Dunque, ci possiamo dare del tu? Dai, tra noi blogger. Allora, ieri sera ero a casa, e guardavo il tuo pregiatissimo programma, che di solito non vedo, ma solo per il posizionamento nel palinsesto, ben studiato per noi giovani (risate del pubblico).
Invece ieri sera lo stavo vedendo e lo gradivo, come capitava con Le invasioni barbariche (film che per inciso io odio, mentre adoro L’era glaciale, ma sto divagando), non fosse altro che per il tono delle interviste. Infatti io, come molti altri, sono abituato a vedere quasi solo programmi in cui l’intervistatore si guarda bene dal mostrarsi anche solo lontanamente in disaccordo con l’intervistato, e accoglie le risposte con l’espressione di chi pensa “Mi scusi sa, se sono qui a interrompere il suo monologo, ma lei capisce, il mio ruolo” (il pubblico annuisce convinto).
Quindi quando vedo interviste come le tue o quelle dell’Annunziata le guardo come si guarderebbe una cosa esotica, in special modo quando l’atmosfera è particolarmente frizzantina, come accadeva ieri con il Ministro Brunetta, o con Fabrizio Corona. E però. (il pubblico aggrotta le ciglia)
No, tranqulla, non è niente di grave, è solo una piccolissima insoddisfazione. Io capisco il ruolo, il format, la necessità di mantenere il controllo, la difficoltà e tutto quanto. Però ieri sera ad un certo punto Corona, la cui intervista seguivo con una fascinazione totale, e ripetendo mentalmente “questo è il paese reale, questo è il paese reale, questo è il paese reale”, ti ha detto: “Posso farti una domanda?”
E tu, secca: “No, le domande le faccio io”. Ora io capisco il ruolo, il format, e tutta quella roba del paragrafo precedente, ma io è da ieri sera mi chiedo: che diavolo di domanda voleva farle Corona? Magari era roba che solo quella valeva 50.000 euro, per come ragiona, o mi avrebbe aperto degli scenari, degli spiragli, che ne so. Insomma, cosa voleva chiederti?
Per farla breve: mi hai mandato a letto con il dubbio e il tarlo, e non si fa. La prossima volta lascia scorrere, e lascia chiedere, per favore. Che non c’è niente di peggio di un’intervista, lunga e interessante, che però finisce lasciandoti un dubbio, una domanda, un’insoddisfazione. Hai presente quel detto: “è bene alzarsi da tavola con un po’ di appettito?” Ecco, io non sono d’accordo. Rimpinzami, e io la prossima volta tornerò.
(il pubblico applaude, saluto, abbraccio, si esce da lì, vero?)

Andrea Poulain
voleva chiedergli se c’aveva da cambiare 100 euri, falsi naturalment..
carotenuto giovanni
è tutto molto squallido, per me Daria è sprecata in quel programma banale di interviste stiracchiate
luisa bergamini
Cara Daria, sto leggendo su ” Il Resto del Carlino ” un brano del libro da te scritto sui Lidi Ferraresi.La simpatia che provo per te è totale. Solo tu , in ogni tua trasmissione, riesci a porre le domande agli intervistati che ,, sono le stesse che farei io, ( ma perchè nessun altro giornalista riesce a penetrare così profondamente nelle questioni da ottenere le risposte più impossibili dagli ospiti presentati? ) Io sono per metà ferrarese, come te, e intrigante quasi come te. Forse è una caratteristica della gente di questa città, che con aria cosi semplice e pacata riesce a far dire quello che vuole sia detto. Passiamo al brano del tuo libro. Lo comprerò sicuramente; è come se lo avessi scritto io.Abito a Bologna ma ho da 20 anni un appartementino ( come lo avevi tu) al Lido degli Estensi, frequento lo stesso Bagno Moderno e compero il Carlino alla stessa edicola dove lo compravi, così come mi spingo a Porto Garibaldi per comprare il pesce ( Da Cavalieri D’Oro ) e prendo il traghetto, come usavi fare tu. Non è un gran chè quello che ti scrivo, ma trovo in te quella strana saggezza, quell’entusiasmo, quella pulizia e schiettezza di noi della ” bassa “. Io non scrivo libri, solo un po’ di poesie e sono pittrice. Se hai tempo puoi vedere il mio sito. Sarei felice di conoscerti, di verificare dal vivo la tua grande capacità introspettiva, la tua grandiosa comunicazione. Ti abbraccio Luisa Bergamini
fabbri paolo
Gentile Daria Bignardi,
ho letto il Suo libro “Non vi lascierò orfani”. Da ferrarese di una generazione in più, ho apprezzato molto e trovato sia assonanze che coincidenze(gli studi a Ferrara,il nonno- e la mamma- repubblicano, il papà impegnato inagricltura(Cons Agrario) e altre per cui non c’è spazio. Ho pure io scritto qualcosa con motivazioni simili alle Sue. Vorrei poterle inviare il mio libro”AveMaria per l’ebreo Vita Finzi” Greco & Greco Ed. MI oppure, se preferisce per la privacy, può procurarselo Lei in libreria. E’ anche questa, una storia di famiglia nella Ferrara del 1943- 45. Mi farebbe molto piacere un Suo breve commento. Sono anche io giornalista anche se questa non è la mia professione. Con viva cordialità.
paolo fabbri