Non lo vedo ma ci credo

Come ogni anno l’arrivo del mese di dicembre stimola una nuova ondata di classifiche e liste riepilogative. Succede ogni anno, figuriamoci in un anno che finisce con lo zero, figuriamoci in un anno il cui principale successo televisivo è stato un programma di elenchi.

Mentre siamo qui buoni buoni, ad aspettare che arrivi l’ondata, è già uscito un elenco di Emmebi, pubblicato su un numero monografico di Link. Si tratta di una lista dei 10 programmi televisivi che sono diventati brand. Marketing a parte, è l’occasione per guardarsi indietro e confrontarsi con i programmi che, ci piaccia o no, sono diventati simboli, esempi, punti di rifermento.

Michele ci ha messo (spiegando perché) il Grande Fratello, La prova del cuoco e Amici. Ma anche Zelig, Lost e Romanzo criminale. E voi, che ci mettereste? Boris ci andrebbe o no? E i pacchi di Bonolis/Pupo/Insinna? Uomini e donne? Report? Elisa di Rivombrosa? E Vieni via con me, ci entrerebbe per il rotto della cuffia?

Sarebbe carino fermarsi un attimo a pensare quali programmi televisivi hanno condizionato e stanno condizionando questi anni fatti di gente che si vanta di non guardare la televisione e ne parla di continuo, di gente che predica la morte della tv ma si ammazza di serie americane, di gente che preferisce un buon libro ma organizza i gruppi d’ascolto per i reality. E di quelli che se ne fregano, ma una sbirciatina ogni tanto la danno, giusto per capire di che cosa stanno parlando tutti gli altri.

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