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  1. Musica per un’estate tardo berlusconiana

    3 agosto 2011 / 2 Comments

    Ieri pomeriggio, per una serie di cose che non staremo qui a sviscerare, mi è tornato davanti questo articolo di Stefano Pistolini di qualche settimana fa, intitolato “In Italia la musica si divide in prima e dopo Berlusconi“. In pratica Pistolini dice che (vi faccio un riassunto molto grezzo) prima dell’avvento di Berlusconi la cifra stilistica canora di maggior interesse in Italia prevedeva cantanti impostati, teatrali e dai suoni imponenti. Come Piero Pelù per dire. Durante l’ascesa e il declino di Berlusconi (ma vai a capire se c’è un rapporto causa-effetto) si sono invece affermanti interpreti caratterizzati da un cantato quasi svogliato, astratto, distaccato anche nel pronunciare parole pesanti e profonde. Come per esempio Le luci della centrale elettrica, i Baustelle, i Perturbazione, fino ad arrivare a I cani, il gruppo di cui alla fine Pistolini voleva parlare.

    Rileggendolo non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata alle statistiche dei pezzi più suonati sul mio portatile, verificando che (ieri, come anche un mese e mezzo fa) in testa c’è un cantante che non imposta, ma nemmeno butta via, e quindi non parrebbe né pre né post Berlusconiano. Uno che anzi strilla, urla e gratta come un cantante da anni ’60, al massimo uno da pentapartito. Secondo queste statistiche infatti il disco che ho mandato più spesso in play in questi ultimi tempi è Poveri cristi, il secondo album di Brunori Sas. Un cantante che sembra fuori da tutti questi giri, quasi uno che passa per caso con la chitarra in mano e attacca a cantare di un mondo in cui i calabresi emigrano per andare a Milano a lavorare alla morsa (no, non ho detto borsa) oppure si sta al bar a bere Biancosarti. E in cui i tradimenti non nascono dai poke di Facebook, ma riparando per la pioggia sotto i portoni come nelle canzoni di 100 anni fa. Insomma pezzi che per trovare contemporanei ti devi aggrappare a sporadici riferimenti all’Ikea, o al fatto che oltre a Dio si prega Padre Pio.

    Quindi ero qui quasi a compiacermi per il mio ascoltare un cantante scollegato dalle mode e dalla quotidianità, che potrebbe aver fatto questo disco l’anno scorso o dieci o venti anni fa, quando per un attimo mi è passato per la mente un pensiero. Il pensiero che questo calabrese che sembra spuntato da un juke box degli anni ’60 o da una tv in bianco e nero, che canta di gente che non dà l’impressione di essere ricca e nemmeno ottimista, di persone che hanno accantonato i loro sogni e inseguono piccole felicità intime e quotidiane, non sia così fuori luogo. Che questo cantautore ritardatario abbia in realtà un qualche legame con quello che leggi suoi giornali, che ascolti alla radio la mattina, che percepisci dagli status sui social network, l’idea che Brunori sia quasi la colonna sonora ideale per una serie di pensieri diffusi: i soldi che non bastano, la sfiducia, il desiderio di infilare ogni tanto la testa sotto la sabbia per la semplice necessità di conservare la propria sanità mentale. E l’impressione che, cosa ci tocca pensare, si stesse meglio quando… no, non ce la faccio a scriverlo.

    Ma è stato solo un attimo. È agosto, e il blog recupera una vecchia tradizione di trasformarsi, d’estate, in un quaderno di appunti per tirare su una playlist. Bandite i cattivi pensieri: se avete suggerimenti (che siano canzoni di successo, album da recuperare, innovativi remix, tormentoni sottovalutati o oscuri lati B) tirateli fuori. La lista la cominciamo comunque con lui, Dario Brunori della Brunori Sas, che ci eseguirà la sua Rosa. Sono tempi tristi, inutile negarlo. Che almeno ci sia un po’ di ritmo.

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    Posted in Io sono il mio dj
  2. Lord Shen, non ti temo

    2 agosto 2011 / 1 Comment

    È una mattina d’estate. Apro la mail, comincio a scorrere i messaggi. È la mail del blog, perciò ci trovo dentro qualunque cosa, e vado veloce, e leggo a salti. Ma la mia attenzione non può non essere attirata da una mail che mi propone “adotta un personaggio di Kung Fu Panda 2“.

    Lo adotto? Ma certo che lo adotto. Chi non vorrebbe adottare quel meraviglioso panzone, o un maestro burbero ma buono? Allora apro la mail tutto speranzoso: quale personaggio mi vorranno far adottare, eh? Quale? È a quel punto che leggo “Lord Shen”. E chi è mo Lord Shen? È il cattivo. Ma come il cattivo? Ma non c’era un personaggio morbidoso, simpatico, spigliato, tenerone? Devo adottare proprio il cattivo?

    Poi ci penso un attimo e mi torna in mente una scena del primo Kung Fu Panda, quella dell’evasione di Tai Lung, il cattivo di quel film. Una scena d’evasione talmente cazzuta da far invidia a molti film d’azione con dentro dei cattivi cazzuti. Un’evasione così spettacolare che se un giorno di questi mi decidessi a compilare la mia lista dei migliori cattivi del cinema quasi potrei metterci Tai Lug dentro solo per quella.

    Allora sai che faccio? Io lo adotto questo cattivo che è talmente cattivo che vorrebbe addirittura (paura, spavento, tragedia per il cinema con cui siamo cresciuti) eliminare il kung fu dalla faccia della terra. Alla fine mi sa che è meglio avercelo vicino e tenerlo d’occhio.




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    Posted in Biglietti strappati

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