Ultimamente ho un buon rapporto con il cinema italiano. Certo, vado a vedere solo i film di cui parlano bene persone di cui mi fido, ma sta di fatto che rimango deluso raramente. Riesco anche a trovare delle storie emozionanti, dei personaggi in cui mi riconosco o riconosco il mondo che mi circonda, delle ambientazioni un po’ più ampie di quelle belle case a Roma -Prati che rappresentano il limite, ai miei occhi, di un certo cinema italiano pur di successo.
A voler essere pignoli, c’è solo un piccolo problema, ultimamente, tra me e il cinema italiano: quello degli accenti.
Mi spiego meglio: c’è stato un tempo, mi pare, in cui gli attori italiani facevano gli accenti in base all’ambientazione del film. Se vivevano a Bari parlavano con la cadenza pugliese, se vivevano a Roma, in romanesco, se il film si svolgeva a Milano, avevano tutti almeno un vago accento milanese.
A meno che, ovviamente, il personaggio da loro interpretato non fosse nel film proveniente da un’altra zona d’Italia.
Sto andando a memoria, quindi forse non succedeva proprio in tutti i film, ma a supporto di questa tesi, non penso che dovreste avere grosse difficoltà nel ricordare Mastroianni recitare con accento siciliano o romano, Gasmann fare il lumbard, Manfredi parlare un italiano pulito o “burino”.
Bene, nel cinema di oggi l’impressione è che non succeda quasi mai. Se l’attore scelto per una parte ha di suo l’accento che l’ambientazione suggerirebbe bene, altrimenti pazienza.
Ultimo esempio rilevato: nel bel film (ripeto, bel film) di Gianni Zanasi intitolato Non pensarci, il protagonista, interpretato da Valerio Mastandrea, dopo alcuni anni a Roma torna nella sua famiglia, a Rimini.
In questa famiglia riminense, di cui Mastandrea fa parte parlando con un netto accento romano, c’è un fratello con la cadenza veneta, ma anche una sorella senza nessun accento rilevante, così come la madre, ammogliata con un padre dal vago accento nordico, che proprio riminese non sembra. Di contorno c’è un po’ di tutto, dal giovane politico figlio del politico locale che ha l’accento siciliano, al vigilante che pare proprio pugliese, come lo sembra il direttore della banca locale.
Ma di gente con l’accento che ti aspetteresti in quel luogo sembra proprio non esserci nessuno.
Viene da chiedersi perché. Escludo che gli attori di oggi, soprattutto quelli bravi visti in questo bel film (ripeto, bel film) non siano in grado di simulare altri accenti oltre al proprio.
Sarà quindi che non gli viene chiesto di farlo.
Potrebbe essere un altro sintomo di questa sinistra cinematografara che non vuole radicarsi sul territorio.
Oppure potrebbe essere che di questa cosa non frega niente a nessuno, e sono l’unico cacacazzi a notarlo.
Attenti agli accenti
6 maggio 2008
25 Comments

anonimo francesco
È la globalizzazione, bellezza!
Comunque mi ricordo che Mastrandrea ha recitato in toscano-livornese in “N, io e Napoleone” di Virzì (sinistra riformista cinematografara) e neanche malaccio. Altri non mi vengono proprio.
akiro
>Ma di gente con l’accento che ti aspetteresti in quel luogo
>sembra proprio non esserci nessuno.
vabè, ormai gli indigeni non esistono più… è tutto un rabelot ;P
>Oppure potrebbe essere che di questa cosa non frega niente
>a nessuno, e sono l’unico cacacazzi a notarlo.
ehm… io non me ne ero nemmeno accorto ^^’
il film comunque è stupendo.
miic
No, no, come cacacazzi siamo almeno in due: io sta cosa la noto sempre. Ricordo che mi fece molto piacere che ne “Le conseguenze dell’amore” ci fossero due battute di dialogo per spiegare come mai Servillo avesse l’accento napoletano e suo fratello Giannini quello romano. Mi sembrava una forma di rispetto per lo spettatore. Con Non pensarci (che è abbastanza piaciuto anche a me) però, ho gettato la spugna. Il mischione di accenti è troppo smaccato per non essere voluto, o quanto meno messo in conto. Certo Mastandrea che fa l’accento riminese non me lo immagino nemmeno. Da qualche parte devo persino aver letto che la non-cura per gli accenti era finalmente il segno della sprovincializzazione del cinema italiano. Mah, mi pare una cazzata.
