Ci pensi ogni tanto alle capre?

Siccome ho tanti difetti ma forse me ne manca uno, quello di non saper ammettere i miei errori, volevo dirvi che sono andato a vedere Le quattro volte. E che probabilmente ho sbagliato a inserirlo in un post in cui mi lamentavo perché i film “fuori dagli schemi del cinema italiano” vengono distribuiti poco e male.

Perché il film ha una sua bellezza e un suo fascino, quasi ipnotico, ma fuori dagli schemi lo è davvero tanto. È un documentario, ma forse più docufiction, è drammatico, ma anche un po’ ironico, qualcuno lo cataloga come antropologico/drammatico/etnologico/fantascienza, come a dire che c’è grande confusione sotto il cielo. E distribuirlo di più non l’avrebbe diminuita.

Perché questo film è soprattutto un non-film. Almeno non lo è come lo intendiamo noi di solito. Non ci sono dialoghi, non c’è una vera storia, non c’è nemmeno una voce fuoricampo. È denso di immagini belle e simboliche, tanto che a volte sembra una mostra fotografica in movimento, e tutto si prende il suo tempo, che sembra davvero tanto. Ci sono pochi avvenimenti che mandano avanti una trama talmente rarefatta da essere quasi invisibile.

La critica ha applaudito, ci ha visto dentro quello che il regista voleva: la vita, la morte, gli elementi della  natura, Pitagora. A mio pare ci ha visto anche e soprattutto quel tipo di fascinazione ricorrente nei critici musicali che, stanchi di ascoltare scheletri di rock e pop ripetuti e variati all’infinito, esaltano un disco pieno di urla e rumori che poi tu compri e dici “che è sta roba?”.

Io “che è sta roba” non l’ho mai pensato. Ma non saprei dire quanto la poesia del film ti prende se non vuoi fortemente farti prendere. Di sicuro è un’opera fuori dall’ordinario. E ha la capacità  (questa sì da applausi) di tenerti per quasi un’ora e mezza a guardare uno schermo riempito solo con un pastore che tossisce, i boschi, un albero, la carbonaia, le capre, altre capre, ancora altre capre. Ai cui destini, va detto, ti affezioni più che a quelli di certi personaggi parlanti interpretati da attrici e attori a due zampe.

Le quattro volte

7 Responses to Ci pensi ogni tanto alle capre?
  1. la gentildonna Rispondi

    io ho bisogno di sapere che la capretta sta bene. che qualcuno mi faccia avere la sua foto con un quotidiano, per pietà.

  2. Alessandro Rispondi

    Io l’ho visto proprio ieri, e devo dire che non mi è piaciuto. Ci sono belle immagini, potenti ed evocative, lo stile è impeccabile, ma è tutto troppo accademico, sofisticato, costruito. Io ci ho visto solo un vuoto esercizio di stile, ben fatto ma noioso. Non un briciolo di verità, né di ironia. Fin dai colpi di tosse del pastore, nei primi minuti, tutto aveva un sapore artificiale. Un film perfetto per i festival, magari, ma che non dice assolutamente niente.

  3. Achille Rispondi

    Alessandro ti capisco. Mi sembra più comprensibile la tua noia dell’esaltazione della critica. Cioè capisco anche quella, ma mi ci devo applicare.

  4. Alessandro Rispondi

    Mi sembra più comprensibile la tua noia dell’esaltazione della critica.

    E allora non fare l’arbitro imparziale! :)

    Scrivilo anche te che è una cagata pazzesca, che altrimenti c’è il rischio che qualcun altro vada a vederlo.

  5. Achille Rispondi

    è che secondo me non è una cagata pazzesca. é un film di cui ho scritto perché non riesco ad averne un giudizio netto.

  6. Mlenders Rispondi

    ecco qual’era il titolo.
    Ho visto il trailer prima che iniziasse Draquila. E’ stato il quarto, dopo quello di Saw VI, Final destination 3, e Swadow.
    Ottima strategia per metterti a disaggio prima di Draquila, e credimi il parto della Capra ha fatto effetto.

  7. Smeerch Rispondi

    Grazie per aver espiato tu al posto nostro. :)

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