Siti pieni, urne vuote

Poi, quando la tensione elettorale di molti sarà calata, magari faremo un discorso serio su quanto internet sia stata determinante in queste elezioni, vinte da un signore che ha detto che lui “non conosce il mezzo” (e tutti lì a scandalizzarsi e a parlare di gaffe, come se lo stesse dicendo in un paese in cui tutti mangiano pane e link), parleremo dei passi avanti fatti, del lavoro che c’è ancora da fare, del modo in cui andrebbe fatto.
P.s.
E però, giusto per confondere le acque, la Lega Nord dall’home page del suo sito rimanda a 7 piattaforme di social network, tutte presidiate anche se alcune non particolarmente affollate. Il lancio di questi spazi avviene con un boxino in basso a destra, chiamato Padania Everywhere. Sia la posizione in home che il nome sembrerebbero avere un riferimento preciso. Tenetevi forte: è il sito di Barack Obama.

21 Responses to Siti pieni, urne vuote
  1. luko Rispondi

    Per quanto mi riguarda la mia tensione durerà ancora per molto tempo… non pensavo veramente che potesse finire così. Avevo un barlume di speranza per questo paese e per quelli che lo abitano. Credo che a questo punto gli italiani siano un popolo di idioti. Meritiamo gli sberleffi che ci vengono da tutte le parti del mondo. Qui non si tratta più nè di destra nè di sinistra. Si tratta di mancanza di coscienza e conoscienza.

  2. davide-k Rispondi

    si ma chi dice che è da idiota votare uno e da non idiota votare l’altro? cioè, non mi sembra proprio un discorso “intelligente”. Se posso permettermi.

  3. [...] si farà una valutazione ssu quanto internet abbia pesato sulal campagna elettorale” chiede ironic... netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/04/16/piove-merda-va-in-linea-lamarezza
  4. Achille Rispondi

    Infatti, voi sapete quanto io sia democratico a “zen” nell’accettare i commenti di ogni tipo (quasi) ma vorrei che se possibile in questi commenti si parlasse di internet. Un thread sul tipo elettoridesinistradelusi vs popolodidestratrinfanti non so se lo reggo (oltre a dubitare sulla sua utilità).

  5. davide-k Rispondi

    cmq questa cosa si sposa con il concetto di blogstar. Ma star de che? Il mondo di internet spesso parla e straparla di se stesso e questo circolo chiuso alimenta un’idea di (propria) grandezza, a mio parere, fallace. forse un po’ contorto come concetto. semmai mi ri-esprimerò. magari su un altro blog ;)

  6. alfredo Rispondi

    Mi permetto, in relazione alla seconda parte del post, di segnalare un articolo che ho scritto su oneweb20.it, che tratta proprio il tema della “duezerosità” dei siti dei partiti

    http://www.oneweb20.it/08/04/2008/partiti-politici-i-siti-per-le-elezioni/

  7. davide-k Rispondi

    “Il mondo di internet spesso parla e straparla di se stesso [...]“

  8. Achille Rispondi

    @Davide: secondo me l’autoreferenzialità di internet (ma quale internet, la blogosfera italiana? La blogosfera italiana escluso myspace e MsnLive) non è dissimile dall’autoreferenzialità dei quotidiani, o delle radio sportive, o di altre categorie.
    Qui mi interrogavo di più sul modo in cui la politica ha usato internet, e che impatto ha avuto, e che impatto potrebbe avere.

    @Alfredo: guarda, mi permetto di autocitarmi. Un mesetto fa avevo scritto un articolo in cui dicevo che internet è importante ma forse c’è troppo entusiasmo, e che comunque non basta avere il sito del partito…
    http://www.apogeonline.com/webzine/2008/03/07/01/200803070101

  9. miic Rispondi

    Io me lo sono chiesto quando Veltroni ha fatto la videochat in diretta. Alla fine hanno annunciato – credo – quattromila contatti, parlando giustamente di successo. Però una puntata di Porta a porta di contatti ne fa mille volte tanto. Posso capire che le energie dei candidati non siano state troppo rivolte alla rete.

    P.S.: sempre in tema di energie e di tempo speso: si saprà mai una volta per tutte se il twitter WVeltroni è un fake?

  10. david Rispondi

    Forse è il caso di svelare un’illusione: che la rete sia di sinistra. La mia impressione è che in rete si è mossa sempre meglio la destra. Ne ha capito per primo l’utilità, il linguaggio e la potenzialità. Giusto per non macchiare questa discussione con pregiudizi politici faccio amissione di voto: ho votato per il PD.

    Mi ricordo, intorno al 2000, uno dei forum più attivi di discussione politica era quello del sito ufficiale di Forza Italia. Moderato in modo molto leggero era l’unico, tra i siti ufficiali dei partiti, dove si discutesse liberamente. Il sito dei DS era invece graficamente ben fatto ma niente più di una vetrinetta.

