La vecchia guardia

Non so se lo ricordate, ma io l’avevo scritto proprio qua: quando ha smesso Baresi ho capito che non potevo essere più un ragazzino. La cosa potrebbe sembrare triste e quasi traumatica se non fosse che, come scrivevo in quel post, se Baresi era andato via rimaneva ancora Maldini. E non puoi essere davvero vecchio se nella tua squadra gioca ancora lo stesso terzino di quando facevi le medie. Quindi mi aggrappai con tutte le forze a Paolo, che mi fece il favore (o forse no) di farmi sentire ancora giovane per diversi anni, continuando a giocare ancora, ancora e ancora. Andato via anche lui mi rimanevano solo due possibilità: riconoscere il raggiungimento dell’età adulta con dignità, oppure nascondermi dietro gente più giovane di me. Ovviamente ho scelto la seconda.
E così quando oggi San Siro ha applaudito l’ultima giornata di alcuni giocatori ormai da anni definiti “senatori”, “vecchie glorie” o (assai più perfidamente) “villa arzilla”, io ho visto uscire dal campo Clarence Seedorf, che ha 2 anni meno di me, Alessandro Nesta, 2 meno di me anche lui, Gianluca Zambrotta, che anni meno di me ne ha 3, Rino Gattuso, che è nato quando io frequentavo l’asilo, e Pippo Inzaghi, che almeno ha la decenza di passarmi un anno.
Non che si sia capito se l’anno prossimo giocheranno ancora. E, nel caso, dove. Però se ne vanno, e con il loro addio il calcio diventa per me ufficialmente uno sport che posso seguire solo a patto di essere disposto a incitare solo gente nettamente più giovane. Un luogo in cui, se voglio trovare un coetaneo, devo cercare un tizio in giacca e cravatta in piedi davanti alla panchina. Vi dirò: potrebbe non essere una brutta situazione. In fondo da qualche anno sono un tifoso davvero più tiepido rispetto agli anni in cui una sconfitta la domenica mi metteva di malumore almeno fino a martedì pomeriggio. Anzi, sono quasi affascinato da questa fase in cui potrò parlare di Inzaghi e Del Piero con lo stesso spirito con cui i nostri padri e zii parlano di Rivera e Sivori.  Mi aspetto quasi che mi cedano il posto sull’autobus e che mi offrano una panchina, anche se quella del parco. Da questa panchina, nei prossimi giorni, mi piacerebbe provare a spiegarvi perché, nonostante la tiepidezza di cui sopra, mi sono affezionato in particolare a Inzaghi e Gattuso. Se dovessi dimenticarmene (lo sapete come siamo fatti noi di una certa età) almeno rispetto al primo potrete consolarvi ricordando il movimento trasversale per il riconoscimento della grandezza di Pippo Inzaghi  (partendo da qui) o leggendo la Favola di un eroe minore di Lacrime di Borghetti. Comunque è inutile negarlo: un’occhiata al calcio continuerò a darla. Mai come in questo momento il calcio italiano sembra un cantiere in cui c’è tanto da scavare, tutto da rifare e molto da criticare. E voi sapete bene quanto questa situazione piaccia a noi anziani.

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