Aborto, Juno grazie

Juno è un film riuscitissimo, uno di quei rari casi in cui all’uscita dal cinema si può usare il termine “delizioso” senza sentirsi un po’ ridicoli. E però, pensare che possa essere un simbolo per la battaglia che si sta combattendo intorno alla 194 in Italia mi lascia decisamente perplesso. Il prossimo passo quale sarà? Rispondere al terrore scatenato dai rapinatori nelle ville proponendo come modello di sicurezza Mamma, ho perso l’aereo?

23 Responses to Aborto, Juno grazie
  1. dummie Rispondi

    troppo giusto…

  2. Joseph Rispondi

    Devo ancora vederlo

  3. davide-k Rispondi

    il film è fighissimo (certe minchiate non andrebbero nemmeno ricordate e/o menzionate).
    …maghetta! :)

  4. Marco Campione Rispondi

    Non l’ho ancora visto, aspetto il giudizio della Mancuso ;-P

  5. asha Rispondi

    è vero, è delizioso!

  6. davide-k Rispondi

    Ora achi, ti devi vedere Persepolis.

  7. delfo Rispondi

    e invece dovrebbe proprio far discutere; della 194 e dell’intero complesso legislativo che, piaccia o no, vige in Italia.
    Che una donna non desideri una gravidanza o una maternità, è previsto e contemplato; ma, nei limiti del possibile, si dovrebbe risolvere il caso senza uccidere nessun “fagiolo”. Quello che colpisce nel film è la freschezza, la simpatia, l’umorismo che accompagna la scelta di Juno. il figlio non lo vuole/non lo può tenere, ma sceglie di abbandonarlo, dandolo in adozione. Anche in Italia ciò è previsto e possibile. Accade però che se si avanza una ipotesi del genere, i commenti che si sentiranno tenderanno ad accomunare chi fa tale scelta alle mamme “dei cassonetti”, snaturate e da condannare. A pochi viene spontaneo di fare un paragone con chi ha fatto la scelta di abortire. O anche, sentiremmo dire: “ma non era più semplice abortire?”
    Almeno dal punto di vista del fagiolo, fa una certa differenza….

  8. Achille Rispondi

    Cioè in Italia si può far adottare un figlio così facilmente, anche ad esempio ad una madre single o divorziata?
    Se sì me ne stupisco, e me ne rallegro, e bisognerebbe fare più informazione, perchè ci dicono sempre che adottare e far adottare in Italia è complicatissimo.
    Al momento rimango convinto che il film sia una bella favoletta, in cui tutto fila a meraviglia anche nella disgrazia, e nemmeno gli stronzi sono così stronzi, e tutti la prendono con grande maturità e allegria.
    Poi, lo ripeto, se volte ne discutiamo, qui si discute sempre.

  9. Achille Rispondi

    Ecco, ad esempio, per continuare la discussione, a me piacerebbe sapere: nelle strutture in cui si cerca di convincere le ragazze a non abortire, si mettono in atto pratiche per favorire queste adozioni? O lo fanno i medici obiettori di coscienza?
    Perchè finora ci hanno sempre fatto credere che nei centri in cui si assistono le ragazze che vogliono abortire gli si propone al massimo un sostegno morale e un pochino di soldi, mentre i medici obiettori si limitano a dire “aborto, no grazie”.
    Se invece ci hanno informato male e la “Soluzione-Juno” viene prevista e promossa io approvo, davvero.
    (ma mi pare di no, e infatti sta al punto 7 della lista di Ferrara http://www.ilfoglio.it/lista)