Kilgore Trout
E tre! Ecco il terzo cacacazzi. Ho avuto il tuo stesso fastidio guardando il film e quando l’ho esternato alla mia compagna lei mi ha guardato con commiserazione. Sarà che non ne può più visto che, quando guarda “Un posto al sole”, le faccio notare continuamente quanti non napoletani ci siano a Napoli…
chiara
Sono d’accordo. Tanto che io non avevo mica capito che erano a Rimini. Comunque, miic scrive: “Da qualche parte devo persino aver letto che la non-cura per gli accenti era finalmente il segno della sprovincializzazione del cinema italiano”, e anche a me, come a lui, sembra una castroneria. Semmai il contrario: a me la mancanza di attenzione nei confronti di queste cose mi sembra indice di pressapochismo. Il film, lo ripeto anch’io, è veramente bello, e si accompagna degnamente con altre piccole perle nostrane di recente produzione.
laPitta
vedo che siamo un nutrito gruppetto di cacacazzi
facevo lo stesso ragionamento anche io dopo aver visto proprio “non pensarci”. un film carino, ben interpretato, ma con una piccola stonatura: non sembra proprio di stare a rimini. passi mastandrea trapiantato a roma ( si sa che a prendere l’accento del posto in cui si vive ci si mette un attimo!), ma la mamma e il papà…!
vic
Ecco, ero venuto per parlare di “Le conseguenze dell’amore” e ha già fatto Miic. A me però quelle due battute a giustificare la differenza di accenti diedero fastidio, come se una questione di rango minore (la scelta degli attori) fosse andata ad invadere il terreno più nobile della sceneggiatura. Ma forse era anche il fatto che il personaggio di Giannini mi era sembrata l’unica cosa totalmente incongrua del film.
Giovanni Fontana
Cacacazzi presente.
robba
Siamo in tre: nonostante le quasi unanimi recensioni positive il film non sono nemmeno andata a vederlo perché già dal trailer la storia degli accenti non mi convinceva.
Limo
Mi aggiungo alla lista degli infastiditi.
Non sono nato in una grande città, e in più sono bergamasco: inutile che vi stia a spiegare quanto sia “caratterizzante” la cadenza sul territorio (e che mi porto nel cuore e nella voce con orgoglio). Qualunque bergamasco abbia visto la fiction su Papa Giovanni XXIII si è quindi messo le mani nei capelli…
E anche vero, però, che da pressapochista quale sono, mi guardo abitualmente i film non in lingua originale: quindi i film americani, per fare l’esempio più diffuso, per me “suonano” tutti uguali, essendo impossibile (e non voluto) un doppiaggio troppo caratterizzante.
Quindi è vero che mi piacerebbe che un regista curi anche questo aspetto, ma probabilmente non è fondamentale per la buona riuscita di un film. È solo un tassello in più da considerare. Un po’ come quando vedi qualcuno che suona musica metal con una Telecaster: scrolli la testa e te ne fai una ragione…
Limo
curi = curasse
Alberto
Mi iscrivo tra i cacacazzi (con o senza tessera?). lo stesso discorso vale per il teatro.
Io ho visto uno spettacolo (Le tre male bestie) sulla figura di Luigi Sturzo.
Bene, gli attori, tutti calabresi, sono riusciti a rendere i personaggi un po’ più credibili (il giornalista siciliano, quello milanese, il pugliese Salvemini, ecc.) senza scadere nella macchietta dell’imitazione…
sucomandante
Non so ma questo credo sia un limite per il cinema italiano, attori di altri tempi riuscivano ad immedesimarsi nel personaggio, oggi il personaggio si plasma sulle caratteristiche dell’attore.
