Questa è la domanda

In Questione di cuore, il nuovo film di Francesca Archibugi, Antonio Albanese interpreta uno sceneggiatore. Il modo scelto per caratterizzarlo è quello di dipingerlo come un piccolo rabdomante, un aspirante indovino, un uomo che prova ad indovinare la vita, i pensieri, le storie di tutte le persone che incontra, delle quali ipotizza il passato prossimo e remoto, spesso indovinando, sempre provandoci. Questa è la domanda, dice, la risposta è la storia.

Un modo delicato di descrivere lo stato mentale di chi per mestiere racconta le storie, o almeno una parte della realtà, andandole a cercare in qualsiasi angolo. Uno stato mentale che forse appartiene a molti di noi, ma che per anni è stato espresso da chi aveva un mestiere che lo richiedesse esplicitamente: scrittori, registi, artisti, in parte giornalisti.

Tuttora è così, ma non solo. Questa tecnologia della quale tanto parliamo  e che usiamo tutti i giorni sta dando, a tutti quelli che si trovano in questo stato mentale, la possibilità  di condividere la storia immaginata con un pubblico, seppur piccolo. Cosa immagini incontrando quella persona in treno?  Cosa voleva dire veramente quella frase criptica che hai letto sul giornale? Cosa ci vedi in quell’ombra sul muro?

Un racconto su un blog, una frase su un social network, una foto sul web. Sono tutti modi per far vedere cosa immagini di fronte alle piccole cose della quotidianità.

La  vita è uno stato mentale, diceva un film bellissimo. Lo è anche il cinema. Forse anche internet.

2 Responses to Questa è la domanda
  1. Andrea Poulain Rispondi

    se il cinema è uno stato mentale internet lo è per forza di cose ma all’ennesima potenza.L’unico problema è la dispersione credo..ma non tocca a noi risolverlo:)

  2. Ulrike Rispondi

    Ho cliccato sul link del film (con la citazione) per capire se lo conosco. No! Comunque le traduzioni assurde dei titoli le facevano anche 30 anni fa. Dall’originale “Being there” sono arrivati a “Oltre il giardino”, e in tedesco si chiama (tradotto) “Benvenuto Mr. Chance” che c’entra ancora meno.

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