La preferenza a riva

È soprattutto in momenti come questi che si sente il bisogno di avere un modello di vita. Quando il futuro è incerto e le asperità sembrano non finire mai, la presenza anche solo ideale di qualcuno che sappia mostrarti la via è essenziale. Purtroppo la mia generazione ha avuto davvero pochi esempi ai quali ispirarsi, ed è per questo che anche nella ricerca di un modello bisogna sfoderare una certa dose di lucida creatività. Come quella che credo di aver dimostrato scegliendo come guru la preferenza elettorale.

Alcuni di voi potrebbero giudicarla una dichiarazione senza senso, altri la troveranno una posizione furba. Ma se seguirete il mio ragionamento capirete anche voi che la preferenza elettorale è un’eroina dei nostri tempi e un fulgido modello per noi giovani in tempi di crisi. Parliamo della preferenza che per decenni si è recata a compiere la sua missione nelle principali elezioni democratiche del nostro Paese. Un compito che svolgeva con gioia e senso del dovere. Si sentiva utile e amata, la preferenza. E perché non avrebbe dovuto farlo? Essa permetteva a tutti gli italiani non solo di votare, ma anche di dire: “voglio questo, questo e quest’altro”. Quanta democrazia, quanta libertà, quante possibilità, grazie alla preferenza.

Ma all’inizio degli anni ’90 la preferenza si rese conto che tutti la guardavano con sospetto. Editoriali sui giornali, tribune elettorali, comizi in piazza. Ovunque la preferenza veniva additata come il male assoluto. È amica delle clientele, dicevano, è figlia del consociativismo, è l’arma dei politicanti. E così la preferenza fu scacciata dal suo posto di lavoro con strepiti e forconi, manco fosse stata la scena clou di un bmovie ispirato a una parodia di un horror degli anni ’30.

A quel punto la preferenza poteva buttarsi via, sparire, finire nel tunnel della droga e dell’alcol, schiacciata dall’indifferenza, sconfitta dall’ingratitudine. E invece no. Ha saputo aspettare, anche se l’astio nei suoi confronti sembrava non scemare mai. Poteva riciclarsi nel televoto di un reality o trovare un onesto impiego nei quiz a risposta multipla. Ma ha sofferto in silenzio, campando con qualche lavoretto nella sezione “altri nomi” nei sondaggi. Soffrendo gli sfottò di alcune sue cugine utilizzate in altre leggi elettorali.

Tutte le mattine andava a sedersi sulla riva del fiume. E non aspettava di veder passare i cadaveri dei suoi nemici (anche se, a dire il vero, alcuni sono passati). Attendeva solo che tornassero a chiamarla. A gran voce, disperati, invocandola come il ritorno della democrazia, della libertà, delle possibilità. E alla fine arrivarono: sempre più numerosi, pronti a zittire chi cercava di ricordare le sue vecchie colpe e difficoltà.

La preferenza se lo aspettava, perché sapeva che in questo paese ci vuole tanta, tanta pazienza. Ma se lasci tempo a quelli che vengono dopo di te, loro riusciranno a fare talmente schifo da rivalutare il tuo lavoro e la tua figura.

E se non è un modello di vita questo, ditemi voi quale.

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