Figlio di quell’altro
Stamattina sta riscuotendo un certo interesse in rete la lettera aperta che Pierluigi Celli (direttore generale della Luiss nonché ex direttore della Rai) ha scritto a suo figlio, laureando, per invitarlo a lasciare l’Italia, paese che non dà spazio al merito e all’onestà.
E io sarò populista, ma leggendo questa lettera priva di speranza ho pensato a che razza di missiva dovrebbe scrivere a suo figlio uno che alla Luiss fa, che ne so, le pulizie.
16 commenti a “Figlio di quell’altro”
sonosoloio (30 nov 2009 alle 10:51)
magari gli dice di restare e di fare l’idraulico o il carrozziere
Gatto Nero (30 nov 2009 alle 12:16)
Mah, sì Achille, c’hai ragione.
Però in questi periodi di crisi è facile fare il cane contro cane: è una lotta fra poveri.
Sarà ricco, sarà in una posizione migliore del mio povero padre o di quello di chissà chi altro, però: ha torto?
Alberto (30 nov 2009 alle 13:05)
Forse non ha torto, però la possibilità che il figlio di Celli lavorasse all’estero sarebbe stata alta (se davvero è bravo) a prescindere da questa lettera. Se invece è una mezza tacca, leggerà la lettera e poi chiederà al padre di inserirlo in qualche cazzo di consiglio d’amministrazione…
Achille (30 nov 2009 alle 13:46)
Per gatto nero e altri (anche in altri luoghi): avete ragione, ma guardate che non voleva essere un attacco a Celli (se lo fosse sarebbe stato più deprimente), ma proprio un moto di sconforto. Del populista me lo sono dato da solo.
betulla (30 nov 2009 alle 13:51)
Certo che se tutti i migliori se ne andranno, sarà solo sempre peggio!
e darsi un po’ da fare???
barnabo (30 nov 2009 alle 14:10)
ma pensate al povero figlio che magari si era fatto due conti e si era detto:”che me frega de studià, mo ce pensa papà a sistemamme”…..fregato in mondovisione!!!! :-)
Gatto Nero (30 nov 2009 alle 17:32)
Darsi un po’ da fare come?
Siamo tutti una generazione di precari. E non potremo smettere di essere precari prima dei 30 anni, se non oltre.
Non ci danno ruoli di responsabilità. Magari non siamo bravi noi, chissà. Magari siamo solo fortunati. Magari non siamo abbastanza alla moda. La realtà è che non abbiamo spazio.
Che tipo di lotta dovremmo fare? Scendere in piazza? Ti va di scendere in piazza con me?
mario (30 nov 2009 alle 17:52)
che razza di missiva dovrebbe scrivere a suo figlio uno che alla Luiss fa, che ne so, le pulizie?
Potrebbe chiedergli direttamente questo: link
;-(
Broono (30 nov 2009 alle 20:04)
http://www.giornalettismo.com/archives/43288/caro-papa-perche-non-te-ne-vai-tu-la-risposta-di-un-precario-a-celli/
Rob (1 dic 2009 alle 16:00)
Celli mi ricorda D’Alema, che ogni due anni annuncia che “la mia generazione deve fare un passo indietro, e io voglio dare il buon esempio”. Ogni due anni, fanno già quasi 10.
Atos (1 dic 2009 alle 17:35)
Tra detrattori e sostenitori, mi ritrovo in una via di mezzo: personalmente non critico Celli, lo stimo come uomo di cultura e anche come dirigente. Tra l’altro quello che denuncia nella sua lettera lo condivido, mi trovo distante da quello che consiglia a suo figlio, non tanto per la soluzione (andare all’estero) ma per la motivazione (qui sarebbe fottuto).
E, allora, tutti quelli che restano per amore o per forza, sono fessi, impediti o vigliacchi ?
mgap (2 dic 2009 alle 7:59)
Perche’ Repubblica correda la lettera con due foto di Universita` e non, chesso’, un vagone dell’ES* Milano-Roma, la redazione di un giornale, o lo struscio natalizio a Cortina?