Sarò infantile, ma a me la discussione su cosa siano i lupini dei Malavoglia diverte sempre. Ricapitolando, io ho pensato per anni che fossero semini, finchè qualcuno non mi ha detto “ma sei scemo, sono tipo delle vongole”. Da lì sono derivati un paio di post, parecchio commentati.
Ovviamente altri in rete ne dibattevano già e hanno continuato a farlo, e ieri il tema è tornato in una trasmissione di Radio Rai.
Alla fine sembra che non ci sia modo di venirne a capo, o meglio che nel romanzo non sia spiegato, e che nessuno abbia un’argomentazione realmente definitiva, per cui ognuno continua a pensare di aver ragione (che cosa strana).
Io, dopo parecchi giri, ormai propendo per i semini, e tanti saluti. Poco fa, a mio vantaggio, ho trovato questa commentatrice del blog di Condor, che ha riportato una nota del SuperBur dei Malavoglia.
Capitolo I, pagina 121, nota n. 34:” Lupini: si tratta del lupinus albus, pianta erbacea delle leguminose. I suoi semi, piatti, tondeggianti, di colore giallastro, vengono messi in acqua e sale e poi venduti come commestibili; se ne estrae anche una fecola venduta in farmacia.”
Questa mi sembra la cosa più vicina ad una chiusura della discussione, insieme alla teoria di Malingut, secondo la quale i lupini dei Malavoglia sono come la valigetta di Pulp Fiction.
Nel frattempo, secondo il volantino del supermercato vicino a casa mia, i lupini intesi come tiponaspeciedivongole sono in offerta a 2,90. Quasi quasi.

andrea poulain
Facci una mangiata sopra che a 2.90 sono ancora abbordabili per i nostri portafogli..
giò
Ma perciò so’ fusaie!! e daje che c’ho avuto sempre ragione pure io!!
ennio
… come ricorda Luca, Verga descrisse lo stato dei lupini come “avariati” e “fradici”;
avariati è utilizzabile per entrambe le scuole di pensiero, ma fradici no;
se riferito a lupini/vongole, dovrebbe intendersi come rafforzativo di avariato;
nel caso di lupini/leguminose assume il significato di molto pregni di umidità/acqua sino a diventare mollicci; questa interpretazione si sposa con i lupini/leguminose conservati in acqua e sale che avariandosi si gonfiano d’acqua;
i molluschi avariati perdono il liquido;
Achille
Sempre da Sofri, segnalo questa, che è utile.
http://www.wittgenstein.it/2008/09/19/sommersi-dai-lupini/
Maxime
I lupini, da me, son quelle robe gialle salate. Sintomatiche, insieme alle “nocelle” (arachidi tostate vendute con la buccia dentro tipiche bustine di carta rossa), delle peggiori feste di rione.
Silvestro
Anche per me, come dice Maxime, i lupini sono “quelle robe giallastre”, venduti nelle peggiori feste di rione, insieme alle “nocelle”.
laPitta
speriamo finalmente sia stata messa la parola fine a questa assurda diatriba
incredibile però vedere come l’ignoranza si tramandi attraverso la scuola: ai miei tempi (!) gli insegnanti non avevano dubbi nell’affermare che si trattasse di legumi: quando e grazie a chi sono diventati molluschi?
massenti
Dalle mie parti si chiamano lupini anche le vesciche ai piedi… credo derivi dalla somiglianza con i lupini seme.
Smeerch
Vongole a 2.90 Euro il kilogrammo sono foriere di mal di panza. Lassa perde.
elisa
Ma sono quelli che si trovano nei banchetti alle fiere paesane vicino ai brigidini (roba toscana)e al croccante..son buonissimi….!
asha
io, citando ascanio celestini, bypasso il problema e me ne faccio un altro: ma i lupini-fusaie si mangiano con la buccia o senza?
zatteraa
ciao a tutti, sono alessandro da roma e vendo pesce da una vita, si chiamano lupini, le vongole normali (non veraci), il loro nome scentifico è (Venus gallina) comunemente chiamato lupino molto probabilmente per lasua forma tondeggiante. e comunque a roma i lupini/leguminose, si chiamano fusaje, e sono buonissime. P.s. in realtà i lupini bivalvi (vongole), sono se pur molto piccole, più saporite e gustose delle vongole veraci, datosi che quest’ultime sono per la gran parte coltivate e l’origine della loro specie è tailandese, a differenza del lupino, che è autoctono e pescato. pertano vi consiglio vivamente di impiegarlo per piatti di pasta, mentre la verace si può gratinare o cucinare in soutè.