Io ero convinto che su una cosa fossimo tutti d’accordo, invece evidentemente non è così. Allora lo scrivo, visto che magari per molti risulta una cosa strana. Io ritengo che se qualcuno va in piazza a fare una manifestazione, uno sciopero, una forma di protesta qualsiasi, lo fa perché crede di avere un problema e di non sapere come altro risolverlo.
Poi può avere torto, per carità. Può essere guidato da una convinzione errata, può aver capito male, può essersi aggregato senza essere troppo convinto o non convinto al 100% (ma se uno aderisse solo ai gruppi di persone con le quali è d’accordo al 100% si ritroverebbe molto spesso solo), può ritrovarsi a gridare parole che in coro prendono un altro significato (ci aveva fatto anche una canzone Daniele Silvestri, no?), può finire a fianco di qualcuno che non è animato dalle migliore intenzioni. Insomma, ci sono parecchi rischi.
Ma della prima cosa non riesco a non essere convinto: chi protesta pensa di avere un problema che non riesce a risolvere altrimenti, crede di aver subito un’ingiustizia che non dipende da lui. Bisognerebbe starlo come minimo a sentire, invece di canzonarlo.
Lo dico perché ormai da tempo c’è tutta una parte politica italiana che ha deciso che le manifestazioni di piazza sono fatte da perdigiorno e pensionati attratti da un panino e da una gita. Che se protesti non hai voglia di lavorare o non sei capace di farlo, e che occupare una strada o interrompere un servizio stia sullo stesso piano rispetto a sfasciare una vetrina o bruciare una macchina.
E da qualche tempo vedo quest’idea anche in persone appartenenti all’area politica di solito più attenta a scioperi e rivendicazioni. Vai in piazza? Non hai voglia di lavorare. Protesti? Sai solo criticare. Manifesti? Non hai niente di meglio da fare. Semplice da dire, sintetico, suona bene. Invece forse dovremmo imparare di nuovo ad ascoltare quelli che protestano, a chiederci cosa faremmo noi al posto loro.
Oppure possiamo prenderli per il culo liberamente e ridurli a una barzelletta. Basta poi ricordarsene quando ci capiterà di finire nel gruppo degli esasperati che non sanno come altro farsi sentire.


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