Profumo tuo d’inversioni romane

Ci avrete sicuramente fatto caso anche voi: se si tratta di qualcosa che ci riguarda, delle statistiche non ce ne frega niente. Non vorrei tirare fuori la solita storia di quello che si mangia due polli compreso il mio ma se, solo a titolo esemplificativo, vi perdono il bagaglio, vi consola forse sapere che quello è l’aeroporto dove statisticamente se ne perdono di meno?

Allo stesso modo leggere sui giornali che sempre più romani rimangono a Roma anche ad agosto e la città non si svuota più come una volta può essere oggetto di conversazione (immancabilmente condita da qualcuno che pronuncia la frase “resto a Roma” e subito accenna divertito il tormentone Radioglobesco di turno ) ma non incide più di tanto sulla giornata di chi a Roma ci rimane davvero e si ritrova senza il forno o il bar di fiducia (che giustamente lavorano e guadagnano e pretendono di chiudere tre settimane, ma potrebbero anche dirci grazie e mandare una cartolina. O meglio offrirci la prima colazione o il primo pranzo al ritorno).

Per noi che crediamo solo ai nostri occhi l’unica cosa che conta è vedere che sulla strada c’è meno gente e si trova parcheggio facile. E se i romani invece che ai tropici stanno a Ostia beach o chiusi in casa abbracciati al condizionatore (ultima vestigia del loro benessere ultimo bene a essere venduto in caso di tracollo finanziario, di sicuro dopo il quadro dello zio vescovo e la collana di nonna) saranno anche fatti loro.

Questi poi sono i giorni in cui sai che tutto sta per cambiare di nuovo. I bar e i forni di cui sopra sono ancora chiusi, ma su facebook amici e conoscenti annunciano con mestizia gli sgoccioli delle vacanze. Un attimo di distrazione e saranno di nuovo tutti qua. Sapendolo cerchi di goderti gli ultimi istanti di strade libere e incroci desolati, a volte con gesti di piccola e infantile soddisfazione.

Io per esempio mi sono concesso un’inversione in una strada dove normalmente una manovra del genere mi sarebbe costata tre incidenti, sei fratture e quarantacinque vaffanculo. L’ho eseguita con flemma agostana e me la sono goduta in ogni attimo, lo sguardo a perdersi in entrambe le direzioni, incredulo della totale mancanza non solo di clacson e defunti evocati ma proprio di automezzi in arrivo.

Si è trattato, volutamente, di un’inversione lentissima, simile a quelle scene rarefatte ma non rallentate che al cinema fanno subito film d’autore. Quelle che ti danno tutto il tempo di osservare i dettagli, gustare il momento, chiederti quando finirà, apprezzare un cambio di luce, ricordarti che devi comprare il latte, chiederti quando finirà, farti venire il dubbio che forse il regista con quella lentezza intendeva comunicarti la tua visione della vita e del mondo.

Visione della vita e del mondo che ovviamente era ben presente nella mia inversione d’agosto, almeno per quel poco di visione della vita e del mondo che può essere contenuta nella frase “togliti questa soddisfazione, lo sai che d’inverno manco alle tre di notte ti ricapita”.

 

2 Responses to Profumo tuo d’inversioni romane
  1. Alu Rispondi

    Uno dei migliori post che tu abbia mai scritto. E sì che ti seguo da quando avevi ancora i calzoni corti

  2. Riccardo Rispondi

    Riprendo il commento di Alu, mi spiace, è un po che non leggo niente

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