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Dal transatlantico al sambodromo

16 luglio 2008 / 8 Comments

A mio modesto parere, il Milan è sempre di più la squadra nella quale si può identificare il Paese.
Avviata ormai da anni verso un declino che tutti gli esperti e gli addetti ai lavori vedono come inevitabile, si aggrappa ai suoi vecchi, all’orgoglio, ad un passato migliore.
Rimedia brutte figure, delude i tifosi, regala notti indimenticabili ma le affoga in mezzo a tante giornate deprimenti, in cui anche i più accaniti sostenitori devono annotare immusoniti quanti siano più giovani, più forti e più veloci questi avversari che fino a l’altro ieri guardavano con supponenza.
Da qualche tempo ha una tifoseria spaccata tra quelli che gridano alla dirigenza “andatevene, ci meritiamo di più”, firmano petizioni, organizzano contestazioni, e quelli che ribattono “non dobbiamo essere ingrati, ce la siamo sempre cavata, torneremo grandi”.
Da pochi anni è frequente il ritornello, sconsolato e auto-assolutorio “eh, ma negli altri paesi l’economia corre, qui…”
Il bello è che i risultati comunque arrivano, ma sempre con l’impressione che “questo sarà l’ultimo, il canto del cigno”.
In mezzo a tutto questo arriva qualche colpo di fantasia e genialità mediatica, una grande scommessa, un colpo di nobiltà, un nuovo trequartista che magari non è quello che serviva (non difende, non tira la carretta, non impedisce di prendere gol da polli su calcio d’angolo, non smanaccia la palla che stava infilandosi nel sette).
Però segna, dribla, finta, accende i sogni e le emozioni, e fa discutere, e fa parlare.
Perchè se verso il viale del tramonto stiamo andando, andiamoci a passo di samba.
E che questo Paese e questa squadra abbiano lo stesso presidente, sembra quasi un dettaglio secondario.

Posted in Appunti
  1. 16 luglio 2008

    Smeerch

    Invece secondo molti non sarebbe questo un dettaglio ma un’aspetto fondamentale in un certo senso anche l’una (cosa) conseguente dell’altra.
    Giuro: l’ho sentito dire più volte. Non è una mia opinione.

    Reply  
  2. 16 luglio 2008

    Antonio B.

    Occacchio, è vero. Almeno per me.

    Reply  
  3. 16 luglio 2008

    JustAman

    Tutto verissimo, mi ha(i?) fatto notare che le sensazioni che provo verso il Milan sono le medesime che verso il paese. Ehm, che il presidente sia lo stesso non credo sia un dettaglio, o quantomeno non è una coincidenza.

    Reply  
  4. 16 luglio 2008

    paoladl

    In questo ragionamento mi sfugge quando l’Italia avrebbe vinto la champion…

    ps: ma la nuova grafica?? chi l’ha fatta…?

    Reply  
  5. 16 luglio 2008

    luko

    Io invece tifo una squadra (la Roma) che è come le relazioni (comincia decentemente, arranca un po’ nel mezzo, si perde nel finale) e come il sesso (proprio sul più bello si “emoziona” troppo, e patatrac!)
    Fate un po voi…

    Reply  
  6. 17 luglio 2008

    akiro

    non parlo di calcio di norma, ma tutto cio mi ricorda un po’ “quarto potere”.

    anche se non ne prevedo lo stesso finale…

    Reply  
  7. 18 luglio 2008

    TL

    Certo certo, il declino, il canto del cigno.
    Epperò il Milan è l’unica squadra italiana che vince fuori dalle mura amiche.
    E’ una squadra che fa storia a sè, diversa da ogni altro club del mondo per la propria filosofia che mette al centro il bel gioco almeno quanto i risultati.
    E’ pure campione del mondo dei club in carica, anche se forse non se lo ricorda nessuno.
    La sensazione che ogni vittoria sia l’ultima per molti è un wishful thinking, non un’analisi seria (chè analizzando seriamente viene fuori che le squadre giovani e atletiche non mettono insieme i trofei: visto che fine ha fatto l’Arsenal che ha surclassato il Milan in Champions League?).
    Insomma: il presidente è il medesimo, ma in una delle due attività ci sa fare un po’ di più (forse perchè decide di più).
    Dite voi quale.

    Reply  
  8. 21 luglio 2008

    Emanuela

    Mah, io intanto ho comprato l’abbonamento per il Sei Nazioni…sai, noi “tifosi del Senegal durante i Mondiali” aka fanatici del rugby (definizione tua)non balliamo la samba, al limite applaudiamo la haka e pensiamo a trasferirci in paesi anglofoni, birrofili, dove allevare figli che corrano su un campo con in mano una palla ovale.

    Reply  

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