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  1. Come quando stai per morire

    26 febbraio 2009 / 12 Comments

    Dopo la mattinata di panico (reale, percepito o cavalcato che fosse) provocato dal down di gmail, ho deciso di seguire i consigli di taluni che sembrano saperla lunga, e di impostare l’account su un client di posta elettronica.

    Si è così ripetuto un momento che torna ciclicamente nel corso degli anni, in occasione di un back up, un format, un cambio di computer. Ovvero il momento in cui sul tuo monitor cominci a visualizzare sfilze di e-mail degli ultimi anni, mentre tu rimani incantato nel riscoprire pezzi di conversazioni e di vita che avevi dimenticato.

    Secchiate di messaggi per organizzare una cena, brainstorming via reply all per organizzare uno scherzo o qualche altra fesseria, tentativi di approccio più o meno riusciti, inoltri di biglietti per un viaggio, inviti a serate, scambi di consigli, opinioni e pettegolezzi.

    Una piccola parte di vita che ti passa davanti in un istante. E che tu devi solo segnare come già letta. O come già vissuta.

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  2. Perdere la mail

    24 febbraio 2009 / 14 Comments

    Questa mattina ho assistito ad un fenomeno che potrebbe e dovrebbe essere studiato da psicologi, sociologi, futurologi e simili. Per circa un paio d’ore Gmai, il servizio di posta elettronica di Google, non ha funzionato.

    Immediatamente lamentele, malumori, spavento, lievi forme di panico si sono diffuse tramite gli status di Facebook, i messaggi di Friendfeed, i subnick di Gtalk (sadicamente, il servizio di messaggistica di google funzionava, avvisandoti persino che avevi della posta da leggere in una casella che non potevi raggiungere).

    In pochi minuti, tutta un’umanità gmail-dipendente si è riversata sul web così come si sarebbe riversate per le piazze al gol dell’Italia, ma meno felice. In cerca di conforto, condivisione, consigli, gravida di domande, gonfia di invidia per quei pochi che con qualche accorgimento erano riusciti a mettersi al riparo da un problema del genere.

    Se ci pensate, è durato poco. Ma è bastato a suscitare una serie di interrogativi. Ad esempio, com’è che internet, che dovrebbe essere il regno delle infinite possibilità, ci fa scoprire che alla fine usiamo quasi tutti lo stesso servizio di posta? E com’è che andiamo in ansia così presto, quando di un disservizio postale una volta ci saremmo resi conto dopo un giorno almeno? E non staremo tutti esagerando con quest’ansia di essere costantemente iperconnessi?

    Sono cose che danno da pensare, e sulle quali bisognerebbe fermarsi a riflettere con calma e pacatezza, dicevamo.

    Cominciate voi, io prima devo organizzare un sacrificio agli Dei affinché non succeda mai più.

    Mai.

    Più.

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  3. Percepire

    20 febbraio 2009 /

    Questa è una cosa importante, devi fare attenzione, davvero.
    Ok, vai.
    Te lo ricordi quel discorso dell’inflazione percepita, che abbiamo fatto un paio d’anni fa?
    Quella storia per cui a te sembrava che le stesse scarpe costassero il doppio di prima e che per farti un panino ci voleva la carta di credito, ma era solo un’impressione tua?
    Sì, quella. Ecco, questa crisi un po’ ci somiglia, è una crisi percepita.
    E quindi?
    E quindi dipende tutto da come la affronti, da come ti vedi, dal tuo feeling, dal tuo sentimento.
    Non mi è proprio chiarissimo.
    Ma sì, dai che hai capito. Ottimismo, determinazione, bicchiere mezzo pieno, anzi, pienissimo!
    Quindi io in questo momento sono disoccupato, ma…
    No! Ma che disoccupato! Tu non devi usare quella parola brutta. Tu sei libero sul mercato del lavoro! Sei un’occasione, un’opportunità, una brezza leggera che scompiglia i capelli.
    Sei sicuro?
    Certo, dipende tutto da come percepisci. La crisi è percepita, il mercato è percepito, il lavoro è percepito. Tutto chiaro?
    Penso di sì.
    Ci sono domande?
    Sì, una.
    Vai.
    E se io volessi percepire uno stipendio?
    Ecco, magari ne parliamo la prossima volta.

    (Tutto questo perché volevo condividere con voi, in maniera spero leggera, un momento particolare, fatto anche da una serie di eventi che mi hanno tenuto un po’ lontano dal web. Dopo alcuni anni, la mia storia professionale ha subito un brusco cambio di direzione. Non sto qui a tediarvi, ma è ovvio che a questo accadimento sta seguendo una fase in cui ho nuove esigenze, nuovi pensieri, cerco stimoli diversi, feedback, idee. E comunque tranquilli, il blog non chiude neanche questa volta, e non sparirò. Stiamo qui, qui stiamo. In ricchezza e in povertà, in salute e in malattia, finché noia non ci separi.)

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  4. L’amico è

    8 febbraio 2009 / 10 Comments

    Io davvero non voglio dire niente sul “caso Englaro”, anche perché non saprei bene cosa dire, e mi pare che di gente che ne parla ce ne sia tanta e di cose interessanti (o inquietanti) da ascoltare e leggere ce ne siano molte. Vorrei solo appuntare qua un’osservazione.

    Mi sembra che sempre di più il Governo sia un’entità che si interessa relativamente poco alle questioni sociali (Stai male? Spero tu abbia fatto un’assicurazione. Hai un figlio da mandare a scuola? Se hai i soldi iscrivilo ad una privata. Aumentano i crimini? Comprati una pistola. C’è la crisi? Porta pazienza) e relativamente molto alle questioni personali (Ami una persona del tuo stesso sesso? Abbi la decenza di non dirlo in giro. Vuoi avere un figlio solo quando ti sentirai pronta? Astieniti o arrangiati. Pensi che ad un certo punto di una malattia potresti anche decidere di lasciarti morire? Non è un tuo diritto).

    Giusto per fare un esempio, è come se un amico non ti rispondesse al telefono quando ti servono 100 euro in prestito o una mano per il trasloco, ma si autoinvitasse a casa per spiegarti con chi devi fare sesso e con chi devi sposarti.

    Il che non è esattamente quello che uno desidera da un amico, figuriamoci da un Governo.

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