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La doppia ora italiana

Ho visto con colpevole ritardo La doppia ora. Dico colpevole ritardo perché avevo letto che il film meritava la visione e la visione ha confermato il merito.

Il merito sta soprattutto nell’uscire dai soliti schemi del cinema italiano, quelli per i quali tu guardi il cartellone pubblicitario di un film in uscita e già ti vedi trentenni benestanti e metropolitani in crisi d’identità, madri depresse e vogliose di riprendersi la loro giovinezza, famiglie che oscillano senza mezze misure tra la tristezza infinita e il volemose bene.

La doppia ora è invece un film diverso, che prova a giocarsela su strade che solitamente non battiamo più. C’è il thriller, c’è il mistero, c’è una storia non così prevedibile, un colpo di scena non telefonato, una confezione che per buona parte del film ti porta a interrogarti non solo su dove vogliono andare a parare questi, ma anche su che tipo di film stiano facendo. E c’è una spiegazione che arriva proprio quando ti sembrava che si stessero cacciando in un vicolo cieco.

Poi il film ha i suoi difetti, ovviamente. Quando fai un film ambizioso, una storia che sta in bilico tra il credibile e l’incredibile, sfidi lo spettatore a interrogarsi nelle ore successive per ripercorrere la trama e vedere se torna tutto, e questa è una sfida dalla quale escono malconci anche film blasonati.

Ma se davvero ci dà fastidio quella deriva che spesso si intravede nel nostro cinema, quella che porta verso il produrre lo stesso film ogni anno e più volte all’anno, allora un film come questo bisogna solo incoraggiarlo.

  1. 1 commento a “La doppia ora italiana”

  2. Emanuela (13 nov 2009 alle 11:07)

    Ci andrò, sicuramente, non solo per l’ammirazione verso filippo timi. Unica nota pre-film: ma perchè la vasca da bagno è presente in un sacco di thriller? :)

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