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  1. Oroscopo a casaccio per l’estate 2011

    29 luglio 2011 / 1 Comment

    Il caldo c’è, i tormentoni pure, i temporali non ne parliamo. Il gossip non manca, gli italiani che vanno sempre meno in vacanza hanno già risposto all’appello, i servizi dei tg che consigliano agli anziani di non uscire di casa all’una e di non farsi il bollito prima di prendere l’autobus figuriamoci.

    Eppure a quest’estate manca qualcosa, e lo sapete anche voi. Non vorrete partire per le vacanze senza l‘Oroscopo a casaccio summer edition? E allora eccolo qui: l’oroscopo di Akille.net. L’oroscopo che vi indica la via, ma voi state già guardando google maps. Che vi mette una mano amichevole sulla spalla, proprio dove vi siete scottati. Che vi dice chiaramente come andranno le cose, tranne quando non vuole rovinarvi l’estate.

    Fatene buon uso.


    Ariete. Mesi di insalate scondite, di pesce bollito, di riso in bianco pesato, di carboidrati negati. Ma ora siete in splendida forma, pronti a trovare il partner ideale. E a mangiarvelo sano.

    Toro.Vi muoverete molto, ma l’estate farà fatica a entrare nel vivo. Meno fatica faranno i ladri a entrarvi in casa, se non la smettete di postare di continuo dove siete.

    Gemelli. Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito, il saggio la luna, il furbo cerca di capire se quello è proprio il segno di una fede nuziale tolta da poco.

    Cancro. Si chiude una porta, si apre un portone. Si esce dalla porta, si entra dalla finestra. Bussate e vi sarà aperto. Non sarebbe il caso di portarsele ogni tanto queste chiavi?

    Leone. L’aria pulita, il tempo che sembra fermarsi, le abitudini sempre più lontane, la libertà di stare da soli, la ricchezza del decidere la propria giornata. Si trovasse un punto dove prende il cellulare per mettere uno status figo sarebbe perfetto.

    Vergine. Il razzismo spiegato a mio figlio. La guerra spiegata a mio figlio. L’ingiustizia spiegata a mio figlio. La mafia spiegata a mio figlio. L’infelicità spiegata a mio figlio. A papà, e che palle.

    Bilancia. Non sarebbe bello rimanere lì? Mollare tutto, andare a lavorare in quel ristorante, proprio lì, sulla spiaggia? Prima di farlo però passate a trovare il cuoco. Lo trovate a preparare il pranzo, vicino ai fornelli, attaccato al forno.

    Scorpione. La cantate sempre guardandovi negli occhi: io e te, io e te, io e te, io e te. Ma allora co’ chi se li sta a manna’ tutti ‘sti messaggini?

    Sagittario. Imparare ad accontentarsi delle cose semplici è saggio. Ma avere una villa con piscina è più divertente.

    Capricorno. Dice un antico proverbio cinese: “donna che non si concede, donna che conquista”. Sì però quello domenica se ne torna in città.

    Acquario. A volte a rendere perfetti i ricordi di un’estate basta veramente poco. Tipo un amico bravo con photoshop.

    Pesci. State diventando grandi. Lo so che non vi va.

    * Avviso di trasparenza per il pubblico: il blogger Akille non crede nell’oroscopo, come tutti i Sagittario. Se gli chiedete a bruciapelo di dirvi i 12 segni, gliene mancherà sempre uno, tipo i 7 nani.

    I disegni dell’Oroscopo a casaccio sono fatt’apposta da Devitalizart.

     

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    Posted in Oroscopo
  2. E gli inquirenti ancora non escludono la pista dell’industria di caffè

    27 luglio 2011 / 3 Comments

    Ammettiamolo: quando tutti scrivono del ventennale di Nevermind o dei Pearl Jam e tu fai un post sui 30 anni di Gioca Jouer ti viene il dubbio di avere qualche cosa che non va. E però questo siamo, da questo veniamo, e a Cecchetto dobbiamo una parte talmente consistente del nostro immaginario giovanile che è meglio non pensarci, fidatevi.

    Per questo, mentre si celebrano le pietre miliari per i rockettari della mia generazione, io ripenso con un filino di magone alla fallimentare iniziativa lanciata su questo blog per il ventennale di Jovanotti for President e decido di appoggiare, senza se e senza ma, la tempestiva iniziativa della Signora Maria e di Pop Topoi che, con un saggio semestre di anticipo, lanciano l’appuntamento per il febbraio del 2012, quando saranno passati 20 anni dall’uscita di Hanno ucciso l’uomo ragno degli 883.

    Akille.net si schiera a favore di questa celebrazione che ha assai più probabilità di riuscita di quella Jovanottiana, se non altro perché gli artisti in questione non sembrano vergognarsi di quell’esordio. E quindi pronti a ricordare con nostalgia e adeguati racconti l’arrivo di un gruppo già abbondantemente rivalutato dai critici e dagli osservatori più illuminati. Un duo in grado di partorire una sfilza di canzoni di successo e addirittura una figura retorica che nemmanco gli antichi erano riusciti a coniare: il Maurorepetto.