  10. delfo Rispondi

    posso parlare perchè conosco abbastanza bene la materia; come medico, come figlio di magistrato per i minorenni, e come padre adottivo.
    L’obiezione di coscienza nei fatti è un enorme ostacolo ad iniziative del tipo Juno. dal momento che un professionista deve pre-stabilire che dirà sempre sì o sempre no, a qualunque richiesta di interruzione, senza poter fare domande o decidere caso per caso, succede che nell’iter procedurale, le donne non incontrino mai persone che fanno proposte alternative. E’ materia riservata ai volontari, non sempre preparati e formati, che nella maggior parte degli ospedali non vengono nemmeno fatti avvicinare. Riguardo alla adozione vera e propria, in Italia, a differenza che in america, non è possibile la “trattativa privata”, e le coppie devono venir valutate per ottenere la “idoneità”. poi accade che ci sono , in media, venti famiglie ogni bambino adottabile, e l’accoppiamento viene fatto dal tribunale, nell’interesse del minore. ma senza uno schema obbligato, per cui accade che alcune coppie aspettano anni, altre meno. e molte, dati i numeri e le proporzioni, non ottengono mai il figlio voluto. la qual cosa non è sbagliata, se si considera che tutta la normativa non è fatta per dare un figlio agli adulti, ma per dare una famiglia al piccolo. E, se si parte da questo presupposto, cadono, a mio parere, molte obiezioni riguardo le coppie gay, i single, la differenza di età…Tutti argomenti che approdano in Tv e sui giornali, a rappresentare le istanze di adulti delusi.
    Ma proviamo a metterci nei panni di un giudice, onesto e saggio. Da una parte hai un bambino solo; dall’altra hai venti “aspiranti genitori”, non mi sembra strano che, avendo un vasto campionario di opzioni, si reputi preferibile (nell’interesse del bambino) una coppia “regolare” non troppo in là con gli anni, magari con dei figli propri, rispetto a persone certamente per bene, ma forse meno affidabili. La copia di Juno è un esempio perfetto. Nella legge italiana, l’affidamento a single non è, per definizione, escluso, ma deve essere ben motivato caso per caso. Immagino ad vesempio il caso di un piccolo che rimane orfano a 7 anni, perchè entrambi i genitori muoiono in un incidente. magari è molto affezionato ad una zia zitella, o a una amica dei genitori, presso cui era solito trascorrere lunghi periodi di vacanza. Questa zia sarebbe una possibile madre adottiva perfettamente legale (anche perchè i bambini di 7 anni le coppie “normali” spesso non li voglion…).
    Comunque oggi una donna che come Juno decida di non affrontare la mternità, ma che non se la sente di uccidere il fagiolo, basta che lo dica; il tribunale prepara le carte; al momento della nascita il nome della donna non viene registrato; e, sempre che non ci ripensi all’ultimo momento, il neonato può essere adottato in pochi giorni.
    E’ quello che è successo a mio figlio, oltre 20 anni fa.
    L’identità di quella donna è giustamente tutelata dalla privacy, ma io approfitto anche di questa tribuna per ringraziarla. Anche da parte di Giuseppe.

  11. tengi Rispondi

    concordo.

  12. Achille Rispondi

    Caro Delfo, grazie per la tua testimonianza, che anzi meriterebbe una visibilità maggiore rispetto a quella trova nei commenti su questo blog. Putroppo questo non modifica di molto l’impressione, che volevo esprimere in questo post: Juno è un film che viene preso a bandiera di un movimento in maniera un po’ spregiudicata, tant’è vero che del tema delle adozioni mi pare si parli ben poco in questi giorni, mentre ci si accapiglia sul discutere se sia un film pro-choice o pro-life, pro-ferrara o pro-donne che sanno cosa fare.
    Per chiarire, io la campagna di Ferrara ho cercato di studiarmela senza troppi pregiudizi con grande attenzione, ma non sono riuscito a trovarla convincente, per tanti motivi. E però se domani Ferrara si mettesse a raccogliere firme per istituire una legge che pubblicizzi e favorisca percorsi privilegiati per chi non se la sente di tenere un figlio, ma vuole portare a termine una gravidanza, beh penso proprio che firmerei.
    Il “modello Juno” è da incoraggiare, almeno io lo credo, ma senza dimenticare che nel mondo reale “le persone” non reagiscono tanto spesso come i personaggi di Juno, e senza dimenticare che nessuno sta portando il modello di questo film come argomento principale. Forse potrebbero farlo quelli che vogliono convincere tante donne a non abortire, invece di insistere sul fatto che “ha già le unghie” (questa la capiscono quelli che hanno visto il film).
    Comunque, grazie ancora a te.

  13. il parallelografo Rispondi

    i commenti dimostrano che Juno dà un grosso contributo alla campagna promossa da Ferrara, se non altro alla discussione civile e positiva. tant’è che molti sono i commenti su questi argomenti. pertanto visto che sei stato poco profetico dovremo attrezzarci per risolvere le rapine nelle ville con altri films (escludendo però Rambo, predator et similia).
    ciao
    il parallelografo

  14. Zak Rispondi

    Io la butto li’, ma… se invece di essere un film contro l’aborto Juno fosse invece un film a favore dei PACS?
    Dopotutto propone modelli di famiglia alternativi a quello tradizionale.

    Per il resto, tutto quello che Juno racconta, ma anche tutte le premesse perche’ avvenga, sono in Italia soltanto favolette.

