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Figlio di quell’altro

30 novembre 2009 / 16 Comments

Stamattina sta riscuotendo un certo interesse in rete la lettera aperta che Pierluigi Celli (direttore generale della Luiss nonché ex direttore della Rai) ha scritto a suo figlio, laureando, per invitarlo a lasciare l’Italia, paese che non dà spazio al merito e all’onestà.

E io sarò populista, ma leggendo questa lettera priva di speranza ho pensato a che razza di missiva dovrebbe scrivere a suo figlio uno che alla Luiss fa, che ne so, le pulizie.

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Posted in Italia Italia
  1. 30 novembre 2009

    sonosoloio

    magari gli dice di restare e di fare l’idraulico o il carrozziere

    Reply  
  2. 30 novembre 2009

    Gatto Nero

    Mah, sì Achille, c’hai ragione.
    Però in questi periodi di crisi è facile fare il cane contro cane: è una lotta fra poveri.
    Sarà ricco, sarà in una posizione migliore del mio povero padre o di quello di chissà chi altro, però: ha torto?

    Reply  
  3. 30 novembre 2009

    Alberto

    Forse non ha torto, però la possibilità che il figlio di Celli lavorasse all’estero sarebbe stata alta (se davvero è bravo) a prescindere da questa lettera. Se invece è una mezza tacca, leggerà la lettera e poi chiederà al padre di inserirlo in qualche cazzo di consiglio d’amministrazione…

    Reply  
  4. 30 novembre 2009

    Achille

    Per gatto nero e altri (anche in altri luoghi): avete ragione, ma guardate che non voleva essere un attacco a Celli (se lo fosse sarebbe stato più deprimente), ma proprio un moto di sconforto. Del populista me lo sono dato da solo.

    Reply  
  5. 30 novembre 2009

    betulla

    Certo che se tutti i migliori se ne andranno, sarà solo sempre peggio!
    e darsi un po’ da fare???

    Reply  
  6. 30 novembre 2009

    barnabo

    ma pensate al povero figlio che magari si era fatto due conti e si era detto:”che me frega de studià, mo ce pensa papà a sistemamme”…..fregato in mondovisione!!!! :-)

    Reply  
  7. 30 novembre 2009

    Gatto Nero

    Darsi un po’ da fare come?
    Siamo tutti una generazione di precari. E non potremo smettere di essere precari prima dei 30 anni, se non oltre.
    Non ci danno ruoli di responsabilità. Magari non siamo bravi noi, chissà. Magari siamo solo fortunati. Magari non siamo abbastanza alla moda. La realtà è che non abbiamo spazio.
    Che tipo di lotta dovremmo fare? Scendere in piazza? Ti va di scendere in piazza con me?

    Reply  
  8. 30 novembre 2009

    mario

    che razza di missiva dovrebbe scrivere a suo figlio uno che alla Luiss fa, che ne so, le pulizie?
    Potrebbe chiedergli direttamente questo: link
    ;-(

    Reply  
  9. 30 novembre 2009

    Broono

    http://www.giornalettismo.com/archives/43288/caro-papa-perche-non-te-ne-vai-tu-la-risposta-di-un-precario-a-celli/

    Reply  
  10. 1 dicembre 2009

    Rob

    Celli mi ricorda D’Alema, che ogni due anni annuncia che “la mia generazione deve fare un passo indietro, e io voglio dare il buon esempio”. Ogni due anni, fanno già quasi 10.

    Reply  
  11. 1 dicembre 2009

    Atos

    Tra detrattori e sostenitori, mi ritrovo in una via di mezzo: personalmente non critico Celli, lo stimo come uomo di cultura e anche come dirigente. Tra l’altro quello che denuncia nella sua lettera lo condivido, mi trovo distante da quello che consiglia a suo figlio, non tanto per la soluzione (andare all’estero) ma per la motivazione (qui sarebbe fottuto).

    E, allora, tutti quelli che restano per amore o per forza, sono fessi, impediti o vigliacchi ?

    Reply  
  12. 2 dicembre 2009

    mgap

    Perche’ Repubblica correda la lettera con due foto di Universita` e non, chesso’, un vagone dell’ES* Milano-Roma, la redazione di un giornale, o lo struscio natalizio a Cortina?

    Reply  

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