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Leggendosi

12 ottobre 2009 / 1 Comment

Ieri sono andato per la seconda volta (da accompagnatore e non da partecipante) alla manifestazione Fotoleggendo. E per la seconda volta sono stato colpito da quel fenomeno interessantissimo che è “la lettura del portfolio”.

In sintesi, funziona così: c’è un concorso fotografico al quale possono iscriversi tutti, professionisti e appassionati. La prima fase di scrematura del concorso avviene in presenza del concorrente. Cioè tu ti iscrivi, arrivi la mattina con il tuo book con dentro le foto che hai scelto, ti presenti di fronte a un professionista (un fotografo, un docente di fotografia, un curatore di mostre, un editor) e quello ti fa sedere, guarda le tue foto, ti dice non solo se passerai o meno alla seconda fase del concorso, ma per quale motivo, illustrandoti i pregi e i difetti del tuo lavoro, gli aspetti sui quali dovresti migliorarti, i vizi che devi abbandonare.

A quel punto i selezionati consegnano il portfolio  alla giuria, ma da lì in poi diventa un concorso normale, e mi interessa poco. La fase veramente interessante è la prima. Anche perché, ma io me ne intendo poco di fotografia, non avevo mai visto prima una cosa del genere, e l’ho trovata straordinaria.

Perché qualsiasi sia la tua passione, una delle più grandi difficoltà è sempre quella di riuscire a confrontarsi, quella di “avere un parere” sulle cose che fai, sull’idea per la quale stai investendo tempo, passione, a volte soldi. E pur capendo quanto questa cosa sia fattibile per la fotografia, molto complicata per la musica, praticamente irrealizzabile per il cinema e per la letteratura, ho pensato a quanto sarebbe bello diffondere la filosofia di questa competizione.

Un concorso nel quale non ti limiti a mandare il materiale per poi aspettare il responso “ho vinto-non ho vinto”, ma grazie al quale hai la possibilità di sentirti dire perché non andava bene, nel quale hai modo di vedere cosa portano le altre persone, quali sono non solo i casi di eccellenza ma anche la media, la mediocrità, il “c’è chi sta peggio di me”.

Per non parlare dell’esperienza notevole di vedere un critico parlare del tuo lavoro proprio lì davanti a te, e magari davanti ad altre persone che assistono. Roba che ti forma, per non dire che ti segna.

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Posted in Varie ed eventuali
  1. 14 ottobre 2009

    Smeerch

    Ecco, appunto. Noi non saremmo critici letterari, ma quando le leggiamo le prime cose che hai scritto? :)

    Reply  

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