    Anche il tanto vituperato Tocqueville, di riffa e di raffa, è riuscito a fare gruppo, diventare un centro di aggregazione che funziona e farsi riconoscere come fonte anche per altri media. NetMonitor di Repubblica se ne abbeverava parecchio. In rete, quelli di destra, riescono molto di più a fare politica, gruppo e sistema che non i (chiamiamoli così) blogger di sinistra. (che praticamente, come categoria, non esistono). Ma anche facendo un antropologia da quattro soldi, guardando le persone che frequento per lavoro, chi sa usare di più la rete quasi sempre vota a destra (e i tecnici, gli smanettoni, votano tutti lega).

    Anche i siti ufficiali, a sinistra si avverte spesso troppa “teoria del linguaggio”, grafica sobria e accattivante, ma poca passione per la rete. Si apre insomma l’account su twitter perchè bisogna farlo, ma poi lo si usa male perchè non se ne ha uno personale. Quelli di destra invece portano nella struttura di partito quello che sono già abituati a fare da soli.

  11. Achille Rispondi

    Io Tocqueville non lo vitupero per niente, anzi.

    Aggiungo qualcosa quando ho tempo: intanto vi lascio questo http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-tre/lista-grillo/lista-grillo.html

  12. andrea poulain Rispondi

    o in internet sono tutti comunisti o a parlare sono bravi in tanti..
    cmq la lega già sbotta..

  13. Joseph Rispondi

    Molto probabilmente internet ha avrà un ruolo crescente anche in campagna elettorale.. La cosa che non mi spiego è come mai in questi giorni leggo una moltitudine di commenti negativi sull’esito delle elezioni (dalle firme su msn, ai blog, alle chattate con amici). Sembra quasi che vada di moda andare contro l’asse Berlusca&Company..altrimenti non tornano i conti. O altrimenti la blogsfera italiana è composta solo da una parte dell’Italia..non saprei.

  14. Lollodj Rispondi

    Ma scusate, quanti sono i blog in Italia? 2.000.000? Quanti di questi saranno di sx? Magari il 60%, cioè 1.200.000 circa? Quanto rappresentano in percentuale di voti? Diciamo un 2%, ecco fatti i conti.
    Il “popolo di internet” è importante perchè rappresenta una piccola elite colta (ragazzini di myspace e msn a parte) e giovane, ma numericamente non conta molto almeno in Italia. E comunque è solo il mio parere, ovviamente…

  15. Achille Rispondi

    Attenzione però, non fate l’errore di considerare “internet” come corrispondente ai “blog” o al “Popolo di internet”.
    Internet è anche un portale, un forum, l’utilizzo delle mail e delle newsletter, internet è youtube, internet è anche e soprattutto il modo in cui utilizzi il sito che ti rappresenta.

  16. Lollodj Rispondi

    Hai ragione, ma la mia esperienza (personale, per carità) mi dice che chi usa il pc in ufficio per leggere la mail, dare una sbirciata a repubblica.it o comperare su eBay, spesso non ha idea di cosa sia un social o un twitter o un blog (al limite legge quello di Grillo ma lo percepisce come un sito di controinformazione). C’è una moltitudine di persone che usa la rete in modo passivo, ma solo una piccola parte contribuisce con dei contenuti e partecipa a un certo tipo di dibattito. Insomma, secondo me quelli che si fanno un’opinione in rete non sono poi molti.

  17. Joseph Rispondi

    Si ok, ma io vorrei capire come mai questa elite di cui tu parli è di sinistra(ops..di centro sinistra). Secondo me la questione internet-pd è un’altra prova che la rete è “uno” dei metodi di contatto per le persone e non “il” metodo (come mi pare intenda beppe grillo con la questione niente cartelli pubblicitari ma si ai desktop per picci..). In oltre questo dimostra a gran forza che tra tutti i metodi possibili di interscambio di idee, il web non è neanche tra i più forti! Anzi! Ergo, se l’unico canale realmente libero non è sfruttato al 100% direi che è evidente che un po’ indietro siamo. (Ho finito i sinonimi di internet..)

  18. Carlo M Rispondi

    io dico che politicamente internet non conta una mazza. non conta niente internet né i suoi contenuti né i suoi protagonisti (senza offesa per nessuno). in realtà l’uso passivo della rete è l’unico che abbia davvero un senso: il sito di trenitalia, dove si possono comprare i biglietti on-line, quello sì che è una gran figata! è utile e migliora la qualità della vita: la vera svolta di internet! per il resto, mi sembra che il potere della rete sia sopravvalutato. come giustamente dice achille, l’autoreferenzialità di internet non è dissimile dall’autoreferenzialità dei quotidiani o di altre categorie; il problema è che la rete viene invece descritta al mondo come la via maestra per uscire dall’autoreferenzialità dei media tradizionali, finendo al contrario per impantanarsi fino al collo negli stessi difetti.
    con la differenza che almeno sui quotidiani un po’ di filtro c’è (questo mio post, ad esempio, sarebbe giustamente subito cestinato).

