Il peggior critico cinematografico d’Italia
A mio modestissimo parere, è Mariarosa Mancuso del Foglio. Non tanto perchè stronca uno dei film che più mi sono piaciuti nell’ultimo anno, ovvero il nuovo di Virzì, ma perchè lo fa in maniera ideologica, e dando l’impressione di essere andata a vederlo con la compiaciuta prevenzione e animosità di chi potrà poi scriverne male “fuori dal coro degli amichetti de sinistra schierati e omologati”.
Nello specifico poi (se non avete visto il film e volete evitare qualsiasi forma di spoiler potete smettere di leggere da ora) sempre secondo il mio modestissimo e personalissimo parere, del film non ha capito (o voluto capire) proprio niente.
Ad esempio, il paragone tra il coretto motivazionale del call center e il coretto di I’ m Pd può reggere solo se non hai mai avuto modo di partecipare ad una convention aziendale, se non hai mai avuto modo di vedere o di sentirti raccontare le riunioni motivazionali dei venditori o di frequentare qualcuno coinvolto nel marketing multilivello, ma soprattutto se non hai avuto modo di notare che l’elettorato desinistra (che secondo la Mancuso schifa il coretto del call center e adora i’m pd) ha seppellito l’iniziativa del circolo milanese sotto badilate di ironia, sfottò e atteggiamenti schifati da moquesticifannoperdereleelezioni. Per proseguire, dalla sala cinematografica romana, forse desinistra, e strapiena in cui l’ho visto io, gli spettatori non uscivano dandosi di gomito, ma zitti e un po’ pensierosi. Non so a cosa pensassero, io ad esempio stavo pensando a quante persone conosco che si trovano nelle condizioni (da macchietta lo ammetto) descritte nel film. Laureati che lavorano nei call center, trentenni che vivono in una stanza minuscola pagata a caro prezzo, venditori entrati nel business vendendo prodotti discutibili ai parenti. Cose che a me facevano sembrare il film una parodia del reale, ma forse ad altri lo mostravano come una artificiosa costruzione in favore di una parte politica (peccato che dal film, a guardarlo bene, non ne escano alla grande nemmeno i sindacati, i sindacalisti e i registi de sinistra).
Ecco, per concludere, dispiace che questo film sia stato giudicato in maniera così ideologica, e dispiace che questa recensione sia stata presa come oro colato e come unica fonte da Christian Rocca, uno che racconta l’America con una certa abilità, e dall’alto di questa abilità bacchetta chi l’America se la fa raccontare da cronisti approssimativi, che non studiano e non verificano le fonti.
Se posso allego a questo post un consiglio per Rocca. Se vuole parlare dell’Italia di oggi e del cinema italiano, se li studi un po’ e, con tutto il rispetto, non se li faccia raccontare dalla Mancuso.

31 commenti a “Il peggior critico cinematografico d’Italia”
Emanuela (2 apr 2008 alle 10:35)
Sei grande. Spero che ti leggano e prendano appunti.
stefigno (2 apr 2008 alle 10:39)
Il film non l’ho ancora visto…
andrò,andrò.
:)
colas (2 apr 2008 alle 10:46)
Ecco.
EmmeBi (2 apr 2008 alle 10:55)
A me la Mancuso non dispiace come critica cinematografica, pur non essendo sempre d’accordo con lei.
Però stavolta credo abbia toppato.
Quoto le tue critiche.
