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Rigore è quando arbitro da…

Liberati

A dimostrazione e chiosa di quanto scritto qualche giorno fa, cioè che l’Inter si è definitivamente liberata dal suo essere un luogo comune della comicità, basterebbe la playlist post-vittoria diffusa ieri sera nello stadio di Madrid.

Prima di tutto l’inno: quel Pazza inter amala che ai tempi aveva come sottotesto il fatto  che l’Inter era pazza davvero, faceva delle grandi cazzate e comunque gli interisti dovevano amarla lo stesso. Adesso suona dolce e ironica come una canzone d’amore con la quale hai sofferto tanto, ma ora stai cantando insieme alla tua nuova fiamma, più bella e più simpatica.

E poi quella doppietta di canzoni cantate da interisti illustri, una di Ligabue e una di Biagio Antonacci. La prima era Libera nos a malo, la seconda Liberatemi. Troppo facile trovare un filo rosso fatto di una maledizione interrotta e di una gabbia spezzata. Liberati e contenti. Liberati e vincenti.

Adesso però fermatevi un attimo, amici interisti, che rischiate di diventare antipatici e noiosi come  il  Milan di Capello o la Juve di tanto tempo fa. E non vi fa bene, fidatevi.

Le risposte già le sai

Lei ha dichiarato qualche giorno fa di avere una squadra che considera “alla pari se non superiore all’inter”. Bene, dove sta?

Ora posso dirlo: sono quasi nove mesi che spero di poter riprendere questo post scritto il 30 agosto e aggiungere “scusate, non avevamo capito niente, avevano ragione loro”.

E invece, a parte qualche sfumatura come il rendimento di Ronaldinho e Antonini, devo dire che purtroppo  avevamo ragione noi.

Yes, someone can

L’altra sera avevo un sacco di cose da fare e quindi mi sono rimesso a rileggere vecchi post di questo blog (ciao, sono uno di quelli che ogni tanto, quando hanno un sacco di cose da fare, si mettono a fare una cosa completamente inutile).

Mentre sfogliavo il passato riscoprivo uno dei motivi per cui il blog si è fermato: il ciclico ritorno delle stesse cose scritte e riscritte. Sì, è vero, scorrevano degli eventi, c’erano dei post che  smentivano altri. Ma, anche per dei limiti evidenti dello scrivente, gli argomenti si riproponevano spietatamente.

L’Italia? Sempre innamorata di Silvio. La sinistra? Sempre allo sbando. Il paese reale? Sempre preso dal calcio. La televisione? Sempre a schifarla e a parlarne, soprattutto di quella che schifiamo. La società? In crisi, e chi l’ha vista mai fuori dalla crisi? Internet? Sempre un pericolo a sentire  giornali e tv, che intanto cercano di capire come farci i soldi.

Insomma: tutto uguale, tutto immutabile, tutto eterno. Tranne una cosa.

In sette anni di blog ricorrono fissi sfottò all’Inter, battute sull’Inter, barzellette sull’Inter. Un grande classico dell’umorismo per 20 anni, tanto che della gente ci ha costruito sopra una carriera.

Beh, quella cosa lì non esiste più. Finita. Sepolta. Dimenticata. Certo potrebbero ancora perdere, potrebbero non vincere, potrebbero scivolare come su una buccia di banana. Ma si potranno fare battute uguali a quelle che si possono fare sul Milan, sulla Juve, sul Manchester. Battute temporanee, con la data di scadenza ben in vista. Fine dei grandi classici, fine degli standard da ripetere e riciclare manco fossimo Frank Sinatra.

L’Inter non fa più ridere, è l’unico grande cambiamento strutturale della società contemporanea. Vogliamo farcelo bastare?

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