Il fatto che io abbia deciso di non dedicare più troppo tempo e troppa attenzione al calcio italiano non vuol dire che qualche partita ogni tanto non la si possa vedere. Soprattutto se si tratta di un big match e soprattutto se l’invito ad usufruire di un televisore con abbonamento Sky a casa di amici è fornito in un pacchetto completo di persone simpatiche che non si vedono da un po’ e cucina casalinga di un certo livello.
E così ieri sera ho visto il mio vecchio Milan rifilare tre pappine alla Juve, ma soprattutto ho visto di nuovo un fenomeno che qualcuno, lo dico sinceramente, dovrebbe studiare con rigore scientifico.
Stiamo parlando di migliaia di persone, sparse in tutta Italia. Stiamo parlando di un gruppo consistente di persone che quando, qualche settimana fa, Maldini ha segnato l’uno a zero contro la Reggina, invece di esultare hanno subito pensato “Oddio, uno a zero di Maldini…oddio…”. Stiamo parlando di gente che mentre aspettava che ricominciasse il secondo tempo in vantaggio di tre gol a zero contro una storica rivale e contro una delle squadre più forti del mondo, invece di godere come un cinghiale per boschi e pregustare gli sfottò dei giorni successivi, continuava a pensare: “tre a zero alla fine del primo tempo, oddio, no, non può succedere di nuovo” (anche Shevchenko ha ammesso di averlo pensato per qualche secondo nelle interviste di fine partita).
Stiamo parlando di una forma di psicosi di massa (già guarita? Lo spero) che qualcuno, qualche psicanalista, psicologo sociale, antropologo, sociologo, massmediologo, dovrebbe mettere al centro di qualche seria ricerca. Nel caso, io il libro me lo comprerei.

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