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  1. Le sirene degli onesti

    29 giugno 2007 / 13 Comments

    Vi prego, non la fate diventare un’ossessione, una mania, una di quelle storie che vanno per le lunghe: già una vita fa ci siamo chiesti, con un minimo di indignazione, perchè Ricucci avesse un lampeggiante sulla sua auto, di quelli che pensavamo contrassegnassero solo le auto delle cariche pubbliche, oppure quelle di chi (ma questa era forse una nostra ingenuità) per il suo ruolo istituzionale ha il diritto di chiedere la precedenza nel traffico. Dopo mesi, ci siamo ritrovati con Bruno Vespa che non solo sfoggia il lampeggiante, ma parla tranquillamente di un lungo elenco di privati che lo usano, senza spiegarci bene perchè lui ce l’abbia. Oggi me ne cade addosso un altro, grazie ad una segnalazione (che uno non può leggere proprio tutto): secondo un articolo de Il Romanista, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, sarebbe arrivato ad un incontro con Rossella Sensi, “con tanto di autista e lampeggiante sul tetto”. E qui scatta la solita domanda che ormai sta diventando retorica. Perchè un privato cittadino, imprenditore e presidente di una squadra di calcio, dovrebbe avere il lampeggiante sul tetto dell’auto? Per arrivare prima a fare la sua offerta per Chivu? E io, tifoso milanista, dovrei dargli la precedenza così fa più in fretta in un’operazione di pubblica utilità come il miglioramento della difesa dell’inter?
    Basta, sentite, facciamo una cosa: questo è un piccolo blog e una modesta piazzetta su internet. Ma se proprio la lista di questi simpaticoni con il lampeggiante non ce la vogliono dare, facciamocela da soli: segnaliamoci e segnalateci privati cittadini sirenemuniti e lampeggiantedotati, e continuiamo a chiederci perchè loro sì e noi no. Magari prima o poi qualcuno risponde.

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  2. Non avrai altro Phone all’infuori di me

    29 giugno 2007 / Leave a comment

    I prodotti Apple non si amano per ragione, ma per fede: Emmebi, sull’attesa quasi messianica del nuovo iPhone.

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  3. Ma cosa vuoi che sia una canzone

    28 giugno 2007 / 8 Comments

    La canzone che chiude è una cosa importante. Lo sanno bene gli amanti del cinema, quanto conta il brano giusto mentre scorrono i titoli di coda. Lo sa bene il pubblico dei concerti, che se ne va cantando l’ultima pezzo della scaletta, o il cd che parte mentre il service comincia a smontare. La canzone che chiude è una cosa importante, e lo sanno bene anche i politici. Ora non chiedetemi perché: ma se sei di destra, o dintorni, c’hai l’inno originale. Da Berlusconi in giù (fino ad arrivare al mitico inno dell’Udeur), è d’obbligo farsi fare una canzoncina, una sigletta, un jingle. E più pomposo, bambinesco e televisivo sembra, meglio è.
    Se sei di sinistra no. Passati i tempi in cui si sventolavano le bandiere al ritmo dell’internazionale o cantando avanti popolo alla riscossa, per il finale dei comizi e delle convention di sinistra la prassi è saccheggiare il repertorio della musica leggera italiana. Tanto i cantanti sono tutti amici e simpatizzanti, o no?
    La canzone che chiude è una cosa importante. Lo sa bene Veltroni, che raggiunge l’apice emozionale del suo discorso proprio alla fine, e raccoglie l’ultimo applauso e l’abbraccio della folla mentre parte A whiter shade of pale, dei Procul Harum, ma cantata da Annie Lennox. La sintesi, ha detto Veltroni durante il discorso: la sintesi tra le varie correnti, le varie opinioni, le varie parti del paese.
    E allora ecco la colonna sonora della sintesi: una canzone degli anni 60, rifatta da una cantante degli anni 80, all’inizio degli anni 90. Una canzone in inglese, ma famosa anche in Italia, per una versione dei Dik Dik talmente sentita che appena parte quella tastiera non puoi fare a meno di cominciare a canticchiarla in italiano.
    Ed è proprio qui che qualcosa non funziona. Perché al termine di quel discorso fatto di inclusione, di unità, di abbracci, di stringersi a coorte, di camminare insieme, parte quella tastiera e tutti (o quasi) pensano a queste parole: “ho spento già la luce, son rimasto solo io”. Che non è proprio lo slogan più adeguato per uno che si è appena reso disponibile a guidare quello che punta ad essere il partito più votato dagli italiani. O forse è un messaggio subliminale agli altri candidati in cerca di visibilità?
    Ma la canzone che chiude è una cosa importante, e non è sempre facile sceglierla. Pensate ad Hilary Clinton. Per la sua candidatura alle primarie americane la canzone l’ha fatta addirittura scegliere ai suoi sostenitori, con un concorso on line. Ha vinto Celine Dion. E ora lei dovrà convincere gli elettori che i democratici possono guidare verso la ricerca della felicità il popolo degli Stati Uniti, mentre in sottofondo si sente la voce di una canadese che, nell’immaginario collettivo mondiale, è quella che cantava mentre stava affondando il Titanic.

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  4. Un’attesa pacata e scevra da pregiudizi

    27 giugno 2007 / 8 Comments

    L’altro giorno, con alcuni amici, guardavamo dal sito ufficiale i trailer dell’imminente film dei Transformer, e alla terza trasformazione macchina-robot realizzavamo una cosa tranquillizzante e preoccupante insieme: se anche la sceneggiatura consistesse in una serie di persone che si dicono “ablablabla”, “auaauauau”, “oinkionkooi”, non è assurdo ipotizzare che non ce ne accorgeremmo nemmeno.

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