trovata grazie ad un commento di Dario Salvelli da Mantellini
Ottobre è già la nostalgia per l’estate, gli sprazzi di sole che tornano ad essere una cosa speciale, le serate a casa la normalità, il perdere volutamente del tempo un lusso da gustare.
Ottobre è prendere le cose e metterle in un cassetto, e prendere roba nuova, magari non migliore, ma nuova, e godersela per quello che è.
Ottobre, ad occhio, potrebbe essere il nuovo disco dei Tahiti 80.
Qualche giorno fa su diversi blog (a me pare di averlo letto da Emmebi) veniva riportata la classifica, pubblicata su Spike.com, dei 10 peggiori brani arrivati al primo posto in classifica. Una selezione abbastanza discutibile, con dentro pezzi come la Macarena o Batdance di Prince (un 45giri che tra l’altro possiedo) ma anche come Wannabe delle Spice (che, nel suo genere) o Don’t worry be happy di Bobby McFerrin, che sarà che sono un tipo semplice, ma a me è sempre piaciuta.
Detto sinceramente, io una lista del genere non la saprei fare ma, mentre la scorrevo, mi è tornata in mente una settimana di quasi 20 anni fa, in cui la classifica italiana era dominata da brani che, nonostante tutto il mio amore per il trash e il pop, non era facile considerare la crema della musica. Ho fatto una piccola ricerca e ho verificato: era la settimana prima del Natale 1988. Vi incollo qua sotto le prime quattro posizioni. Chissà cosa ne penserebbero a Spike.

Qualche giorno fa, evidentemente per una semplice combinazione, mi sono imbattuto in alcuni post, articoli e comunicati che parlavano di cose completamente diverse, ma proponevano lo stesso concetto: l’enorme importanza di avere una buona e corretta traduzione del proprio cv, del proprio sito, della presentazione di noi stessi e dei nostri prodotti. E così mi è tornato in mente un appunto che mi ero preso mesi fa per un post.
L’appunto consisteva nella trascrizione di quanto trovato sulla scatola di una specie di asciugamano, pensato per le donne che hanno i capelli lunghi, che una collega aveva comprato su una bancarella.
Si trattava di un oggetto prodotto in Cina, esempio di un’economia invidiabile e capace di vendere ovunque. Ebbene, altro che operai sottopagati, i testi erano inequivocabilmente prodotti con un traduttore automatico.
Si partiva infatti con lo slogan “Vedere meglio, rimanere meglio, sentire meglio”, per poi proseguire con una serie di paragrafi evidentemente lì per spiegare l’utilizzo del prodotto e invogliare all’acquisto, del tipo:
“La straordinaria nuova cuffia per asciugare i capelli che Lei si muove sopra i capelli bagnati… poi torce, allaccia ed è là a rimanere!”
e ancora
“L’unica non-muovere torcere e allacciare sistema rimanere a posto. E così comoda che usando asciugamano e arrotolare”
per finire con un perentorio
“Suoi capelli divente inutilizzato”
Però costava 2 euro. E le donne di passaggio davanti all bancarella lo compravano senza troppi problemi. Hai voglia a parlare dell’importanza del testo, dei contenuti, e delle traduzioni.

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