Cosa si prova?

Ci sono momenti in cui ti sembra che certe indignazioni siano tutte tue, o di un ristretto gruppo di persone che frequenti. Momenti in cui scopri che avvenimenti, dichiarazioni e leggi che tu e altri ritenete soprusi insopportabili, gaffes memorabili, atrocità mentali indifendibili, in realtà alla “maggioranza silenziosa” sembrano cose assolutamente normali, sempre ammettendo che se ne siano accorti.

E però, c’è un’indignazione che mi sembra trasversale: è quel fastidio che si prova vedendo i giornalisti mandati, in caso di omicidi, stragi, incidenti, terremoti, tragedie varie, a mettere un microfono sotto il naso di un sopravvissuto o di un parente di una vittima per chiedere “Cosa si prova in questo momento?”

Quel fastidio io l’ho trovato nei blog, sui giornali, nelle case in cui mi è capitato di vedere un tg, sui treni, nel giudizio sprezzante di una barista con il televisore acceso su un programma mattutino.

Se è un fastidio così diffuso, perché nessuno di quelli là sopra prova a fare un tentativo, cambiando procedure alla prossima tragedia? Non dovrebbe essere difficile: si mandano i giornalisti, si girano dei servizi, si ascoltano gli esperti e le autorità. E poi, nell’intervistare la gente comune, si mandano in onda le risposte, tagliando su quei secondi penosi in cui l’intervistato non dice più nulla, ma la telecamera indugia, aspettando che scoppi in lacrime. E soprattutto, si evita quella domanda: “cosa si prova?”.

Si potrebbe fare un tentativo, appunto. E vedere come va. Magari poi gli spettatori mandarebbero mail di protesta, fax, e-mail, contenenti frasi tipo: “Ehi, ma dove stanno quelli che piangono? Io voglio vedere quelli che dicono cosa si prova quando ti è crollata casa o quando il vicino ti ha ucciso due figli!”. Magari calerebbero gli ascolti (e allora sì, scusateci tanto). Però si potrebbe fare un tentativo.

Perchè se non si prova ad evitare nemmeno un fastidio che appare tanto diffuso, allora cosa si prova?

9 Responses to Cosa si prova?
  1. Smeerch Rispondi

    Provare? What’z ‘provare’?

  2. Damiano Rispondi

    Il giornalismo in questo paese vive e si nutre di autoreferenzialità. Me ne sto dentro un ufficio penso che il pubblico sia una mandria informe a cui far credere ciò che IO penso sia giusto che LORO vedano o ascoltino.

    E’ l’Italietta.

  3. sylvara Rispondi

    io i ” cosa si prova” li metto a parimerito con quelli che intervistano i citofoni. non si possono semplicemente rifiutare di farlo?

  4. Alessandro Bono Rispondi

    Un fastidio espresso solo a parole, nei fatti sono tutti davanti al televisore.

    Se dico che la musica mi fa schifo e continuo a ballare sto solo dimostrando che, alla fin fine, quello che sento mi piace. Probabilmente mi esprimo “contro” solo perché essere un contestatore a parole va di moda. Le persone che vogliono veramente cambiare qualcosa smettono di ballare, magari restando in silenzio.

    Che senso ha criticare i giornalisti se il giorno dopo mi rimetto davanti alle medesime trasmissioni?

    Tutti che agiscono solo a parole ma nessuno che parli con le azioni.

    Cavallo che vince non si cambia.

    Quelli che cavalcano il dolore vincono da anni.

    Alessandro.

  5. luca Rispondi

    Nei fatti siamo davanti al televisore perchè ormai è quella che abbiamo davanti quando mangiamo.. Purtroppo è così
    Però quoto mille volte Akille è corretto al 110%, ho la nausea ogni giorno ormai

  6. Massimo Morelli Rispondi

    Comunque la svolta l’avremo quando sarà un’abitudine per l’intervistato piangente o anche per il casuale passante prendere a calci in culo i giornalisti/e che fanno queste domande.

  7. godzilla Rispondi

    +1 per i calci in culo

  8. Silvio Rispondi

    e tu pensa che c’è gente che ha ‘studiato’ giornalismo, si è fatto tirocinio (e speriamo solo quello) per un posto da inviato e poi…
    Comunque io sono uno di quelli che proprio NON SOPPORTA questo modo di fare.

  9. lester Rispondi

    Visto che alcuni degli indignati sono essi stessi giornalisti, mi piacerebbe che provassero a fornirci uno sguardo dall’interno: perché nelle redazioni non c’è uno che alza una mano e dice “questa è davvero di pessimo gusto”? Davvero pensano che la gente cambia canale se non sente qualcuno chiedere “cosa ha provato”?

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