Brunori Sas e il mio disco dell’estate

Come ogni estate, ci sono dischi di cui parli perché li reputi belli, dischi di cui parli perché ti ossessionano, e dischi di cui parli perché ti ci sei affezionato.

Anche quest’anno io ne ho uno che rientra nell’ultima categoria, ed è quello di Brunori Sas. Trattasi del primo disco di un cantautore calabrese, che rinogaetaneggia acusticamente e che se volete potete ascoltare integralmente cliccando qui. Quella che segue non è una recensione, sono appunti presi ascoltando.

“Ingollavo Peroni e iniziavo ad urlare delle pene che solo ti sa dare l’amore”

Il primo sguardo d’amore con questo disco è scoccato all’ascolto di Guardia ’82, traccia contenuta della compilation di RockIt per l’estate 2009, consigliata qui. C’ho messo un po’ a capire che la Guardia di cui si parlava era quella piemontese, sulle coste della Calabria. Su quelle spiaggie si posizionano le canzoni di Dario Brunori che, citando Bruno Lauzi dice “”Io scrivo solo canzoni tristi, perché quando sono felice esco”.

“Le ginocchia sbucciate, il pallone bucato da un vicino incazzato”

Ecco, le canzoni di Brunori Sas sono più o meno tutte tristi, ma senza essere lagnose, che sono tristi essendo consapevoli che la tristezza ci sta. Ed essere triste non ti rende speciale, o più bello.

“Il calcio è la sola religione del mondo, che ho intorno”

Le canzoni di Brunori Sas parlano di piccole cose, di spiaggie, di falò, di storie d’amore, di un Paolo che prega Dio, ma anche Padre Pio, e che sogna una donna da portare in giro sulla Panda. Parlano di paese reale, almeno ad occhio. Di un paese reale che mi è sembrato di vedere spesso, in cui si pensa al mutuo, al calcio, ad un lavoro che sia pagato.

“Avevo 10 anni ma pensavo già alle donne e chiuso dentro il bagno amavo Edwige Fenech”

E quando Brunori esce da questo paese reale e da questa normalità lo fa parodiando, e canzonando. O almeno questo è quello che ho inteso io ascoltandolo, come se fosse uno che conosco e che sta cantando nella sala da pranzo di casa mia.

“Il tuo splendor mi fa morir di nostalgia”

Perché ognuno le canzoni se le interpreta un po’ come vuole, e io questo disco ho scelto di sentirlo come se facesse parte del mio mondo, aiutato anche dalla cover che lo chiude. Stella d’argento, originariamente di Gino Sant’ercole. Una canzone che  per me esisteva solo nelle feste di piazza ad agosto in Calabria, almeno fino a Brunori Sas.

Brunori Sas, Vol 1. Pezzi consigliati: Come stai, Guardia 82, Italian Dandy, Paolo.

5 Responses to Brunori Sas e il mio disco dell’estate
  1. m Rispondi

    :-) piace a m

  2. Anto Rispondi

    Non riesco a smettere di ascoltarlo in loop su rockit…vado a comprarlo! :)

  3. [...] da Akille una Cit. di Bruno [...] ... viditu.it/2009/08/vacansia
  4. leobloom Rispondi

    cd semplice e stupendo =O)

  5. [...] del 2009 il sottoscritto si innamorava del disco di Brunori Sas, scoprendolo grazie al nostalgico brano ... akille.net/2010/06/16/un-anno-dopo

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