Uno scatolone pieno di niente
C’è una scena ricorrente nei film americani, in cui si vede un tizio (o una tizia, o un gruppo di tizi) abbandonare l’ufficio con in braccio degli scatoloni, che contengono tutte le cose che ingombravano la sua scrivania e i suoi cassetti. Non è una scena che mi sia molto familiare, nella realtà. Ogni volta che ho cambiato lavoro, o sede, mi sono sempre portato dietro poco o niente. Ad esempio, poco prima dell’estate sono passato da un ufficio all’altro, portandomi appresso, di mio, solo il portatile, qualche bloc notes, due-tre cartelline, un paio di libri.
Questa mattina, invece, sono andato a partecipare alla chiusura definitiva di quella sede. Ho passato un po’ di tempo in quelle stanze ormai vuote, dove non c’era più niente di mio. Ho guardato dalle finestre dove guardavo per vedere che tempo faceva prima di uscire per un caffè o per pranzo, ho poggiato la mano sulla scrivania davanti alla quale mi sedevo tutte le mattine, ho pensato a quanto ho vissuto lì, a quante cose ho pensato, visto, sentito, provato. In cinque anni.
Ho pensato al lavoro che ho fatto, che mi è sembrato più immateriale di quanto non sia davvero, finito su qualche server e visto dai pc di gente sconosciuta. Ho cercato di ricordare quanti stati d’animo, quanti giorni tristi, quanti giorni allegri, quante risate, quanti errori, quante cose fatte bene, quante soddisfazioni e delusioni. Tutte quelle cose che nemmeno tracciando tutte le email, tutte le telefonate, tutte le persone che sono entrate, tutte le pagine viste potrebbero tornare in mente sul serio, ma che per un istante mi è sembrato di afferrare.
Era un sacco di roba, che non sarebbe entrata in nessuno scatolone. Neanche in quello enorme che mi sono portato via, pieno fino all’inverosimile di niente.

11 commenti a “Uno scatolone pieno di niente”
Smeerch (16 dic 2008 alle 16:51)
Tu chiamala se vuoi nostalgia.
stefigno (16 dic 2008 alle 16:54)
O Amarcord… bel post.
giò (16 dic 2008 alle 17:01)
Lacrima, bravo bravo.
Aggiungerei solo: tutte le bestemmie di un programmatore dal carattere impossibile :D
Emanuela (16 dic 2008 alle 19:41)
è un momento.. passerà!!
Antonio (16 dic 2008 alle 19:43)
è capitato anche a me e ricordo anch’io che è stato bruttissimo!
Antonio (16 dic 2008 alle 19:46)
cinque anni sono devvero tanti e ci credo che ci pensi, ci sono tanti ricordi, belli e brutti!!
Federico Fasce (16 dic 2008 alle 20:44)
Io, di tanto in tanto, quando passo a Rapallo davanti alla sede dell’azienda nella quale lavoravo, provo le stesse sensazioni. Anche i posti dove mangiavo, la spiaggia dove prendevo le “pause creative”, un po’ tutta la zona.
E dire che non è stato uno dei periodi migliori che ho passato (sebbene facessi il mio lavoro ideale).
Salvatore (16 dic 2008 alle 22:17)
A questo punto ci farei partire All my life dei Beatles: “There are places I’ll remember
all my life, though some have changed..”
Mi piace il tuo blog.
A presto allora!
Lollodj (17 dic 2008 alle 9:57)
Io invece la scatola la riempirò, venerdì. 600.000 disoccupati nel 2009, dicono: eccomi, che numero sono??!?
Achille (17 dic 2008 alle 10:57)
Minchia Lollo, mi dispiace. Ne comincio a conoscere troppi. Poi dicono che non c’è la crisi.
Lollodj (19 dic 2008 alle 17:07)
Non me la prendo, sono ancora abbastanza giovane (anzi ggiovane) da poter ricominciare. Diciamo che molte aziende approfittano della crisi sperando di farsi sganciare qualche soldino dallo statvo, va… cmq per rimanere in tema sto cominciando a riempire la mia scatola ;)