Fare una classifica ragionata dei migliori dischi del 2008, intesa come album, cd, lp, o come si chiamano adesso, con le immaginette e i voti e le spiegazioni fatte per benino, era un appunto presente sul mio pc da prima di natale. E invece niente, m’è passata non dico la voglia, ma la concentrazione. Siccome mi dispiace lisciare completamente l’appuntamento, vi lascio qua gli appunti (molto due punto zero, vero?)
Third dei Portishead è bello, di quei dischi belli non subito, ma belli per un bel po’, che li rimetti su anni dopo e ti piacciono ancora. Non è uno di quei dischi che muori dalla voglia di ascoltare, ma è uno di quei dischi che mentre lo ascolti sei proprio contento di avercelo.
Jim, di James Lidell è un disco perfetto per la domenica mattina. Un disco di soul, fatto da uno che prima faceva i dischi “strani”, “particolari”, “mutanti”, “eclettici”. Talmente significativo, quasi da non accorgersene, di un vasto gruppo di persone che dovevano fare a pezzi la musica dei musicisti per farne nascere suoni mai sentiti prima, e sono finite a rifugiarsi dalle parti di Nina Simone e Marvin Gaye.
Contatti di Bugo è un disco del 2008. Italiano, sofferente, elettronico, pop, danzereccio, cantabile, prodotto bene, ma un po’ sghembo. Tra qualche anno sembrerà molto vecchio, dimostrando i suoi anni e l’appartenenza a questo tempo. In questo c’è la sua grandezza.
Feed the animals di Girl Talk lo consumi, pieno di riferimenti, citazioni, campioni, momenti-sarabanda per 30enni e giù di lì. Dopo che l’hai consumato, è sempre un disco buono per le feste e per riordinare casa in allegria.
Amen dei Baustelle è un disco pieno di belle canzoni. Colombo, Alfredo, Baudelaire, Il liberismo ha i giorni contati, anche Charlie fa surf. Più di quanto si possa chiedere ad un disco italiano di questi tempi. Soprattutto più di quanto si possa ottenere.
Le dimensioni del mio caos di Caparezza è una prova di bravura quasi mostruosa. A tratti paraculo, a tratti geniale. Piace ai bambini, a chi sente solo la musica, a chi smonta i testi per vedere come gli ingranaggi dentro. Forse è rap, ma non è hip hop. Sai chi se ne frega.
Dear scienze dei Tv on the radio è il disco che ascolti perché tutti dicono che è bello, e tu pensi: adesso vi smentisco io. E poi invece ti piace.
E comunque, sono più del previsto i dischi che mi porterò nel 2009. Dentro ci sono un sacco di suoni e canzoni, non è il caso di buttarli via.

Commenti recenti