E così, invece di vedere Sanremo, sono andato a teatro. Ma non è che sono venuto qui a vantarmene, anche perchè è stato quasi un caso, io ero rassegnaato e vagamente motivato a stare lì in ciabatte a guardare il festival, poi è arrivato un invito dell’ultimo momento e la mia serata è cambiata radicalmente. Ecco, radicalmente è il termine giusto.
Sono andato a vedere Genova 01, di Fausto Paravidino. Uno spettacolo teatrale su quanto successo a Genova durante il famoso G8, su Carlo Giuliani e non solo, sulla scuola Diaz e la Caserma Bolzaneto e non solo. Ma non è che sono venuto qui a fare una recensione teatrale, anche perchè non ne ho le competenze.
Vi dirò però che lo spettacolo mi è piaciuto, che è stata una narrazione corale, con otto attori sul palco, di quanto avvenuto in quei pochi giorni, e quanto è rimasto avvolto nel mistero. Un testo ritmato, asciutto, ironico, a suo modo leggero, nonostante una parte iniziale in cui spesso si ammicca a chi già la pensa in un certo modo (cosa che a mio parere è sempre un limite).
Poi c’è la seconda parte. E lì essere leggeri e brillanti serve fino ad un certo punto. Perchè certe domande, certe accuse, certe incertezze, arrivano come sassate, anche (o forse soprattutto) se ben raccontate e riassunte da un palco.
Ora, io non so quale sia la vostra opinione in politica, ma a meno che non sia un’opinione secondo la quale il modo per evitare tensioni è evitare le manifestazioni, o secondo la quale anche chi va pacificamente, ma magari un po’ chiassosamente, a manifestare e protestare contro l’autorità in carica forse non è un terrorista ma è comunque suo amico, dovreste ricordarvele ogni tanto le accuse, i dubbi, le domande e le inquietudini che quei giorni ci hanno lasciato. Che abbia ragione questo o quello, che si sia più propensi a credere alle ricostruzioni ufficiale o a quelle ufficiose, che si sia prevenuti contro l’ordine costituito o contro i complottisti poco importa. Importa ricordarsi che ci sono cose successe anni fa, e ancora non sappiamo veramente come è andata. Sono cose importanti, cose che a sapere come sono andate possono far cambiare l’opinione su persone, istituzioni, movimenti sociali. Storie che ti fanno pensare che se si sapessero farebbero crollare palazzi, carriere, convenzioni e convinzioni.
E invece non si sanno, o non le si sa mai per intero, e si va avanti lo stesso.
E allora mi è sembrato importante, uscendo da teatro, aver ricordato per un po’ quei fatti, aver alimentato la mia curiosità, essermi interrogato su qualcosa, avere voglia di condividerlo. Mi è sembrato utile.
Che non ci sarebbe niente di male a guardare Sanremo, se prima o poi ci facessero vedere cosa è successo davvero a Genova.
Sempre in Liguria stiamo, no?

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