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Perché la cosa è bella

1 febbraio 2010 / 9 Comments

È facile, dopo aver visto il nuovo film di Virzì, ritrovarsi a consigliarlo a tutti come uno dei film da vedere. Meno facile è spiegare il perché e descrivere quali sono le caratteristiche che lo rendono così bello.

Infatti La prima cosa bella non è uno di quei film che brilla della luce di una trovata geniale, non è una di quelle storie delle quali basta raccontare l’inizio per accendere la curiosità dei potenziali spettatori. La trama è tutt’altro che imprevedibile, non ci sono grandi colpi di scena, l’ambientazione è una quotidianità talmente vicina da permetterti di riconoscere nelle facce dei personaggi qualcuno che frequenti o hai frequentato davvero.

Anche il tema, raccontandolo asetticamente, è tutto tranne che affascinante: è la storia di una famiglia, di un momento brutto che permette di ripercorrere una vita e di vederne felicità e tristezza, per chiedersi e ne è valsa la pena. Sai quanti film si fanno su questo.

E però il film è bello, e molto. Ma il motivo non sembra essere tecnico. Certo il film è girato bene e recitato bene, gli attori sembrano più bravi di quanto non siano stati in altre occasioni, ci sono dei bei dialoghi e delle battute, delle canzoni ben messe, delle trovate, dei colpi di sceneggiatura (uno, sul finale, tanto apparentemente superfluo e crudele quanto meraviglioso). Ma c’è qualcosa di più.

Questo qualcosa, a mio parere, è il modo in cui Virzì affonda le mani nella sofferenza. Non quella delle grandi e incredibili avventure che poi si fanno metafora di qualcosa che ci riguarda, ma  proprio nel “qualcosa che ci riguarda”, in quello che abbiamo visto o sfiorato: malattie, morti, frustrazioni, depressioni, persone che non sono né eroi né cattivi, magari solo mediocri o tristemente normali.

Virzì mette le mani dentro a tutto questo e riesce a non farsi fregare dalla tentazione in cui molti cadono. Non rimane incastrato in questo materiale viscoso, le mette dove vuole lui. Entra ed esce quando serve, con il ritmo giusto. E tu lo segui e ti commuovi e poi un momento dopo ridi. E stai ancora ridendo per una cosa buffa quando succede una cosa che ti crea un groppo in gola. E hai ancora quel groppo in gola che ti scappa un sorriso, anche se pieno di amarezza.

Questo ritmo e questa capacità sono la forza di Virzì in questo film. Infila le mani dentro la sofferenza senza limitarsi a sfiorarla per paura di non governarla, le estrae velocemente senza cedere alla tentazione di affondare e stringere per ammiccare al pubblico voglioso di un’altra lacrima ancora.

Alla fine ne esci che hai riso e (forse) pianto, che ti pare che tutto dovesse andare così, anche se magari non tutto è stato giusto. E il viaggio ti è piaciuto molto, anche se magari non sai spiegare bene perché agli altri, che dovranno scoprirlo da soli.

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Posted in Biglietti strappati
  1. 1 febbraio 2010

    Emanuela

    E bravo tu a descriverlo così bene.

    Reply  
  2. 1 febbraio 2010

    luigi

    innanzitutto complimenti per il blog, molto interessante,l’ho scoperto da poco.Se posso vorrei dire la mia su questo film, perchè a mio avviso è il capolavoro di Virzì, oltre ad essere forse un capolavoro in assoluto.Perchè a differenza di altri suoi film(ovo sodo,caterina va in città, tutta la vita davanti)questa volta Virzì non ha voluto descrivere una generazione, non ha voluto lanciare nessun monito, non ha espresso nessun giudizio sui personaggi, sulla società, sull’Italia, non ho visto il suo indice puntato. Si è limitato ha raccontare una storia

    Reply  
  3. 1 febbraio 2010

    Francesco Sullo

    L’ultimo Bacio non mi aveva entusiasmato. Ma se la metti così… questo devo andarlo a vedere per forza. Grazie del bel post :)

    Reply  
  4. 1 febbraio 2010

    Achille

    Ehm, non capisco cosa c’entri l’ultimo bacio… stiamo parlando di Virzì, non di Muccino (che non ho ancora visto).

    Reply  
  5. 1 febbraio 2010

    EmmeBi

    Akì, ma questo E’ il commento dell’anno.

    Reply  
  6. 3 febbraio 2010

    Alfredo

    “(forse) pianto”!!! Ma se siamo usciti dal cinema singhiozzando!
    Che poi, ora che ci penso, anche per l’ultimo bacio avevo pianto!

    Reply  
  7. 5 febbraio 2010

    Sara

    Qual è il colpo di sceneggiatura meraviglioso? (Un’idea ce l’ho)

    Reply  
  8. 5 febbraio 2010

    Achille

    Eh, ma se lo dico lo rovino a quelli che non l’hanno visto (vogliamo dire “scansati?”)

    Reply  

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