  19. [...] - Stones From The Sky / Nerosounds Vol.1 (free download) Non potendone più di risacche elettorali... semiscrivi.wordpress.com/2008/04/18/vvaa-stones-from-the-sky-nerosounds-vol1-free-download
  20. MAUURO ERS Rispondi

    Da dove iniziare? Dalla cultura.
    Ieri in Italia ha vinto soprattutto un certo tipo di cultura. La cultura di chi mette la furbizia al di sopra dell’intelligenza e delle capacità, di chi preferisce l’illegalità che porta a risultati (almeno apparenti) alla legalità, di chi sostiene argomentazione senza basarsi su alcun dato oggettivo e comprovato, ma sui sentimenti comuni spesso precostruiti e fomentati attraverso le televisioni. La cultura di chi ritiene Amici e Grande Fratello dei programmi televisivi. La cultura di tutti coloro che non capiscono non solo le (non) risposte dei politici, ma soprattutto le domande dei giornalisti. La cultura dei furbetti, anche quelli del quartierino. La cultura del…è giusto non pagare le tasse, perché sono troppo alte. La cultura del…è giustissimo non pagare le tasse se poi non ti beccano. La cultura del fregare il prossimo, intanto mai nessuno ti dirà niente, e pur di intascarti 2 o 4 monete in più tutto è lecito. La cultura del non leggere i dati, i bollettini dei grandi istituti di statistica. La cultura del…il conflitto di interesse non esiste, ma se esiste non è un problema significativo per le sorti del paese. La cultura del…B. può anche essere un delinquente, ed essersi arricchito illegalmente, ma intanto lo sanno tutti, e se non è mai andato in galera è perché alla fine è un grande!!!!
    L’Italia ha un grosso, enorme problema culturale.
    Però ieri ha votato per B. anche gente istruita e dotta, sicuramente anche persone intelligenti. Perché? Il perché è frutto di svariate motivazioni. Sicuramente un buon indizio lo ha indicato Al Gore nel suo Assalto alla Ragione: la televisione sfrutta gli stessi meccanismi del cervello che servono all’uomo per decifrare la realtà. La simulazione è rappresentazione della realtà, di corpi in movimento e di suoni. Alla televisione crediamo anche quando dice cose palesemente false. E allora l’unico modo per uscirne è avere una fortissima indole critica, ma non tutti la hanno…purtroppo.
    Il problema italiano è un problema culturale e su questo secondo me Veltroni doveva basare la sua campagna elettorale. “Problema culturale” doveva ripetere, ripetere e ripetere nelle piazze,”problema culturale” e spiegarlo. Molto probabilmente l’elettorato non avrebbe capito e i risultati sarebbero stati ancora peggiori, ma nel caso si fosse riusciti a sfondare il muro, allora sì che le cose sarebbero cambiate radicalmente.
    E bisogna essere onesti, il PD ha straperso le elezioni. Più di 9 punti di differenza sia alla Camera che al Senato. Più o meno 40 senatori di differenza. Come si vogliono decifrare questi dati? DISFATTA. Secondo me, umile elettore e volontario del PD, non c’è altro termine. Però mi piacerebbe fare la cronologia di questa disfatta. Secondo me ha origini molto antiche. Tralasciando le ‘dimenticate’ leggi sul conflitto di interesse e sul sistema radiotelevisivo dei governi Prodi, D’Alema, Amato della legislatura ’96-’01, passerei alle elezioni del 2006. Allora si doveva vincere e di molto, si doveva puntare a una maggioranza forte che potesse permettere al Governo di governare. Così non fu sostanzialmente per 2 motivi: – lo strapotere televisivo di B., appoggiato nella sua rimonta da tutte le sue televisioni scientemente faziose e – gli errori del centro sinistra nell’ultima fase di campagna elettorale (principalmente quelli sulla tassazione dei proventi finanziari) quando forse qualcuno, credendo di avere già la vittoria in tasca, si sentì libero di poter parlare a briglie sciolte senza pensare agli effetti che le proprie parole avrebbero provocato (e questo forse è il primo errore in ordine temporale del disastro della SA).
    Durante i 2 anni o poco meno di Governo Prodi si è poi favorito in ogni modo B., già forte del quasi pareggio delle elezioni. La sinistra che critica l’esecutivo, Bertinotti che platealmente parla di fallimento del Governo quando ancora Prodi cerca con tutte le sue forze di fare il bene del Paese, una situazione dei conti pubblici da risanare, l’incapacità di certi ministri di stare davanti alle telecamere (primo fra tutti Padoa Schioppa) e ancora tanto altro. Ovvio che il Paese non ha preso bene questo mix di autoflagellazione.
