Ultima chiamata per la rivoluzione

Strizzò gli occhi e guardò oltre la barricata: una notte mal illuminata gli impediva quasi di distinguere gli uomini dei reparti speciali, appostati vicino ai blindati e nascosti dietro gli scudi antisommossa. Respirò più forte del solito, e continuò  a fissare senza essere certo di vedere. Pensò che erano più armati, meglio organizzati, decisamente più preparati, ma sicuramente erano stanchi.

Erano stanchi anche i suoi compagni, pensò, e si girò verso quei ragazzi con cui condivideva il compito di difendere la postazione dalle cariche delle forze dell’ordine. A dire la verità erano distrutti, erano donne e uomini stremati da giorni di corse e di fughe, di corpo a corpo, di botte date e prese. Erano a pezzi, ma ricambiavano i suoi sorrisi. Perché avevano dentro una forza e un’energia che non può avere chi lotta perché è il suo lavoro, perché gli viene ordinato.

Loro, invece, stavano facendo la rivoluzione. Rise mentre ci pensava, rise di quei politici, opinionisti e commentatori che ora non sapevano più che pesci prendere. Per anni avevano trattato la sua generazione come un gruppo di superficiali, passivi e senza palle. E ora che le strade bruciavano e la rivolta dilagava come un fiume in piena, nessuno ascoltava più i loro giudizi preconfezionati.

Non avevano capito nulla di loro, proprio niente. La sua generazione li aveva sconvolti in un attimo, dopo anni a subire qualsiasi cosa, ad accettare passivamente i contratti da precari, gli stage reiterati e non pagati, le scuole senza gessi e lavagne, l’informazione distorta, le tasse senza servizi,  lo sfruttamento delle popolazioni, gli ospedali sempre pieni, le imposizioni medievali.

Ma chi pensava che la sua generazione non si sarebbe mai ribellata, aveva scoperto troppo tardi di essersi sbagliato. Ora la città era sottosopra, e grande la confusione sotto il cielo. Avevano provato a fermarli con la forza, non ci erano riusciti. E ora erano loro ad aver lanciato l’ultimatum.

Una settimana. Non un giorno di più. Questo era il tempo concesso per abbassare il prezzo di quei telefonini perfetti per navigare, fotografare e tenersi in contatto con gli amici. Per non parlare del design ultra-cool.

Questo era quello che chiedevano, e su questo non si sarebbero lasciati mettere i piedi in testa da nessuno.

8 Responses to Ultima chiamata per la rivoluzione
  1. #6 Rispondi

    Quasi Fredric Brown.

  2. Anna Maria Rispondi

    Peccato che non ci sia il pollice alzato come su facebook (:-O), comunque, mi piace lo stesso :)

  3. Anna Maria Rispondi

    e, comunque, ci vuole un certo “cubismo delle due sfere” per lottare per una gusta causa o.O

  4. gerri Rispondi

    capolavoro!

  5. EmmeBi Rispondi

    Like Akille

  6. Rudy Bandiera Rispondi

    Cazzo che bello, bello davvero. All’inizio non so il perchè ma mi sono proiettato all’interno di Fahrenheit 451 di Bradbury, anche se non è ci azzecca tantissimo.
    Ma si sa, a volte l’immaginazione è bizzarra.
    Ma si può anche sapere quale sarebbe quel telefonino? No perchè io avrei un casco ed un passamontagna qui con me :-)

  7. Milla Rispondi

    M I T I C O !

    Siamo pronti!
    La brigata del 719!

  8. [...] Ultima chiamata per la rivoluzione Strizzò gli occhi e guardò oltre la barricata: una notte mal illumi... liquida.it/notizie/www/2010/07/13/10090110/mobatar-nypd-blue-nicolas-cage

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