Sia messo agli atti che da un po’ di tempo la mia idea su Sanremo è questa: direzione artistica e conduzione a Paolo Limiti, priorità ad artisti degli anni ’50, ’60 e ’70, tanta nostalgia, filmati, omaggi, belle e commoventi storie. Partnership con programmi di liscio delle emittenti televisive del nord e festival di neomelodici napoletani. Niente “giovani proposte”, ma spazio a pochi talenti dalle voci potenti che si esibiranno eseguendo grandi classici insieme a famose orchestre di balera. Durata drasticamente ridotta. Dopofestival affidato a Bruno Vespa, che rievoca le canzoni dei bei tempi con parlamentari di tutti gli schieramenti e ripercorre la storia politica del paese con soubrette e modelle, lanciando servizi e discussioni con esperti su questa musica rumorosa e senza contenuti che ascoltano i giovani, che mentre la sentono a volumi fastidiosi ne approfittano per consumare droga, fare sesso estremo, scattarsi foto da pubblicare sui blog.
Finale non di sabato sera, ma di domenica pomeriggio.
Insomma, un po’ di senso della realtà.

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