Posts by: Akille

Fight for your right to be sad

Motivi per cui non scrivere niente della morte di Adam Yauch dei Beastie Boys. Ho il sospetto che a nessuno freghi della mia opinione in merito. Quando muore uno famoso e mi dispiace ho sempre la paranoia che sembri la gara a chi lo conosceva di più/l’aveva scoperto prima/ha versato più lacrime. Non ho aneddoti particolarmente emozionanti da raccontare. Non riuscirò mai a scegliere una canzone dei Beastie Boys da postare senza pentirmi della scelta un minuto dopo. In fondo ci sono cose più gravi nel mondo. Ci saranno sicuramente decine e centinaia di articoli e post di gente che dirà cose più interessanti di me.

Motivi per cui scrivere una qualunque cosa sulla morte di Adam Yauch dei Beastie Boys. Molti dei morti musicali di cui mi è dispiaciuto fino a ora li sentivo “miei”, ma comunque ereditati dalle generazioni precedenti, mentre le prime volte che facevo sentire i suoi dischi agli amici più grandi in diversi mi dicevano “ma che è ‘sta roba” e io mi sentivo figo e ribelle. Ha prodotto musica per cui ho speso soldi e ascolti in quattro differenti decadi, e non mi vengono in mente molti altri esempi. Quando amavo e frequentavo il rap sembrava fosse roba solo per neri grossi e arrabbiati mentre io ero un ragazzino bianco e rachitico, e guardare le foto dei Beastie Boys mi faceva sentire meno fuori luogo. Nonostante fosse malato da tempo la morte di un rapper a 47 anni per malattia mi sembra incredibilmente stonata. Faceva parte di un gruppo che ho visto dal vivo due volte ma continuavo a sperare  che tornassero per vederli la terza. Un loro concerto è stata l’unica volta in cui, arrivato davanti ai cancelli quando era sold out, invece di tornarmene a casa da bravo ragazzo ligio al dovere quale sono, ho pietito e brigato e insistito finché non mi hanno fatto entrare lo stesso (ovviamente felice di pagare). Un poster comprato a un loro concerto è stato attaccato nella mia camera da tardoadolescente fuorisede per anni mentre gli altri poster e le locandine di film da tardoadolescente fuorisede venivano a mano a mano staccati, fino a quando, complice un trasloco, ho deciso che era il momento di smetterla con le camere da tardoadolescenti fuorisede e con i poster attaccati al muro e l’ho tirato giù, ma comunque lo conservo da una parte perché non si sa mai, magari prima o poi trovo una cornice e un angolo dove ci sta bene.  Alla fine io scrivo comunque quasi sempre di cazzate mentre fuori il mondo crolla.  Continuo a pagare l’hosting di un blog, e a cosa serve averne uno se poi non ci scrivi cose di cui non gliene frega niente a nessuno ma servono solo a te per ricordarti chi sei e da dove vieni?

L’altra faccia dell’Aquila

Lo so, lo so: su internet ci propongono una serie di video, documentari, programmi, serie, corti, abbozzi di film di tutti i generi e di tutti i formati. E so anche che tante volte vedendo questi video viene da pensare “ma questa roba sta in rete perché credono al web o solo perché hanno provato ad andare in tv e nessuno se li è filati?”

Se parliamo del documentario di Alberto Puliafito Comando e controllo almeno questo dubbio potremmo saltarlo: siamo in un momento storico in cui un documentario su Bolzaneto va in onda solo a mezzanotte su Rai3 e già ci sembra un evento, e c’è pure qualcuno che  lo trova inopportuno.

Per questo mi sembra evidente che un documentario la cui tesi di fondo è che il post terremoto a L’Aquila sia stato gestito nascondendo la realtà e manipolando l’informazione, non passerà tanto facilmente sui vostri schermi, indipendentemente dal fatto che sia bello o brutto. Ma se la storia vi incuriosisce e volete saperne di più, fino al 10 maggio c’è una “campagna di distribuzione popolare” per avere il dvd e sostenere altre iniziative. Magari vi interessa.

Comando e controllo 

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