Il solito, grazie

Nel recuperare un po’ cose scritte nei giorni scorsi, mi sono imbattuto in due post che parlano di argomenti simili, se non dello stesso.

In uno, Squonk parla dell’impressione che spesso sui social network ce la cantiamo e ce la suoniamo tra persone che la pensano allo stesso modo, e manca o viene accuratamente evitato il confronto tra persone dalle idee diametralmente opposte (per quanto sia una pratica sopravvalutata, dice lui).

Nell’altro, Luca Sofri propone un contributo su come i servizi web che selezionano per gli utenti cose interessanti, compatibili e consigliate in base ai gusti già espressi, riducano la ricchezza del mondo e la possibilità di scoprire cose nuove.

Si tratta di teorie affascinanti e anche ben documentate (ricordo un articolo sugli studi in questo senso riportato su Internazionale qualche mese fa, magari qualcuno più bravo di me lo saprà ritrovare-ecco, era l’homophily, grazie a Laura), ma io ultimamente ho una piccola fissa: il sospetto che, pur essendo il mondo visto tramite i blogger e i social network poco rappresentativo della società nei gusti e negli interessi, i comportamenti e gli atteggiamenti che teniamo sul web siano in realtà molto più simili a quelli “tradizionali” di quanto non ci vogliano far credere.

E per questo vi chiedo: ma, prima di internet, voi frequentavate tutti queste persone che la pensavano diversamente da voi? Prima del web, le persone che amano la letteratura passavano i sabati sera con gli ultras della curva nord? Le persone di sinistra leggevano giornali di destra? I nostalgici del ventennio frequentavano le sezioni dell’Arci?

Boh. A me sembra che da quando bazzico internet, ogni tanto un piccolo sguardo a mondi lontanissimi lo lancio. Sia che si tratti di sfogliare on line un giornale che non ho mai comprato, di leggere il post di uno di cui non condivido nulla, di scoprire che la gente si iscrive su Facebook a gruppi che non potevi nemmeno immaginare. Spesso non è proprio un confronto, ma un’occhiata di sfuggita. Rispetto a prima è già tanto, ma forse è un’impressione mia.

14 Responses to Il solito, grazie
  1. bgeorg Rispondi

    non penso si tratti di una critica alla rete che sarebbe sensata quanto una critica alla ruota. Penso sia un modo per riflettere sul modo in cui oggi stiamo mettendo assieme le ruote e quali effetti provoca e se non è il caso di inventare che so il turbo o l’airbag

  2. laura Rispondi

    Il fenomeno delle affinità e del rischio di perdere la ricchezza di un confronto di idee opposte o comunque divergenti era stata affrontata anche in un articolo comparso su Internazionale. Io ne avevo accennato in un post, qui i riferimenti: http://montanari.blogautore.repubblica.it/2008/05/17/homophily/

  3. Achille Rispondi

    Ecco, era proprio quello il riferimento che non ricordavo e a cui accennavo, grazie.

  4. Brain Rispondi

    Interessante questo punto di vista. Lo dico da profana, ma probabilmente l’homophily ha anche a che vedere – sul piano psicologico – con l’affermazione e la conferma della propria identità. Confrontarsi con chi è diametralmente opposto da noi può essere destabilizzante.
    Ciò detto, non sarebbe male sfruttare la facilità che Internet ci dà nell’entrare in contatto con altri mondi, per uscire un pò dal proprio comodo guscio omofilo :)

  5. robba Rispondi

    Io frequento persone che tra loro mai si frequenterebbero e leggo blog che tra loro si detestano (qualcuno è venuto anche alle mani). Squonk e Sofri forse parlano per se stessi.

  6. Alessandro Rispondi

    Giusta osservazione. Sono d’accordo con te: internet non ha ridotto le opportunità di confrontarsi con persone molto diverse da noi, semmai le ha aumentate. In generale credo che il confronto con persone con abitudini, gusti e idee diverse dalle nostre sia una cosa che può arricchire, se presa nel modo giusto, ma può anche, diciamo così, diminuire la qualità della vita. Parlo della vita fuori dalla rete, e quindi anche di una prossimità fisica. Essendo cresciuto in un paese molto piccolo, ho vissuto questo confronto per molti anni. Ci si trovava tutti al bar: studenti, manovali, calciatori, gay e sciampiste, e spesso si usciva tutti insieme. Credo che questa frequentazione ci abbia arricchito a tutti, ma alla fine tutti siamo andati a cercarci situazioni diverse, in cui ci sentiamo più a nostro agio. Ora è piacevole rivedersi, ogni tanto, per usa serata. Ma se poi ci vediamo anche il giorno dopo, non abbiamo più molto da dirci.
    Credo che chi è cresciuto in una grande città magari ha avuto questo confronto forzato fino alle scuole medie, ma dopo ha cominciato a frequentare chi sentiva più affine a lui, e chi si è visto si è visto.

    Il confronto in rete invece è meno impegnativo. Possiamo dare una sbirciatina a mondi lontanissimi, magari provare a capire dei punti di vista opposti al nostro, almeno provare a capire le ragioni che portano una persona a dire certe cose apparentemente insensate e irragionevoli, possiamo anche provare a spiegargli le nostre di ragioni, e questo non può che essere positivo. Anzi, credo che sia La Cosa Positiva della rete, in assoluto.

