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  1. Cinque

    30 maggio 2008 / 22 Comments

    Cosa stavate facendo cinque anni fa? Lo so, non è facilissimo. Cinque anni fa sembra una vita fa. Se parliamo della vita di una persona in cinque anni può succedere di tutto. Se invece parliamo del mondo, dipende dai casi. Per dire, ne sono successe di cose in cinque anni, ma cinque anni fa il presidente in Usa era comunque Bush, e il presidente in Italia era comunque Berlusconi. Però ad esempio l’Inter era la squadra che non vinceva mai, c’era un altro Papa e un altro presidente della Repubblica.
    Cinque anni fa, magari avevate la stessa ragazza o lo stesso ragazzo, vivevate nella stessa casa, facevate lo stesso lavoro o magari no. Dovreste pensarci.
    Io ci pensavo ieri sera, quando mi sono ricordato di un giorno in particolare di cinque anni fa.
    Avevo pasticciato per qualche settimana con un blog, sulla piattaforma gratuita di Splinder. Perchè ero curioso di questi blog, ne leggevo tanti, volevo capire come funzionavano, eccetera. Dopo averci giochicchiato, quel giorno ho deciso di chiuderlo. Però, già mentre lo chiudevo, dentro di me qualcosa mi diceva che sì, va beh, adesso hai capito come funziona. Però non sarebbe comunque carino tenerlo così per divertimento finchè non ti stufi e finchè c’è qualcuno che legge?
    A questo pensavo quel giorno.
    Domani, fanno cinque anni.

    Posted in Vita da blogger
  2. Back to my orticello

    29 maggio 2008 / 10 Comments

    Ogni tanto la politica italiana si innamora di una parola (o di un modo di dire) e cerca di farne un punto di sintesi e di riferimento per la discussione nel Paese. Ogni volta che succede, siccome i giornali e i palinsesti televisivi si alimentano in buona parte grazie alle dichiarazioni dei politici, la parola rimbalza sulle pagine e sui monitor, finisce negli editoriali e nei titoli, viene usata e riusata nei talk show e nei lanci di agenzia. Nonostante questo, raramente la classe politica riesce a produrre o rilanciare parole in grado di entrare nel linguaggio quotidiano, come accade più spesso a scrittori, pubblicitari o giornalisti (ad esempio, secondo voi Rizzo e Stella non vorrebbero avere un centesimo per ogni volta che qualcuno dice o scrive “La Casta”?).
    Eppure, nonostante tutta una casistica di risultati non incoraggianti, i nostri leader e i nostri amministratori continuano a innamorarsi di parole sbagliate. A volte sono parole che si diffondo, ma gli si ritorcono contro (ad esempio “inciucio”), a volte parole che riescono a togliere formalità alla politica, ma senza aggiungervi simpatia (come “tesoretto” o “bamboccioni”), a volte sono semplicemente termini che non riescono ad esprimere quanto di importante ci può essere dietro (“la devolution” o “il cuneo fiscale”).
    Sarà che la sconfitta getta una luce impietosa su tutto, ma ultimamente il centrosinistra italiano eccelle particolarmente in questa pratica. Durante l’ultima campagna elettorale persino Veltroni, che è uno bravo con le parole, si è distinto per un tormentone (“il principale esponente” e via così) che si è dimostrato efficace solo dopo le elezioni, quando è stato parodiato dal principale esponente stesso, e per aver tentato di sensibilizzare le masse sui pericoli insiti nella Lega utilizzando un termine da iniziati come “Golden share”.
    Per arrivare all’attualità, da qualche giorno rimbalza sui giornali la parola Nimby. Premesso, io non ho niente contro questo termine simpatico e molto evocativo. A me ad esempio evoca molto un frullatore, o qualche simpatico attrezzo da cucina. Invece Nimby sta per “Not in my back yard”, ovvero non nel mio cortile. Un modo di dire anglosassone, per indicare il pensiero di chi si oppone alla costruzione di opere pubbliche che percepisce come dannose per la propria zona, e preferirebbe si costruissero da un’altra parte. Che è un concetto interessante, e proprio per questo bisognerebbe comunicarlo bene. Invece vedo e leggo politici che usano quel poco tempo che hanno in tv o alla radio, per agitare la parola “Nimby”, come se dovesse avere chissà quale impatto. Liberissimi di farlo, per carità. Però quando lo fanno, dovrebbero immaginare il loro elettorato di riferimento. Poi fare uno sforzo di immaginazione, e togliere da quell’elettorato tutti quelli che ragionevolmente non sanno di cosa sia l’acronimo Nimby. Poi levare tutti quelli che magari lo hanno letto, ma non sanno l’inglese. Poi levare tutti quelli che lo sanno, lo comprendono, ma magari provano fastidio per i politici che “parlano troppo difficile”. E poi valutare cosa rimane, di quel loro elettorato immaginato, e pensare se è compatibile con la loro idea di “recuperare il voto dei ceti popolari”.
    Non per farla troppo semplice, ma non si potrebbe dire “politica del mio orticello”?

    Posted in Appunti
  3. In estrema sintesi

    29 maggio 2008 / 2 Comments

    Feist, dal vivo, è molto, molto, brava.

    Posted in Io sono il mio dj
  4. No reality

    28 maggio 2008 / 14 Comments

    Ok, è andata, mi sono perso (a volte senza nemmeno accorgermene) tutti i reality di questa stagione. Di X Factor ho visto qualche spezzone qua e là, mentre l’altro giorno ho visto su un giornale la foto di uno che mi risultava completamente sconosciuto, ed era il vincitore del Grande Fratello. Se ce ne sono stati altri, nemmeno lo so.
    A leggere e a chiaccherare in giro, sembra che io mi sia perso qualcosa solo a non guardare X Factor, che è piaciuto a molti, e infatti l’hanno visto (relativamente) in pochi.
    Facciamo che mi fido di voi.

    Posted in Tele-visioni
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