Dice Tremonti che bisognerebbe tornare al posto fisso. O meglio, che bisognerebbe ritornare a considerare il posto fisso come la base della nostra società. Una dichiarazione alla quale verrebbe voglia di rispondere con un “Fosse semplice!”, ma alla quale in molti replicano sdegnati, sostenendo che si tratta di una soluzione vecchia e ormai datata, una “ricetta del secolo scorso”.
Bene, aggiungo io, perché il posto fisso è una cosa davvero del secolo scorso, con quel sapore di antico e quelle abitudini che sanno di muffa come lo stipendio puntuale, le ferie garantite, la malattia pagata, la busta paga.
Ecco, la busta paga, che cosa del secolo scorso, concorderete con me. A cosa serve, oggi come oggi, una cosa vetusta come la busta paga?
A parte, s’intende, quando te la richiedono per accendere un mutuo, affittare una casa, accedere ad un prestito, rilasciare una carta di credito, acquistare a rate un’auto, un motorino, un frigorifero, una lavatrice, una cucina, un computer, un televisore e tutte quelle altre cose del secolo scorso?

LucaMarja
bravo, bravo, bravo, bravooo!!!
non ti dico se ti trasferisci all’estero, tipo in UK. finisci in una scala di Escher secondo la quale (1) non puoi aprire un conto in banca se non hai un contratto di affitto che attesti la tua residenza (2) non puoi avere un contratto di affitto se non hai un datore di lavoro che ti paghi uno stipendio fisso (3) non puoi avere uno stipendio fisso se chi effettua i pagamenti non ha un conto dove spedirti i soldi – ritorna al punto uno. Credo di esserne uscito ricorrendo all’iperspazio, non ricordo
Achille
L’ho già scritto altrove, ma ribadisco che la nostra è una Repubblica fondata sulla busta paga. Non so negli altri posti, ma tendo a fidarmi.
ottanta/cento
C’è un vantaggio a non cambiare idea. C’è un vantaggio a restare fermi, ben inchiodati sul pavimento delle proprie convinzioni. C’è un vantaggio a non rincorrere i nuovi modelli a rischio di passare per quelli del secolo scorso. Il vantaggio è che un giorno, quelli dei nuovi modelli fanno marcia indietro e tu non ti devi muovere. Certo, s’ingrassa.
Kerub
e gli imprenditori, senza posto fisso, come fanno?
Marco
Ma dai, anche il tuo è un po’ un post del secolo scorso
Tutte le cose che dici si possono ottenere tranquillamente – nel caso dei liberi professionisti – esibendo la dichiarazione dei redditi al posto della busta paga.
achille
Marco, è che tra i liberi professionisti e i dipendenti c’è tutto un popolo che può vantare la flessibilità di un professionista senza esserlo, fatto di precari, assunti a tempo determinato, contrattisti a progetto, stagionali. Se per questi la situazione è migliorata ultimamente me ne rallegro.
Achille
Rispondo anche a Kerub, perché questa non è una polemica contro gli imprenditori. Io credo che uno dei problemi del nostro tempo sia questo tentativo di far passare l’idea per cui uno che non è dipendente è “imprenditore di se stesso” o “libero professionista” o “frelance” o vattelapesca. C’è un sacco di gente che è tecnicamente un dipendente (deve presentarsi in un certo luogo tutti i giorni in un certo orario e per un certo numero di tempo, deve giustificare le sue assenze, non ha la possibilità di alzare le sue tariffe se non per un accordo con il datore di lavoro, non può organizzare il suo impegno nel suo tempo) viene inquadrata come se si trattasse di professionisti, ma senza le adeguate prospettive di guadagni. Queste persone secondo me hanno un problema, che è quello che cercavo di accennare nel post. Poi è un discorso più ampio, concordo, ci vorrebbe più tempo e anche maggior approfondimento.
bicefalus
In italia la flessibilità è stata raggiunta non dando certezze ad una sempre maggiore fetta dei lavoratori.
Lavoratori che non hanno certezza del domani eche non vengono curati in maniera corretta dalle aziende che investono sempre meno nella formazione del dipendente.
Il lavoratore viene tenuto sul filo perchè con il pungolo di non avere la certezza del da dove gli verrà lo stipendio domani lavorerà come un ciucco senza mai avanzare pretese.
Così facendo non si ottiene un lavoro di qualità ma solo un lavoro di quantità.
Si dovrebbe investire nella formazione del dipendente il quale motivato dall’azienda dovrebbe lavorare meglio.
Certo è che la rigidità del sistema non deve impedire di fare investimenti sulla forza lavoro ingessando un sistema dove quando il lavoratore te lo sei portato a casa rimane li fino a che l’azienda non va in sofferenza.
Credo che per troppi motivi si sia costruito un sistema di conflitto azienda dipendente dove il dipendente frustrato cerca di fare il meno possibile ed il padrone guarda in cangesco il lavorare poco prono al lavoro.
Dovremmo cambiare totalmente il modo di lavorare e di pensare rendendo davvero il lavoratore stakeholder in modo che sia per tutte le parti in causa un investimento a lungo termine.
Poi questo non è ovviamente vero per tutti i lavori e per tutte el professioni.
giò
Akì, mi permetto con un po’ di ritardo (dovuto a viaggio di lavoro, datosi che sarei tecnicamente un professionista) di prendere spunto dalla tua frase: “come se si trattasse di professionisti, ma senza le adeguate prospettive di guadagni” per farti notare che l’equazione professionista=guadagno un mare di soldi, è roba del secolo scorso. Purtroppo
Achille
No Giorgio, hai ragione, è che pensavo soprattutto a chi all’incertezza della professione unisce anche il guadagno fisso e senza possibilità di farlo aumentare. Però non volevo dire che il professionista guadagna automaticamente un sacco di soldi.