Pare che domani sera Patrizia D’addario sarà ospite di Anno Zero. Pensate a quanto rosicherebbe Vespa se Santoro portasse in studio un plastico del lettone di Putin.
Tra i blogger e i frequentatori di social network si trovano molti amanti dei giochi di parole, del titoletto ben costruito, della battuta fulminante. Per questo motivo si trovano spesso in giro citazioni e rilanci delle prime pagine del Manifesto, da anni basate su titoli “giocosi”, apprezzati anche da chi non legge quel quotidiano.
Ogni volta che comincia una discussione su questi titoli, i partecipanti ricordano sempre i loro preferiti, e uno dei più citati (se non il più citato) è l’irriverente “Il pastore tedesco”, lanciato in occasione dell’elezione di Ratzinger.
Proprio ieri ho partecipato ad una di queste discussioni, ricevendo due informazioni che non conoscevo, una delle quali molto triste. La prima è che il titolo “Il pastore tedesco” era stato suggerito al Manifesto da Ivan Bonfanti, responsabile esteri di Liberazione.
La seconda è che Ivan, che non ho mai incontrato anche se ho scoperto alcuni amici in comune, è morto a 37 anni, l’estate scorsa. Me ne parlano un gran bene, e mi dicono che i suoi amici hanno aperto un blog per ricordarlo, e che stanno lavorando a delle iniziative in sua memoria, come un premio di giornalismo.
Se volete saperne di più, sta tutto su Ivanbonfanti.com.
Chiambretti è un’icona della televisione italiana. O meglio, Chiambretti è un’icona della televisione “alternativa” italiana, quella fatta per chi di solito la televisione non la guarda, o la guarda criticandola. Ha raggiunto il suo successo abitando fasce orarie e generi considerati marginali e ha lanciato una serie di stili, usi e costumi sui quali altri campano ancora anni dopo. È riuscito a scavalcare il recinto di questa (seppure grande) nicchia, arrivando persino sul palco di Sanremo, senza bruciarsi e ricordando la strada per tornare indietro. È uno degli ultimi baluardi del concetto di “seconda serata” (che ormai comincia a mezzanotte) e riesce ancora a proporsi come il “ragazzino terribile” della tv italiana. A 50 anni.
Negli ultimi anni i miei orari da spettatore e i suoi da conduttore coincidevano poco, e ieri sera ho visto qualche minuto di un suo programma dopo un bel po’ che non succedeva. E ho visto un momento in cui lo spettacolo era costituito prima dal gran sedere di una ballerina agitato a poca distanza dalla poltrona di un signore che dovrebbe rappresentare i conservatori, poi da una serie di frasi di Alfonso Signorini riportate dallo stesso Chiambretti mulinando le braccia come “devono” fare i gay, infine dall’ingresso di Alba Parietti, per l’ennesima volta nel ruolo di bellona della sinistra italiana.
Poi non ho guardato più, e mi è rimasto il dubbio: sono io che mi sono infighettito negli anni, è lui che si è arenato o sono stato molto sfortunato e dovrei dargli un’altra possibilità?
Il nuovo di Tarantino, il nuovo di Woody Allen, District 9, The age of stupid, il nuovo di Spike Jonze, The informant, La doppia ora, Up, e per fortuna ho già visto Videocracy e Totoro.
Era da un bel po’ di tempo che non mi capitava di avere una lista così nutrita di film che trovo interessanti o stuzzicanti tra quelli in sala e in uscita, e così tanta voglia di andare al cinema.

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