  7. bgeorg Rispondi

    famo a non capisse
    è ovvio che con le ruote vai più veloce che a piedi, dubito che qualcuno discutesse questo. e con il 4×4 vai più veloce che con la bici. il 4×4 però ha degli effetti sulla tua percezione del viaggio diversi della bici e dei piedi, inoltre è più inquinante di un’auto a gasolio. in compenso può essere parecchio più spazioso e confortevole. insomma, pregi e difetti delle varie possibilità.
    (fuori di metafora: ambienti la cui struttura si costruisce organicamente intorno ai nessi tra individui producono possibilità discorsive – e letteralmente discorsi – diverse rispetto ad ambienti disorganici fondati su individui solo astrattamente collegati. anche solo la dinamica del flusso di informazioni cambia profondamente, essendo spinta da esigenze di socialità e non da fattori competitivi – il che non è necessariamente un bene per le informazioni: nel primo caso potrebbero essere privilegiati i contenuti socialmente convenienti rispetto a quelli astrattamente utili)

    A differenza che in altri posti, per vari motivi nella rete 2.0 le evoluzioni tecnologiche non possono fare a meno degli utenti. in genere questo contributo è inconsapevole, più simile alla differenziazione darwiniana delle funzioni negli automi cellulari. a differenza degli automi cellulari però gli utenti della rete hanno il dono della parola e possono razionalizzare le proprie esperienze per confrontarle e intuire dove preferiscono andare (spesso anche solo dove è più conveniente andare). Oddio, quasi tutti. Questo modo distribuito di guidare la tecnologia in varie direzioni a volte concorrenti e a volte no spiega perché un tecnico che non sia un utente non esiste qui, e per essere tecnici non si debba necessariamente essere esperti di programmazione, ma ad esempio tentare di riflettere sugli schemi relazionali e sul rapporto tra relazioni e macchine ambientali.

    machettelodicoaffare? ;)

  8. adriano Rispondi

    Un assai cospicuo numero di cose altrimenti nemmeno visibili non le vedrei, senza la rete: giornali che per “ideologia” non leggerei mai in cartaceo (WSJ, Libero, Foglio, Giornale…), blog di chi non la pensa come me su un bel cavolo di niente, eccetera. La rete rende la sfera della cultura e frequentazioni “affini” enormemente più estesa di quella reale, con modalità simili, e rende raggiungibili, “prossimali” culture e persone che invece sarebbero irraggiungibili in real life.

    Il fenomeno che segnala Luca Sofri è facilmente aggirabile se si usano anche come punti di partenza contenitori “cherry picked” come ad esempio Arts & Letters Daily, eterogenei per natura. L’aggregatore migliore rimane il cervello umano, e lo sarà per un bel pezzo.

  9. Irish Coffee Rispondi

    la risposta è no, frequentavo gli amici, i ritrovi nei bar, nelle sale da ballo
    ecco questa era la mia “semplice” vita
    dico semplice perchè lanciando un occhio sui giovani di oggi mi rendo conto che era molto semplice
    e forse è proprio l’attaccamento alle origini che mi porta ancora oggi a vivere quella vita semplice
    si prova, ci si butta ecco, ad utilizzare questi canali funzionanti con una semplice spina, non si deve fare nessuna fatica per arrivare, niente macchina e soprattutto se hai alzato pò il gomito niente multe
    ma che ha di reale questo mondo?
    certo le persone lo sono, ma chi alla fine della giornata può confermare di aver veramente conosciuto qualcuno?
    e poi mi chiedo
    ma se staccano la spina che succede?
    forse è stata fatta poca distinzione tra l’utilizzo ed il viverci dentro
    ecco…

  10. Sir Squonk Rispondi

    Naturalmente parlo per me stesso, come chiunque abbia un po’ di sale in zucca. Il mio ragionamento riguarda non il blog, che è luogo di riflessione, ma il social network, che è luogo di conversazione e/o di cazzeggio. E si ha voglia a dire “io”: se “io” è l’eccezione che conferma la regola, vale l’eccezione, ma vale soprattutto la regola. Che è quella che ho descritto (sfruttando anche idee e osservazioni altrui, come quelle di BG). Ribadisco, osservare distaccatamente i thread di FriendFeed, come quelli di Facebook ci mostra per quello che siamo: amiamo stare con chi ci assomiglia. Devo specificare “la gran parte di noi si comporta così”? Ecco, l’ho fatto.

  11. akiro Rispondi

    internet è indubbiamente comoda, permette di sentire più campane stando comodamente seduti in poltrona

    blog e social network sono comunque due cose diverse con scopi differenti, imho

  12. Antar Rispondi

    Io lo facevo. E ancora lo faccio. Dentro e fuori la rete. I socialnetwork non li frequento, però. Che le frequentazioni mi piace ancora caparmele una per una.

  13. antonio Rispondi

    posso portare la mia esperienza in facebook
    ho cercato di essere trasversale mettendo nella mia lista contatti con persone che la pensavano in modo opposto fra di loro (ovvio che io pendevo da una delle parti :-) )))
    la cosa ha funzionato tre mesi.
    io ho più volte provato la tentazione di mettere fuori dei contatti. ma mi sono imposto di non farlo. poi man mano ho verificato che quelli che la pensavano diversamente da me e con i quali interagivo hanno cominciato ad eliminarmi. hanno resistito solo persone con le quali pur avendo visioni opposte non avevo e non ho interagito

    forse a posteriori direi che il limite della mia esperienza è stata proprio di essere intervenuto in prima persona. forse sarebbe stato meglio lasciare che sui miei post si incrociassero pareri diversi di persone opposte.

  14. Francesco Pomona Rispondi

    Lo dico spesso,e me ne sono accorto non molto tempo fa,che da quando mi sono impelagato nei blog sono molto più disposto ad ascoltare le opinioni altrui. Che poi le trovi inutili esattamente come prima,beh questo è tutto un altro discorso.

Rispondi a Irish Coffee Annulla risposta

Your email address will not be published. Please enter your name, email and a comment.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>