Depressione post-mondiale. I giornali, spogliati da quel velo di euforia calcistica che occupava pagine e pagine con tattiche, moduli, dichiarazioni, pronostici, mostrano di nuovo un mondo brutto e pericoloso. Sarà anche oppio dei popoli, ma è stato bello finchè è durato. Gli italiani sonnecchiano, ma hanno già smesso di stringersi a coorte, e danno l’impressione di essere pronti a scannarsi per qualunque cosa. Siamo di nuovo guelfi e ghibellini, milanisti e romanisti, fascisti e comunisti. Dopo essere stati tutti insieme campioni del mondo, non vediamo l’ora che gli altri vadano in C1. Passeranno i giorni, e il rigore di Grosso lascerà il posto a quello di Padoa Schioppa. Eppure qualcosa la sera bisogna inventarsi, ognuno per conto suo, arrivando fino alle ultime pagine dei giornali, quelle dei cinema e dei concerti. Acquistiamo e prenotiamo, sperando che il Pil salga, e che le ferie vengano presto a salvarci da città sull’orlo di una crisi di nervi, e che la nostra buona stella riesca a farci superare l’ennesima crisi internazionale. Passerà e sopravviveremo, dice la razionalità, ma un po’ di prematura nostalgia per il nostro piccolo carnevale di Rio, credo che ci sia concessa.

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