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  1. Facebook is here

    30 aprile 2009 / 7 Comments

    Laddove ce ne fosse ancora bisogno, la lista dei segni che ti dicono che Facebook è un “fenomeno” di costume, e altre manie internettare e tecnologiche no, si allunga a dismisura. Di seguito, gli ultimi casi rilevati e rilevanti.

    Ad esempio, un’intera campagna pubblicitaria di una compagnia di telefonia mobile è basata sul fatto che se ti compri quel tale cellulare potrai stare sempre dentro Facebook. Non nel senso che puoi fare questo, questo e quest’altro e anche andare su facebook: questo è proprio proprio fatto apposta per facebook e gli spot radio parlano solo di facebook. Chissa se puoi usarlo per chiamare qualcuno.

    Più interessante: nella spot di un deodorante vengono elencati alcuni dati statistici che descrivono l’universo femminile (ad esempio “73 donne su 100 hanno più di 10 paia di scarpe”). A parte che vorrei sapere dove hanno trovato le altre 27, la cosa importante è che uno dei dati statistici usati è “67 donne su 100 usano facebook”.  (Il fatto che sul dato ci sarebbe da interrogarsi, come qualcuno ha già fatto, in questo contesto è relativo).

    Ma la cosa che mi ha più impressionato: io non avevo mai visto usare le affissioni 6×3 in strada per pubblicizzare dei libri. Pensavo fossero strumenti usati esclusivamente per i film, per la biancheria intima, al massimo per qualche profumo. E invece per la prima volta c’è un libro che si merità questo onore: è un romanzo d’amore, basato su Facebook.

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    Posted in Ueb
  2. Fragoline e fragoloni

    27 aprile 2009 / 8 Comments

    La qualità del tuo blog e dell’immagine che proietti in rete è solitamente ben rappresentata dalle segnalazioni che ti arrivano. E oggi nella mia mail ho trovato il link al video “ufficiale” di Il fragolone, devastante pezzo di tale Marco Marfè, che a quanto pare è stato scartato ai provini di X-Factor, nonostante una coreografica cover di Gelato al cioccolato di Pupo.

    Ve lo segnalo, anche per sottolineare come sia inequivocabilmente figlio di un capolavoro del genere, che non può mancare nella vostra discografia: Il gelatino, di Jo Donatello.

    Grazie alla Signora Maria.

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    Posted in Appunti
  3. L’arte di rimanere in sala

    26 aprile 2009 / 2 Comments

    Salve. Forse qualcuno si ricorderà di un vecchio post di questo blog in cui si parlava del tema “quando bisogna uscire dal cinema? Appena finisce il film o alla fine dei titoli di coda?”. Bene, in quel post lanciavo una modesta proposta: chiedevo ai giornalisti e ai recensori di avvisarci nel caso in cui il film avesse dei “codini” dopo i titoli di coda, in modo da poter rimanere seduti, senza perderci niente.

    Ovviamente la proposta è caduta nel vuoto (beh, non è che questo blog sia il Corriere della sera), però ieri sono andato a vedere Louis Michel (commedia grottesca e divertente, sulla quale però avevo aspettative più alte), e proprio prima dei titoli di testa sullo schermo è apparso per qualche secondo un avviso: “Rimanete seduti fino alla fine dei titoli di coda”.

    E in effetti alla fine del film tutti sono rimasti seduti (tranne due persone che se ne sono andate dopo 20 minuti di film, cosa che ovviamente mi ha fatto rodere dalla curiosità per i 20 minuti successivi), e dopo i titoli di coda c’erano un paio di scene in più, una coda del film. E se la sono goduta tutti gli spettatori.

    Quindi, volevo dire: lo vedete che basta poco?

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    Posted in Biglietti strappati
  4. Cara Daria Bignardi c/o L’era glaciale

    25 aprile 2009 / 5 Comments

    Dunque, ci possiamo dare del tu? Dai, tra noi blogger. Allora, ieri sera ero a casa, e guardavo il tuo pregiatissimo programma, che di solito non vedo, ma solo per il posizionamento nel palinsesto, ben studiato per noi giovani (risate del pubblico).

    Invece ieri sera lo stavo vedendo e lo gradivo, come capitava con Le invasioni barbariche (film che per inciso io odio, mentre adoro L’era glaciale, ma sto divagando), non fosse altro che per il tono delle interviste. Infatti io, come molti altri, sono abituato a vedere quasi solo programmi in cui l’intervistatore si guarda bene dal mostrarsi anche solo lontanamente in disaccordo con l’intervistato, e accoglie le risposte con l’espressione di chi pensa “Mi scusi sa, se sono qui a interrompere il suo monologo, ma lei capisce, il mio ruolo” (il pubblico annuisce convinto).

    Quindi quando vedo interviste come le tue o quelle dell’Annunziata le guardo come si guarderebbe una cosa esotica, in special modo quando l’atmosfera è particolarmente frizzantina, come accadeva ieri con il Ministro Brunetta, o con Fabrizio Corona. E però. (il pubblico aggrotta le ciglia)

    No, tranqulla, non è niente di grave, è solo una piccolissima insoddisfazione. Io capisco il ruolo, il format, la necessità di mantenere il controllo, la difficoltà e tutto quanto. Però ieri sera ad un certo punto Corona, la cui intervista seguivo con una fascinazione totale, e ripetendo mentalmente “questo è il paese reale, questo è il paese reale, questo è il paese reale”, ti ha detto: “Posso farti una domanda?”

    E tu, secca: “No, le domande le faccio io”. Ora io capisco il ruolo, il format, e tutta quella  roba del paragrafo precedente, ma io è da ieri sera mi chiedo: che diavolo di domanda voleva farle Corona? Magari era roba che solo quella valeva 50.000 euro, per come ragiona, o mi avrebbe aperto degli scenari, degli spiragli, che ne so. Insomma, cosa voleva chiederti?

    Per farla breve: mi hai mandato a letto con il dubbio e il tarlo, e non si fa. La prossima volta lascia scorrere, e lascia chiedere, per favore. Che non c’è niente di peggio di un’intervista, lunga e interessante, che però finisce lasciandoti un dubbio, una domanda, un’insoddisfazione. Hai presente quel detto: “è bene alzarsi da tavola con un po’ di appettito?” Ecco, io non sono d’accordo. Rimpinzami, e io la prossima volta tornerò. 
    (il pubblico applaude, saluto, abbraccio, si esce da lì, vero?)

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    Posted in Carissimo amico..., Tele-visioni
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