    Appuntamento su Facebook.

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    Posted in Generazione di fenomeni
  3. Cos’hai fatto in tutti questi anni, a parte dormire, salutare, autostop?

    26 luglio 2011 / 1 Comment

    Tra popstar che muoiono, tributi che escono, gente che si prepara già da ora per i 20 anni di Nevermind in arrivo a settembre, c’è voluto Massi per ricordarmi che quest’anno ricorrono i 30 anni dall’uscita di Gioca Jouer.

    Sembra ieri, ma sono passati 5 anni  da quando Cecchetto fece uscire un video per le sue nozze d’argento con il tormentone dei tormentoni, una pregevole produzione con le movenze del GJ riprodotte in ogni angolo del mondo. Il video per i 30 anni è molto più genuino o, come si dice adesso, UGC. Un taglia e cuci di video amatoriali con gente impegnata a dormire, salutare, baciare, starnutire e supermaneare in qualsiasi situazione.

    Fa impressione, soprattutto perché lo sappiamo tutti che un video con questo concept sarebbe potuto durare anche 10 giorni, per quanto sono le discoteche, le piscine, le spiagge, i cortili, le case, le navi da crociera, gli autobus in cui il mantra di Cecchetto è stato evocato. Basta farlo partire e via: uomini, donne, vecchie e bambini eseguono tutte le mossette. Ragazzi che nell’81 non erano nati, gente che non sa chi sia Cecchetto, persone che quando gli dici che ha condotto Sanremo ti guardano con tanto d’occhi.

    Gioca Jouer è qui da 30 anni, che ci piaccia o no. Anche se nessuno di noi si è mai sognato di inserirla nelle lista delle canzoni più significative, anche se non la citano mai quando si parla della musica che ha fatto la storia del Paese, anche se non c’è uno scrittore o un regista decente che l’abbia usata come simbolo di un’epoca, di un sentire comune, di una generazione o un gruppo sociale qualunque. Anche giustamente, per carità.

    Ma Gioca Jouer se ne frega, e sta qui da 30 anni. Gli basta una festicciola, una lezione di acquagym, un capodanno un po’ tamarro, una playlist tra lo scemo e l’ironico, un villaggio vacanze. E spunterà fuori inesorabilmente. Perché a noi piace pensare che il senso delle nostre vite e delle nostre comunità stia dentro a un verso di Battisti-Mogol, a una canzone di De Gregori, a un ritornello di Vasco Rossi, a una rima di Fossati. Ma intanto continuiamo a dormire, salutare, baciare, camminare, fare i macho e i superman. E a volte diventiamo talmente bravi che lo facciamo anche solo con la musica.

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    Posted in Generazione di fenomeni
  4. At the end of the day

    25 luglio 2011 / 2 Comments

    C’è una speranza che a occhio mi sembra abbastanza diffusa (più o meno consapevolmente) tra i consumatori di cinema 30-40enni, specie se maschi: quella del ritorno del cinema italiano “di genere”.

    Per carità, ben vengano tutte le commedie più o meno leggere, e i drammi, e i grandi film d’autore. Ma ogni volta che il cinema italiano riesce a produrre un horror, un poliziesco, o un thriller, vedo un consistente numero di orecchie drizzarsi nella speranza di un buon prodotto, di un colpaccio, di una rinascita. Di solito le orecchie si riabbassano dopo una solenne bastonata, o vengono scosse da risate scomposte causate da trailer ridicoli, trame inconsistenti, realizzazioni incerte, regie casarecce.

    Per questo qui ci permettiamo di fare il tifo per At the end of the day. Trattasi di un horror appena uscito in sala e diretto da Cosimo Alemà, regista di una caterva di videoclip (da Fabri Fibra agli Zero Assoluto, passando per Istrice dei Subsonica, che faceva effettivamente una certa impressione). Una produzione a basso costo, con attori americani, che sta riscuotendo un po’ di interesse in giro, e che ha qualche numero per riuscire ad attirare ancora più attenzione.

    Dovendo essere sinceri non staremo qui a dirvi (ma perché parlo al plurale?) che si tratta di un capolavoro, o che ha una sceneggiatura innovativa e strepitosa, perché onestamente non ce l’ha. Ma è un buon prodotto, girato bene, prodotto bene, con delle belle musiche. Fa il suo, se per “il suo” si intende avere una buona idea e seguirla a colpi di fucilate, macete e urla, regalandoci un’oretta e mezza di quelle che ci piacevano quando guardavamo le rassegne dello zio Tibia nelle sere d’estate.

    Potrebbe essere un segnale, se gira bene. E se il film sopravvive alla sfiga di essere uscito in giorni in cui forse molta gente potrebbe non voler andare al cinema a vedere dei pazzi esaltati che sparano addosso a dei ventenni indifesi (perché di questo si tratta, in fin dei conti). Qui siamo moderatamente fiduciosi e abbiamo fatto il nostro dovere, andandoci (ancora co sto plurale?).

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    Posted in Biglietti strappati
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