miic (2 apr 2008 alle 10:56)
Allora (sto spargendo le mie opinioni su questo film nei commenti di chiunque ne parli, ma perché non ci faccio un post? ormai è tardi). A me il film è piaciuto molto. Dire che è un film de sinistra per amichetti de sinistra è un riflesso condizionato pigro e in malafede. Basta guardare come il film tratta i fighetti amici della protagonista o il pubblico della serata sindacale pro-precari, o lo stesso sindacalista sfigatello. E quando chiude il call center non è che trionfa la giustizia proletaria, è solo che un sacco di gente si ritrova per strada. Un limite forse c’è, ma è quello di quasi tutto il cinema italiano, soprattutto della commedia italiana: il punto di vista. La persona che racconta tutto è una laureata figlia di insegnanti: per quanto povera e precaria e anomala e lontana dai salotti, è comunque un’esponente della borghesia colta di sinistra. Virzì poteva raccontare la storia dal punto di vista della telefonista media? Di una delle tante che sul call center non si interrogano, che cantano felici il jingle, che sono grate ai capi per aver loro dato questa possibilità? Forse. La vecchia commedia all’italiana aveva come protagonisti anche operai, mariuoli, proletari, il cinema italiano di oggi fa fatica (vedi Soldini per esempio, o anche Caos calmo). C’è da dire però che a vedere questo tipo di film italiani oggi è solo e soltanto la borghesia colta de sinistra (intesa nel senso più ampio del termine, comprendendo anche studenti e giovani laureati precari in filosofia o scienze delle comunicazione). Un regista forse non può permettersi di non parlare, in primo luogo, a loro.
(scusate la prolissità)
Achille (2 apr 2008 alle 11:04)
Miic, accolto la tua osservazione perchè un po’ è anche mia. Sicuramente la commedia amara di oggi si rivolge a un pubblico diverso rispetto a quello a cui si rivolgeva una volta, da qui si spiega perchè si può permettere di fare citazioni filosofiche, una volta impossibili come nota la Mancuso, perchè sa che verranno più o meno colti da un pubblico più o meno colto (scusate il giuoco di parole).
Concordo anche sul fatto che il riflesso sia pigro e in malafede (e qui cito Rocca). In Italia ci sono laureati e intellettuali (non dico fior) che lavorano in posti che non c’entrano niente con i loro studi e che emigrano all’estero. Ma non per colpa della malefica destra berlusconiana alleata. Questo il film non lo dice. Dice che ci sono.
Smeerch (2 apr 2008 alle 11:20)
Il titolo di questo post m’aveva quasi offeso. :D
robba (2 apr 2008 alle 12:50)
Ho il dubbio che Mariarosa Mancuso spesso i film non li veda neanche anche perché a volte vede scene che non ci sono e altre volte non vede scene che ci sono. D’altronde critico cinematografico di Repubblica Paolo d’Agostini in recensione di Nessuna qualità agli eroi di P. Franchi ha scritto en passant che personaggio interpretato da Elio Germano di nome Luca ha stesso nome del personaggio interpretato in film di Virzì (come è possibile che confondere il geniale Lucio 2 con banalissimo Luca?). Per il resto da cittadina che pensa con la sua testa vi prego sommessamente di non cadere nella trappola e di attaccare etichette a grande film che non è di sinistra, non è desinistra e forse non è nemmeno così politico. Io l’ho visto in multisala, a Roma è proiettato soprattutto in multisala, e pubblico sembrava soprattutto divertito.
Carlo (2 apr 2008 alle 12:57)
Achille
non lo devi leggere quel giornale che vende 4 copie in abbonamento agli amichetti e campa con i finanziamenti dello stato, gli stessi finanziamenti che danno ai registi amichetti per fare film che vedono tra amichetti.( non so se s’è capito che so tutti amichetti)
Se poi li vuoi leggere fallo pure ma non gli fare pure pubblicità!
Marco Campione (2 apr 2008 alle 13:01)
Concordo molto con il tuo giudizio sul film e anche io sono uscito dalla sala più pensieroso che divertito.
La cosa che mi è piaciuta meno (ma mi riservo di correggere il giudizio dopo la seconda visione) è il finale. D’accordo optare per il surrealismo, ma forse qui Virzì ha esagerato un po’…
miic invece introduce un tema che travalica il film in sè. e purtroppo la risposta alla sua domanda non può che essere NO. Virzì non avrebbe potuto optare per un punto di vista differente, ma non perchè avrebbe parlato meno al “suo” pubblico (cosa in parte, ma solo in parte vera), ma perchè un altro punto di vista non avrebbe saputo rendere con la stessa forza poichè non gli appartiene.
La bravura di Virzì (non solo in questo film) a mio avviso sta proprio nella consapevolezza di quanto questo suo punto di vista sia parziale e quindi nelle pillole di autocritica e autoironia che inserisce nel suo lavoro (“quelli di sinistra sono i figli di papà” in caterina va in città, il monologo-caricatura di quello desinistra di silvio orlando in ferie d’agosto,…).
