Grazie al blog di un amico ho scoperto che anche Serra San Bruno, ridente cittadina di circa 7000 abitanti in provincia di Vibo Valentia, ha il suo “lampione dell’ammore“, in pieno 3msc style. E che non si dica più che in Calabria manca tutto.
Grazie al blog di un amico ho scoperto che anche Serra San Bruno, ridente cittadina di circa 7000 abitanti in provincia di Vibo Valentia, ha il suo “lampione dell’ammore“, in pieno 3msc style. E che non si dica più che in Calabria manca tutto.
Lo so che ci sono ben altri problemi. Ma sono un paio di giorni che mi chiedo che fine faranno, con il nuovo partito democratico, le feste dell’Unità. Si fonderanno anche loro? Gli stand che vendono il panino con la salsiccia dovranno usare salse più moderate? E quando sarà ospite Daniele Silvestri, potrà ancora fare come ultimo bis Cohiba (“venceremos, adelante…”) o dovrà ripiegare su una più centrista Le cose che abbiamo in comune?
La prima domanda è stata: ma che diavolo vuol dire revival anni ’90? Che cos’è anni 90? La domanda non è così campata in aria. Per anni abbiamo chiamato “revival anni 70″ la rivalutazione di cose prodotte essenzialmente nella seconda metà di quel decennio, e il revival anni 80 altro non è che il recupero del periodo 1982/87 (per dire, in quante serate anni 80 mettono Gimme Five o C’è da spostare una macchina?). Sugli anni 90 non c’è ancora una definizione così precisa, è presto, e andiamo a tentativi. Ad esempio ieri sera, nel Please don’t go party, abbiamo fatto una specie di campionario della nostalgia dell’altro ieri. Massi ha messo un bel po’ di dischi brit pop e simili (con applauso speciale per aver avuto il coraggio di infilare nel “riscaldamento” un pezzo di Daniele Groff), Emiliano ha fatto un set che ha espresso molte contraddizioni di un decennio capace di produrre i Rem e Hammer, gli 883 e Fatboyslim, gli Underworld e gli Zeta 100. Alla completezza della serata hanno contribuito anche i ragazzi, che per una sera hanno abbandonato l’elettronica, per lasciarsi andare ad un nostalgico set house e dintorni, tra gli Everything but the girl e i Daft punk. Io, beh, io non è che ve lo devo venire a raccontare: lo sapete che per me i revival e le rivalutazioni sono condannati a iniziare dalle cose di massa (o se preferite “tamarre”), e quindi le mie scelte sono state figlie di questa convinzione. Il momento più alto è stato quando è saltata la corrente elettrica mentre andava What is love di Haddaway, e la gente ha continuato a cantare il ritornello ad oltranza, illuminata solo dalla luce di emergenza. Quando la consolle si è riaccesa, il primo pezzo che ho trovato nel cd che stava andando è stato Animalection di Paraje, e ho pensato “ma sì, dai”. Del resto, avevo già superato ogni inibizione con un uso ripetuto della pratica di abbassare il cursore per far cantare il pubblico (quella sì, molto anni 90), e avevo già deciso che avrei messo un extender remix di T’appartengo, che l’ho sempre saputo che quel cd di Ambra, comprato a 5.000 lire su una bancarella, prima o poi sarebbe servito.
Insomma, primo esperimento discretamente riuscito. Il locale non era proprio enorme, ma era pieno, e lo è rimasto fino alla fine (alle due passate sono andato via mentre tuttimapropriotutti cantavano Le ragazze dei Neri per caso). Di cosa verrà dopo io non ne ho idea. Ci siamo tolti la soddisfazione di dire: c’avete fatto ballare di tutto, ci avete fatto emozionare con periodi che abbiamo vissuto solo nei film, e almeno per una sera ci siamo divertiti, ridendo e godendo di quello che girava non quando eravamo piccoli, ma quando eravamo giovani.
Di seguito, per i più affezionati, un elenco in ordine sparso e forse incompleto delle cose che ho messo io. Pezzi tutti accolti da urletti, applausi e manifestazioni d’entusiasmo che non riuscivano a suscitare nemmeno all’epoca, a testimonianza che ormai hanno assunto un certo alone di esotismo.
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Visto che i lettori di questo blog si sono discretamente appassionati a notevoli querelle come quella sul significato esatto del verbo “rosicare” o sulla differenza sociogeografica tra dire la metro o il metrò, volevo segnalare questa interessante dissertazione di Borgognoni sul corretto utilizzo di due termini spesso confusi. La spiegazione, al termine di una sapida esegesi, viene così sintetizzata:
“Sticazzi = Chissenefrega, non me ne importa nulla.
Me cojoni = Nooo, mi prendi in giro!, Non ci credo! Incredibile!”
La differenza tra questi due modi di dire che spesso si sovrappongono (fuori dal Raccordo) è un tema del resto molto sentito, ed era già stato affrontato da Zoro nella prima videocronaca del Grande Fratello e richiamato nell’ultima (che forse è l’unico motivo per cui rimpiangiamo la fine di questo reality).
Insomma, la romanità è di moda. Ma non s’improvvisa, bisogna studiare. E ve lo dice un calabrese che sta qui da undici anni e ancora ogni tanto ne scopre una nuova.
Aggiornamento: non vorrei avere aperto una specie di vaso di Pandora (anzi, de Pandora), ma la letteratura a riguardo comincia a rivelarsi più vasta di quella relativa alle regole per avere successo nel lavoro e nella vita. Luca Sofri (pisano, n.d.b.) ne aveva già parlato in un Re:no subject del settembre 2006.
Pandora. Effetto Pandora. Giovani Tromboni aveva sfruculiato Gianluca Neri su questa cosa già nel 2003. Siamo già al blog-revival.

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