A mio modesto avviso urlare contro e fischiare verso la presenza in un corteo di avversari politici o personaggi ritenuti fuori luogo è pratica irrimediabilmente vecchia e inevitabilmente controproducente. Come i casi più recenti insegnano, essa porta esclusivamente a raffigurarsi come persone senza educazione e a regalare preziosa visibilità mediatica ai contestati (ad esempio, voi lo sapevate prima di ieri che Buttiglione era candidato sindaco a Torino?).
Per superare questa condizione è necessario giungere ad una nuova e più matura capacità di reagire. Avvistati nei cortei ministri appena uscenti e a qualcos’altro candidati, bisognerà invece applaudire. Applaudire vistosamente, ma ostentando espressioni della faccia come quelle che si riservano di solito alle imbarazzanti esibizioni di quel tizio che alle feste vuol sempre imbracciare la chitarra, o alla parente che alle cene di famiglia vuol farci vedere come si impappina bene il suo bambino. Applaudire e sorridere forzatamente, e stringere le spalle, e darsi di gomito con i vicini e dire, ma quasi pensando ad alta voce, “e va beh, sei voluto venire, che strano, proprio mentre sei in campagna elettorale, prima non ti si era mai visto, ma benvenuto, lo stesso, benvenuto.”
Così bisognerebbe fare, e non passare dalla parte dei beceri urlanti e livorosi, che non conviene. Che non è coerente. Che non porta da nessuna parte.
Che è sempre una lotta, è vero. Ma di classe, non dimenticatelo.
Per una nuova lotta di classe
1 maggio 2006

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