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Back to my orticello

29 maggio 2008 / 10 Comments

Ogni tanto la politica italiana si innamora di una parola (o di un modo di dire) e cerca di farne un punto di sintesi e di riferimento per la discussione nel Paese. Ogni volta che succede, siccome i giornali e i palinsesti televisivi si alimentano in buona parte grazie alle dichiarazioni dei politici, la parola rimbalza sulle pagine e sui monitor, finisce negli editoriali e nei titoli, viene usata e riusata nei talk show e nei lanci di agenzia. Nonostante questo, raramente la classe politica riesce a produrre o rilanciare parole in grado di entrare nel linguaggio quotidiano, come accade più spesso a scrittori, pubblicitari o giornalisti (ad esempio, secondo voi Rizzo e Stella non vorrebbero avere un centesimo per ogni volta che qualcuno dice o scrive “La Casta”?).
Eppure, nonostante tutta una casistica di risultati non incoraggianti, i nostri leader e i nostri amministratori continuano a innamorarsi di parole sbagliate. A volte sono parole che si diffondo, ma gli si ritorcono contro (ad esempio “inciucio”), a volte parole che riescono a togliere formalità alla politica, ma senza aggiungervi simpatia (come “tesoretto” o “bamboccioni”), a volte sono semplicemente termini che non riescono ad esprimere quanto di importante ci può essere dietro (“la devolution” o “il cuneo fiscale”).
Sarà che la sconfitta getta una luce impietosa su tutto, ma ultimamente il centrosinistra italiano eccelle particolarmente in questa pratica. Durante l’ultima campagna elettorale persino Veltroni, che è uno bravo con le parole, si è distinto per un tormentone (“il principale esponente” e via così) che si è dimostrato efficace solo dopo le elezioni, quando è stato parodiato dal principale esponente stesso, e per aver tentato di sensibilizzare le masse sui pericoli insiti nella Lega utilizzando un termine da iniziati come “Golden share”.
Per arrivare all’attualità, da qualche giorno rimbalza sui giornali la parola Nimby. Premesso, io non ho niente contro questo termine simpatico e molto evocativo. A me ad esempio evoca molto un frullatore, o qualche simpatico attrezzo da cucina. Invece Nimby sta per “Not in my back yard”, ovvero non nel mio cortile. Un modo di dire anglosassone, per indicare il pensiero di chi si oppone alla costruzione di opere pubbliche che percepisce come dannose per la propria zona, e preferirebbe si costruissero da un’altra parte. Che è un concetto interessante, e proprio per questo bisognerebbe comunicarlo bene. Invece vedo e leggo politici che usano quel poco tempo che hanno in tv o alla radio, per agitare la parola “Nimby”, come se dovesse avere chissà quale impatto. Liberissimi di farlo, per carità. Però quando lo fanno, dovrebbero immaginare il loro elettorato di riferimento. Poi fare uno sforzo di immaginazione, e togliere da quell’elettorato tutti quelli che ragionevolmente non sanno di cosa sia l’acronimo Nimby. Poi levare tutti quelli che magari lo hanno letto, ma non sanno l’inglese. Poi levare tutti quelli che lo sanno, lo comprendono, ma magari provano fastidio per i politici che “parlano troppo difficile”. E poi valutare cosa rimane, di quel loro elettorato immaginato, e pensare se è compatibile con la loro idea di “recuperare il voto dei ceti popolari”.
Non per farla troppo semplice, ma non si potrebbe dire “politica del mio orticello”?

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Posted in Appunti
  1. 29 maggio 2008

    Marco Campione

    fa parte della funzione pedagogica della politica :-)

    per la precisione nimby, è qualcosa di diverso dall’atteggiamento di chi “preferirebbe si facesse da un’altra parte”. E’ l’atteggiamento di chi quelle cose le vuole purchè si facciano da un’altra parte. Le vuole perchè si rende conto che sono indispensabili per mantenere il suo tenore di vita, ma non ne vuole pagare personalmente le conseguenze (quelli che dicono nimby userebbero il termine “esternalità negative”)

    Reply  
  2. 29 maggio 2008

    Achille

    è vero, la definizione di Nimby è quella che riporti tu. Questo, a dire il vero, non fa che rendere questa definizione meno aderente agli argomenti per i quali viene usata. Ad esempio molti di quelli che protestano per gli inceneritori non è che non li vogliono nel loro giardino, non li vogliono e basta.

    Reply  
  3. 29 maggio 2008

    Marco Campione

    mmm, dici? secondo me se chiedi loro di ridurre i consumi (e quindi di produrre meno spazzatura) ti ridono in faccia

    Reply  
  4. 29 maggio 2008

    stee

    le parole sono importanti.
    io ieri ho lasciato (da pubblico silente) un seminario al 3° ‘e quant’altro’, resistendo pure troppo.

    Reply  
  5. 29 maggio 2008

    antigirl

    pensa, questa parola l’ho sentita per la prima volta la settimana scorsa a proposito della nascita dell’ambientalismo.
    solo che era un esame di geografia politica.

    Reply  
  6. 29 maggio 2008

    Rhadamanth

    La traduzione italiana di “nimby” è “Italia Nostra” o il suo sinonimo “Legambiente”. ;-)

    Reply  
  7. 30 maggio 2008

    Smeerch

    Grazie di avermi fatto scoprire una parola nuova ed il suo significato originario.

    Reply  
  8. 30 maggio 2008

    nicogio

    Nimby: no al nucleare, ma l’energia elettrica comprata in Francia (di produzione nucleare) va bene; no ai rifiuti in discarica, ma tutti producono rifiuti anche quelli che protestano ecc.ecc.
    E’ proprio bello l’orticello!

    Reply  
  9. 30 maggio 2008

    Plb

    Ack, hai ispirato maroni, che sui giornali di oggi parla proprio di orticello (ma lui ce l’ha con la magistratura campana)..oppure, hai visto mai, ack, ghost writer del ministro verde..in ogni caso, pimby è orrendo e impraticabile

    Reply  
  10. 30 maggio 2008

    andrea poulain

    bello sto post..

    Reply  

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