Lollodj (2 apr 2008 alle 13:38)
La sua faziosità è quella tipica del Foglio, la stessa di Anselma Dell’Olio: tutti hanno il diritto di parlare, però quello che dico io è santo e giusto, quello che dici tu è solo me@#a. Ovvero, essere faziosi di sinistra è male, esserlo di destra è (antropologicamente?) bene. Che poi il suo concetto di “sinistra” è molto vasto…
Qualcuno sa se il Foglio ha già recensito Juno? Secondo me ci sarà da ridere!
chamberlain (2 apr 2008 alle 14:02)
La Mancuso è un ottima critica secondo me con un ottimo gusto, basta leggere le altre recensioni sul sito del foglio, forse ha il difetto genetico di una generazione di cinefili che ha un conto aperto con il cinema italiano contemporaneo. Io ho sempre pensato che la critica cinematografica non possa che essere faziosa, chi scrive ama un certo modo di fare cinema, ama certi registi e non ne sopporta altri. A lei Virzì le sta sulle palle. Peccato.
Poesia (2 apr 2008 alle 15:21)
Perdona l’intrusione… ti segnalo un’iniziativa di cittadini della Rete che hanno scritto una lettera aperta a politici, istituzioni e media, con lo scopo di richiamare l’attenzione verso quelli che dovrebbero essere i principali obiettivi di una politica civile, etica e basata sul bene comune.
Oggi, 2 aprile 2008, pubblichiamo la lettera congiuntamente sui nostri
blog. Se vuoi partecipare, vieni sul blog a prelevare il testo: Blog Action
Massimo Morelli (2 apr 2008 alle 15:25)
Io il film non l’ho visto, ma riconosco perfettamente la critica ideologica e priva di ogni (anche minimo) valore. Questo è uno dei motivi che rendono le recensioni sui giornali (specie quelli degli amichetti come qualcuno scrive sopra) ormai perfettamente inutili, tranne qualche rarissimo caso.
Prole-tari (2 apr 2008 alle 15:48)
Per Miic: ti consiglio di leggere il libro da cui è tratto il film, “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia. Perchè Virzì ha modificato qualcosa nella sceneggiatura, mentre nel libro il punto di vista, cioè chi racconta è una ragazza sarda, laureata in teologia, che non ha nessun backgroung di sinistra colta. Nè ancor meno di salotti. Credo anch’io che il limite del film sia quello dato dal fatto che – per certi versi – Virzì sia “l’opposto” di Mariarosa Mancuso.
Poi sottoscrivo tutto. Quanto dice Achille è ineccepibile.
EmmeBi (2 apr 2008 alle 15:52)
Robba: Mariarosa Mancuso ha visto il film. Lo so perché era a fianco a me. E mi ha candidamente dichiarato prima della proiezione che a lei i film di Virzì non piacciono.
Lollodj: Il Foglio ha recensito Juno già almeno 5-6 volte. E non è ancora uscito in Italia.
Noantri (2 apr 2008 alle 15:55)
Va tutto bene, e sono conte, fino a quando non crei l’azzardato ossimoro “Christian Rocca-credibile”.
[Ste]
chamberlain (2 apr 2008 alle 15:55)
Io credo che la critica cinematografica sia in certi casi talmente soggettiva che uno per poterne fruire utilmente deve semplicemente avere un critico di fiducia, con attitudini cinematografiche simili alle proprie. Io di certa gente non mi fido. In ogni caso il peggior critico cinematografico italiano del dopoguerra è Natalia Aspesi.
Alek (2 apr 2008 alle 19:30)
Chapeau.
Condivido tutto.
Sul film.
Sulla Mancuso.
Sull’aberrante realtà (in cui mi è anche capitato di imbattermi: è tutto vero!! Nessuna iperbole!) di queste vere e proprie sette di venditori che si auto-motivano con canti, grida e rituali.