  15. Frenchie Rispondi

    In questo dibattito, nessuno prende in conto il fatto che una gravidanza dura 9 mesi durante i quali la vita della donna non è più la stessa di prima (e spesso neanche dopo: non è che fare un figlio sia neutro, nè per se stessi nè per e persone intorno a noi).
    Se nel film la vita di Juno non cambia, perchè è circondata da comprensione e amore, non credo si possa pensare che questo si riprodurrà nella cosiddetta vita reale. Inoltre Juno (durante la visione del film l’ho messo sul conto della sua immaturità adolescenziale) non è mai presa da dubbi, nè sente mai qualcosa nei confronti del feto che sta facendo crescere, mentre io mi immaginavo che lei o qualcuno intorno a lei a un momento dato si sarebbe fatto venire dei dubbi che avrebbero complicato la soluzione della storia. Sono insomma d’accordo con Zak quando parla di favolette: come possiamo pensare che il modello Juno possa veramente diventare una possibilità alternativa all’aborto quando sappiamo quante cose stravolge nella vita di una donna?

  16. chamberlain Rispondi

    diablo cody, che il film l’ha scritto, ha sempre detto che l’idea che aveva era “pro choice” e nient’altro. juno sceglie, senza proclami ideologici.

  17. Smeerch Rispondi

    Esatto Chamberlain. Io nel film “Juno” non ho visto alcuna ideologia. Ma la sincerità di una scelta non obbligata, né in un senso, né nell’altro.

  18. delfo Rispondi

    pro choise, è ovvio !
    Basta che tra le choices possibili ci sia anche quella di portare avanti la gravidanza.
    E’ triste quando mi sento dire (ahimè spesso) “dottore, io lo vorrei anche questo figlio, ma mio marito no…” e se non è il marito, è il fidanzato, o i genitori, o c’è il lavoro.
    Ed è ancora più triste quando succede che una donna dice “dottore ho fatto il test; sono incinta, MA lo tengo…”
    Credetemi, accade!
    Ben vengano allora Ferrara, Juno, Akille, e tutti quelli che riescono a parlare di cose serie senza pomodori nè fisici nè verbali.

  19. Achille Rispondi

    Oddio, stare in un gruppo insieme a Ferrara e Juno mi spaventa un po’. Io su Ferrara ho delle riserve enormi (che non mi sono mai deciso a esprimere compiutamente).

  20. delfo Rispondi

    non ti ho messo nè con F. nè da nessuna altra parte; solo mostravo gradimento per l’atmosfera e l’educazione che si respira nel tuo blog.
    e del resto, parlare e discutere con chi ha le nostre stesse idee, non è molto divertente.
    Mark Twain diceva ” è la divergenza di opinioni che rende possibili le scommesse sui cavalli”.
    (non so se davvero di Mark Twain, ma è sempre meglio attribuire a qualcun altro aforismi ad effetto; e M.Twain, con Flaiano e Oscar Wilde fa sempre fare bella figura !)

  21. Lollodj Rispondi

    Diciamo la verità, Cody ha scritto una sceneggiatura un po’ paracula che non scontenta nessuno: in fondo è una commedia su una ragazzina che resta in cinta, andrebbe visto come tale e basta.

  22. delfo Rispondi

    posso essere d’accordo se “madame Bovary” è una storia di corna ; se “Don Quichote” è la storia di uno svitato; e se “Il piccolo principe” è una favoletta.
    In un’opera, piccola o grande che sia, sono importanti lo stile e la forma (e nel caso di Juno, pare che ci sia apprezzamento unanime); ma conta anche coma va a finire la storia.
    Secondo me, il fatto che il riccastro rimanga solo come un cane; che la matrigna si compri il cane che desiderava; che i due ragazzini si scoprano innamorati….sono cose che contano
    E anche che il fagiolo non venga ucciso, ma abbia una chance, non lo considero secondario

  23. Lollodj Rispondi

    Forse mi sono espresso sbrigativamente e male, chiedo scusa: intendevo dire che la polemica pro scelta/pro vita non è minimamente sfiorata nel film, che si concentra piuttosto su di lei e gli adulti che la circondano. Juno tiene il bambino, e praticamente non dà spiegazioni. In questo senso Cody è stata attenta a non scontentare nessuno, non prendendo di fatto una posizione (anche se lei è dichiaratamente pro scelta) proprio per non essere strumentalizzata da una parte o dall’altra. O almeno così la vedo io. Sul resto, Delfo, hai perfettamente ragione.

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