    Cade il Governo e inizia una nuova campagna elettorale. Veltroni fa tutto il possibile, il PD rimonta, ma non basta. Non basta anche perché B. non sbaglia quasi un colpo. Profilo serio, attacco sistematico all’UDC e alla Destra, voto utile e voto disgiunto, accentramento della discussione politica sul caso Alitalia, con tanto di richiamo all’odiato Governo Prodi ancora in carica, televisione della Libertà tutti i giorni su 40 emittenti locali, solita faziosità scientifica delle sue televisioni commerciali (che in questa campagna elettorale è stata colta dall’elettorato ancora di meno). Sfiderei chiunque a contrapporsi ad una simile macchina da guerra. Ed ecco il patatrac!!!
    In tutto ciò sparisce la SA, autrice di una sequenza quasi infinita di errori ed orrori. Partendo da una situazione già critica dovuta all’esperienza della campagna elettorale del 2006 (che comunque portò a risultati normali, forse perché erano alleati di Prodi?) e della partecipazione nel Governo Prodi, Bertinotti decide di lanciarsi con uno slogan almeno anacronistico:’Fai una scelta di parte’. L’unico argomento forte è la lotta alla precarietà, minimo riferimento ai temi dell’ambiente (quando invece nel resto del mondo sono argomentazioni politiche fortissime) e soprattutto, a mio modo di vedere, mancanza di antiberlusconialismo.
    Quello che è stato punto di attrazione di milioni di voti per la sinistra negli ultimi 15 anni in questa campagna elettorale è stato totalmente dimenticato. Capisco e condivido la scelta di Veltroni di non fare dell’antiberlusconismo una bandiera del PD, ma quel pacchetto notevole di voti doveva essere recuperato da qualcun altro. SA latita, Bertinotti piuttosto preferisce attaccare Veltroni sul voto utile, in realtà argomentazione quasi esclusivamente berlusconiana (almeno agli occhi dell’informazione pubblica). Gli elettori della SA si dividono tra coloro che non vanno a votare, coloro che hanno votato Veltroni quale unica possibile alternativa a B. e quanti, tanti operai del nord, hanno votato Lega perché meglio raccoglie il disagio nei confronti degli extracomunitari (e in certi casi della alta tassazione, percepita). Gli altri sono poco più del 3%.
    Chi invece è riuscito ad intercettare parte di quei voti antiberlusconiani è stato Di Pietro, ma non tanto per una sua azione specifica, quanto più per gli attacchi dello stesso B. diretti a lui. Vedere i dipietristi contenti dei dati elettorali è stato per me un altro colpo al cuore. Hanno testimoniato come non ragionino da coalizione, ma semplicemente da partitino, felice per il loro +2% e non delusi per la sconfitta di Veltroni. Inconcepibile.
    B. vince, stravince, e bisogna fargli i complimenti. Chi mi fa imbestialire sono i vari Bonaiuti, Schifani, Ronchi, ecc, che non hanno alcun merito nella vittoria del centro-destra. La vittoria è opera esclusiva di B., il merito è tutto suo, senza di lui e senza le sue televisioni il Centrodestra non esisterebbe. E della Lega.
    Alla Lega bisogna farle i vivi complimenti, è riuscita a intercettare quantità impensabili di voti senza avere l’appoggio delle televisioni e con un leader oggettivamente non presentabile. Tutto il centrosinistra dovrebbe analizzare il lavoro della Lega per individuare i motivi della sua vittoria. Maroni si è dimostrato un politico preparatissimo, uno dei migliori nel panorama italiano. Boselli uno dei peggiori. Mi chiedo cosa volesse fare, così come Angius, e dall’altra parte Bordon.

    In tutto ciò rimane un grossissimo problema, quello culturale. Più drammatico dell’enorme problema salariale, più grave di qualsiasi altro problema sociale. E anche se credessimo che B. rinsavisca, che Tremonti sia diventato un economista, che Fini abbia imparato qualcosa da D’Alema, sicuramente il problema culturale italiano non potrà che peggiorare, profondamente peggiorare, anche perché B. avrà ancor più bisogno di gente che non capisca e di gente male informata.
    Oggi sono triste.

    http://ilmugugno.blogspot.com/
    Mauro E.

  21. akiro Rispondi

    io non so se ce la faccio a riprendermi…
    è_é

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