E, va da se, sull’articolo del buon Rocca…
Maria Sung (2 apr 2008 alle 19:53)
Mariarosa Mancuso ha stroncato anche Million Dollar Baby. E pure Collateral.
robba (3 apr 2008 alle 8:46)
Pomeriggio dal parrucchiere porta consiglio. Dunque ho pensato che forza della protagonista, intesa come forza di carattere, non sia nell’avere letto M. Heidegger o H. Arendt ma nell’averli studiati. Sua forza dunque non è in cultura, anche suoi amici che hanno abbandonato università sono colti e citano A. Kaurismaki, ma sua forza è nell’istruzione. Proprio suo percorso di istruzione, istruzione che è al primo posto nella scala dei valori di sua madre che era insegnante alla scuola secondaria, dà alla protagonista certezza persino numerica di quanto ella vale. Film dunque è, secondo me, tutt’altro che rivolto a borghesia colta, come dite voi, dando per una volta ragione a piccola o media borghesia specie meridionale – ai miei genitori! – che, sperando per i propri figli un avvenire migliore del proprio, si ostina ancora a mandarli all’università. @Emmebi non metto in dubbio che abbia visto il film di P. Virzì ma chiedile se p. es. ha visto Ricomincia da capo di G. Manfredonia (se mia memoria non mi inganna, e di solito non mi inganna, è uno dei casi in cui dice di non avere visto scena che invece ci sono). Te lo dico da ex lettrice che più volte le ha dato fiducia e su suo consiglio si è ritrovata a vedere film demenziali su Babbo Natale.
Smeerch (3 apr 2008 alle 12:20)
Ma perché vi ostinate a leggere le firme in calce agli articoli sui giornali? :D
Achille (3 apr 2008 alle 12:26)
Perchè siamo gente di internet, e crediamo alla credibilità dell’autore più che a quella del mezzo.
(questa è una risposta seria, ma la faccina te la metto lo stesso, tiè :D)
Carlo M (3 apr 2008 alle 13:28)
achille, nel caso specifico sono d’accordissimo con te, superficiali e ideologici sia la recensione della mancuso sia il commento di rocca.
quando però non scivola sull’ideologia, la mancuso è un’ottima critica cinematografica, acuta e originale.
Smeerch (4 apr 2008 alle 12:28)
Comunque, ora che ho visto il film, mi trovo d’accordo con il contenuto di questo post.
Grazie per la solidarietà. ;)
euridice (4 apr 2008 alle 23:55)
sono appena tornata dal cinema e boh, ho riso con una certa amarezza. Cinque euro, i miei, che non rimpiango. Spesi bene.
SuperBimba (6 apr 2008 alle 1:25)
io blogrollo sempre tardi, leggo discussioni interessanti e mi verrebbe voglia di scrivere cose interessanti, soprattutto in casi come questi in cui mi sento chiamata in causa diciamo professionalmente? diciamo. le critiche ideologiche sono la maggior parte e quelle del Foglio (Mancuso o Selma) sono semplicemente più evidenti perché ideologicamente lontane dalla maggior parte degli altri critici (che comunque partono coi loro bei preconcetti). il giochino di leggere le recensioni dello stesso film di critici lontani tra loro è un passatempo alla Queneau. il tutto, però, molto turbato dal fatto che trovare un critico che parli male di un film italiano è parecchio difficile (non sono sportivissimi i nostri attori e registi, eh). poi se vogliamo facciamo il commento da blogger sui giornalisti venduti (ma poi da bravi blogger quando ci mettiamo a fare i giornalisti…).
Achille (6 apr 2008 alle 16:18)
Ma io non penso nemmeno lontanamente che si parli di giornalisti venduti. Io rimango colpito da chi vuole criticare il cinema ideologicamente realizzato e ideologicamente incensato, e lo fa in maniera ideologica.
è un po’ come dire: sei un violento e non ti sopporto, quindi ti spacco la faccia.
euridice (7 apr 2008 alle 13:23)
ah, ho rivisto la locandina oggi e -non credo di essere la prima- ma ho avuto chiara l’allusione al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. C’è pure la donna col bambino, tutto.
Al centro, poi, s’è sostituito l’uomo con un po’ di femminismo che non guasta.
akiro (6 mag 2008 alle 21:02)
in effetti la recensione della Mancuso “è una cagata pazzesca”