Per questo motivo alcuni attori non riescono a piacermi fino in fondo.
Ad esempio Mastandrea, sarebbe pure un bravo attore, ma recita come parla. (non ho visto N). Accorsi è sempre nervoso e incazzato,
ola
subimprenditore
Silvio
Todos Cacacazzos!
Vi sarebbe anche la soluzione di raccogliere gli attori per un film, definire qual’è la presenza rilevante di accenti nel gruppo e, infine, ambientare il film di conseguenza in un posto dove gli accenti non stonano…
Sì lo so, è cervellotica come soluzione.
Ma non vorrete mica davvero chiedere al giovane attore italiano (perennemente emergente) di adeguarsi al personaggio!!
(Benigni in Jonny Stecchino è esempio recente, senza ricorrere a Gassman).
Smeerch
Non sei l’unico cacacazzi. Io ho notato la stessa identica cosa nei personaggi del film “SignorinaEffe”. I torinesi di Torino non parlavano piemontese. Mentre i componenti della famiglia siciliana ivi traferitasi avevano accenti meridionali, sì, ma l’uno diverso dall’altro (pugliese, napoletano, finto-sardo, ecc.).
viola
Ne ‘La ragazza del lago’, ambientato in Friuli, la madre con accento friulano s’è ammogliata con un uomo dal chiaro accento del sud e, magia!, hanno sfornato una figlia con accento romano.
andrea poulain
La tesi politica è la più credibile..
non vogliamo radicarci nel territorio..siamo zingari..
che bello farsi male da soli però eh..
cmq hai ragione, però mastandrea è bravetto si ma se li togli il romano mi sà che perde un pochino..
luzmic
Mah, io l’ipotesi che non siano proprio capaci non la scarterei. Per esempio mi ricordo che nel film Munich di S. Spielberg il personaggio di Avner Kaufman (israeliano), interpretato da Eric Bana (australiano di origine croata), nel doppiaggio italiano di Claudio Santamaria (Roma Prati) veniva fuori con un’accento romano di fondo dall’effetto letteramente straniante. Se un agente segreto israeliano parla romanesco (e non credo lo facesse per copertura) non c’e’ da stupirsi che un riminese parli veneto o siciliano. Forse basta sceglierli con l’accento giusto fin da subito…
pollucchero
Mi ricordo di un film, ER PIU’: STORIA D’AMORE E DI COLTELLO, in cui il milanesissimo Celentano parlava romanaccio, la storia era ambientata nella Roma neo-capitale di fine ’800. Probabilmente il molleggiato era aiutato da Claudia Mori, anche lei nel cast, romana D.O.C.
Forse è anche per questo che in Italia vanno tanto i film stranieri, non ci accorgiamo di tali incongruenze, se ce ne sono, grazie al doppiaggio.
Achille
@luzmic: sul doppiaggio mi hai fatto ricordare uno dei momenti più stranianti della mia vita da spettatore, ovvero quando Brad Pitt in Seven ha detto “Prendi una sssedia e sssiediti”
nicogio
Ma nel film Mastrandrea era figlio di altro padre (magari di origine romana). Cmq per me i dialetti andrebbero aboliti dai film (salvo rari casi). Mentre andrebbe resa obbligatoria la scuola di dizione.
PS nel film, quando Mastrandrea corre verso l’autovelox, si vede riflessa nelle vetrine la telecamera montata sulla macchina che lo riprende. Vezzo registico o piccolo blooper?
Achille
“Ma nel film Mastrandrea era figlio di altro padre (magari di origine romana).”
Questa è bellissima.
Per quanto riguarda l’altra cosa proponedo per il blooper, però mi fido di te, io non l’ho nemmeno notata.
Federico Bolsoman
Anch’io cacazzi da sempre, riconoscitore di accenti e eterno osservatore di particolari. Comandi.
Aggiungo solo 2 cose:
1) le fiction _volutamente_ ambientate in un posto riconoscibile come don matteo in Umbria o sei forte maestro a Terni ignorano completamente la calata locale.
2) Alberto Sordi fece un ottimo siciliano in “Mafioso”.