e ci metti cura e ti porti i dischi da casa e tutte quelle cose lì. Chiaro che se poi hai cose più importanti da fare o urgenze particolari non ci vai, che non è il tuo lavoro. Ma ti senti un po’ in colpa.
    Anche perchè di solito se non ci vai parte la musicasenzainterruzioni. Che adesso sta in un hard disk che gira pilotato da un apposito software, ma una volta c’era la bobina. Un nastrone di ore e ore e ore preparato da pazzi che ci passavano le giornate a farlo e lo tenevano li pronto per emergenze.
    Ecco, forse la differenza è questa: quando manchi dal blog non hai la bobina, e nemmeno un suo corrispondente. Forse dovrei prepararmi una raffica di post buoni per tutte le occasioni? Forse un po’ di musica d’intrattenimento? Forse dovrei dare le password ad un amico? Non lo so, quindi mi affanno e cerco di ritrovare presto tempo e voglia per un post.
    Oppure ne scrivo uno sul fatto che non ho niente da scrivere.
    Funziona sempre.

    P.s. e però a volte ci si mettono anche gli altri: ad esempio volevo scrivere le mie impressioni dopo Batman Begins, ma ho scoperto che le mie impressioni le ha già scritte Marquant.
    E poi volevo, da un po’ a dire il vero, dirvi qualcosa su una certa deriva che coinvolge le radio, anche quelle tradizionalmente più innovative e vive, ma in parte lo ha già detto Daniela, nella parte centrale di questo suo post.

    Posted in Biglietti strappati, I love my radio, Vita da blogger
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