10 anni fa
La prima edizione del Grande Fratello l’ho vista all’epoca in cui, poco più che ventenne, lavoravo per un portale internet. Ci ho scritto anche alcuni articoli, guardandolo tutte le sere con il piglio dello pseudo-critico televisivo, l’antropologo del giovedì che si chiedeva come sarebbe stato un programma così strano, in cui in televisione ci andavano delle persone comuni, alle quali non si richiedeva di fare nulla di diverso dall’essere se stesse.
Le edizioni successive le ho guardate sempre meno. Il sociologo dilettante si riteneva soddisfatto nel guardare la prima puntata per valutare il casting e poterne sproloquiare un po’, per poi passare ad altro nelle settimane successive. Delle edizioni più recenti non ho praticamente visto nulla.
La prima puntata dell’edizione numero 10 l’ho vista quasi tutta. E la cosa che più mi ha colpito è stata la presenza di un diciottenne, uno che al momento della prima edizione aveva 8 anni e che, per sua stessa ammissione, è cresciuto guardando quella casa e pensando “tanto prima o poi ci sarò io là dentro”.
È una generazione, ormai arrivata alla maggiore età, composta di persone che considerano normale quello che noi ritenevamo eccezionale e forse disprezzabile. Il bivaccare in tv di persone senza nessun talento né abilità specifica, l’ascesa al successo da parte di gente che ha come mestiere quello di mostrare la propria intimità (e molto spesso i traumi familiari) per loro sono cose normali come per noi erano i cartoni animati e i telefilm del pomeriggio.
Non più una bizzarria della quale discutere e magari indignarsi, ma la normalità, forse anche il metodo più naturale per arrivare alla fama. Non mi metto certo a fare lo stupito o il moralista, però è una cosa della quale ogni tanto bisognerà ricordarsi.
12 commenti a “10 anni fa”
Smeerch (27 ott 2009 alle 21:19)
Una piccola/grande precisazione. Non l’ascesa al successo, semmai “l’ascesa alla popolarità”. Per me sono e rimangono due cose distinte.
EmmeBi (27 ott 2009 alle 21:56)
Anche a me aveva colpito molto questa frase.
Un po’ come me con i Giochi Senza Frontiere (“mamma, perché sono nati qui a Livorno e non a Alassio o a Jesolo? Ma quando sarò grande mi trasferirò lì, cosi potro partecipare al “Fil Rouge”)
david (27 ott 2009 alle 22:11)
Guardando oggi il Grande Fratello Pietro Taricone emerge come un ragazzo di buone letture
Gianma (27 ott 2009 alle 22:36)
È una generazione, ormai arrivata alla maggiore età, composta di persone che considerano normale quello che noi ritenevamo eccezionale e forse disprezzabile.
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Sì ok ma non generalizziamo. Io ho 20 anni ma non voglio essere associato a tipi come loro. Beh in effetti io non mi considero neanche della mia generazione, ok generalizziamo.
Achille (27 ott 2009 alle 22:44)
come si dice in altri luoghi… like al commento di Gianma :)
Enrico (28 ott 2009 alle 8:57)
“in cui in televisione ci andavano delle persone comuni, alle quali non si richiedeva di fare nulla di diverso dall’essere se stesse.”
Io non sono affatto d’accordo su questa frase. Non credo che alle persone che partecipano – o partecipavano – a questa trasmissione fosse richiesto di essere persone comuni, bensì di rientrare in un certo schema vendibile con profitto in televisione. Mi sembrano due cose piuttosto diverse sulle quali forse non si ragiona a sufficienza.
Marco (28 ott 2009 alle 9:26)
Che tristezza… Per no Il grande fratello era solo un grande romanzo.
trescoz (28 ott 2009 alle 22:02)
10 anni fa iniziai la mia guerra personale contro i reality. Proseguì per qualche anno ancora, non ricordo fino a quale, e lentamente si concluse. Oggi sono indifferente. 10 anni fa c’era ancora della buona tv o almeno mi sarebbe piaciuto vederne di buona, ricordo benissimo che nel 2002 ci si scagliava ancora contro la De Filippi e tutta la sua prole. Oggi davvero non gliene frega più a nessuno. Nel ‘99 non avevo ancora 18 anni. Anche per me sarebbe stato interessante guardarlo con piglio interessato-distaccato, fondamentalmente snob, ma non si lasciava prendere in nessun modo :)
Achille (29 ott 2009 alle 10:23)
Enrico, la tua visione sarebbe più consolante. Secondo prendono gente di un certo tipo, ma non è che gli chiedono di essere in un certo modo. Lo sono.
Silvia (29 ott 2009 alle 11:31)
Ho una sorellina di 18 anni(abbiamo 10anni di differenza) che, per fortuna, non “considera normale quello che noi ritenevamo eccezionale e forse disprezzabile”. sempre per fortuna, come diceva qui sopra Gianma, non credo sia un fatto generazionale ma più semplicemente di educazione. E non darei nemmeno tutti i torti ad Enrico. E’ un format, è stato costruito, è un tipo di programma dedicato ad un certo target, come dici tu:”prendono gente di un certo tipo, ma non è che gli chiedono di essere in un certo modo. Lo sono.”. Vero. E con “un certo tipo” stai già definendo uno spicchio di società. Ma non credo tu debba limitarlo ad un fatto anagrafico come l’anno di nascita.