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  1. Cari responsabili di Radio Kiss Kiss

    24 giugno 2008 / 4 Comments

    Stamane mi sono risvegliato con la vostra emittente (io, se la radiosveglia mi assiste, cambio di frequente la frequenza con la quale inizio la giornata, per vedere l’effetto che fa) e per questo vorrei inviarvi una modesta richiesta. Potreste evitare di piazzare intorno alle sette del mattino, quando l’ascoltatore è ancora confuso e poco lucido, un promo che comincia con la frase “Sono le 10.31 su Radio Kiss Kiss.”?
    Vi assicuro che fa un certo effetto, ma non è proprio piacevole. Vi assicuro.

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  2. Carissimo Lorenzo c/o Jovanotti (lettera per il ventennale di For President)

    23 gennaio 2008 / 54 Comments

    Chi ti scrive è un tizio qualunque, che nell’estate di venti anni fa ha passato gli esami di terza media. Uno che non ha potuto chiedere il classico regalo da esami di terza media, ovvero il motorino, perché essendo nato a dicembre non aveva ancora 14 anni. Quindi ripiegò sullo stereo (“compatto” si diceva allora) di quelli col giradischi, la doppia cassetta e il sintonizzatore, perché gli piaceva sentire la musica, anche se per lui era ancora una passione confusa.
    Appena venuto in possesso di un giradischi collegato ad un registratore, si mise a rompere le palle agli amici più grandi, per farsi prestare dischi da doppiare (perché, è bene ricordarlo, questo crimine aberrante non è nato con internet). I suddetti amici allora cominciarono a passargli De Gregori e i Pink Floyd, i Dire Straits e Bon Jovi, gli Ac Dc e di Ronnie James Dio (o mamma…). Era la musica degli amici più grandi, era musica figa. Però.
    Però un giorno il tizio, che si era comprato il 45 di Gimme five perché lo mettevano sempre al juke box, comprò anche il 45 giri di Go Jovanotti Go, lo girò e ci trovò un mini-programma radiofonico, in cui il cantante presentava i pezzi del suo primo album che era, appunto, Jovanotti For President. Quel giorno al tizio tredicenne si aprì un mondo. Cos’era quella musica rumorosa e molto più nuova di quella degli amici grandi? Era rap. Era house. Era un sacco di parole che gli amici grandi non usavano mai. Era la sua musica.
    Sono passati 20 anni. Quel disco che è entrato in mezzo milione di case nessuno lo cita mai nei trattati di sociologia o sui libri di storia. Però per quel ragazzino tredicenne ha voluto dire un sacco di cose.
    Nello specifico:
    -che il dj non era quello che cambiava i dischi alle feste in cui gli altri pomiciavano. Ma era un figo che faceva ballare la gente, e metteva musica che gli altri non conoscevano.
    -che c’era tutto un mondo di musica che nelle radio e sulle tv non passava mai, e che in un’epoca in cui non c’erano internet e compagnia bella, poteva arrivare alle orecchie dei più solo se c’era qualcuno che ne faceva una versione più facile e vendibile, e la portava in giro.
    -che gli anni 80 erano finiti e potevano salutare tutti la new wave e i lenti in discoteca, che stava arrivando quella musica che pompava, e che i grandi non avrebbero capito, così come i loro padri non avevano capito il rock‘n’roll.
    Oddio, a essere sinceri voleva dire anche che saremmo stati presi in giro per un bel po’, perché ci piaceva un cantante senza contenuti, e che voleva solo fare casino e pompare di brutto, e prima di finire levarsi tutto, e che si chiedeva continuamente se era qui la festa, e se eravamo o non eravamo un bel movimento. E tutti pensavano che questo bastasse ad essere dei cretini.
    Ma ci siamo divertiti, direi. E siamo cresciuti. Come è cresciuto quel cantante che poi in tanti hanno rivalutato e riscoperto. Compresi noi.
    Sono passati venti anni, e tutto questo è storia, anche se non sta sui libri.
    Noi siamo diventati una generazione con poche certezze, molte disillusioni, nessun eroe.
    Forse per una sera potremmo averne uno, forse potresti rifare quel disco, in un concerto. Tutto, da Go Jovanotti Go fino a Mix. E già che ci sei mettici anche Gimmi five 2 e 3, è qui la festa? Sex, no drugs and rock’n’roll, Walking, e i pezzi di Gino Latino.
    Noi verremo, e magari ci metteremo un cappellino o le bretelle o quello che ci è rimasto dell’epoca, e balleremo e canteremo tutto.
    Ci sentiremo un po’ più giovani, e un forse un po’ scemi. Ma nemmeno tanto.
    Sono passati 20 anni, e certi giorni non sappiamo che pesci prendere. E gli slogan ci convincono sempre di meno, e i politici non ne parliamo. Che male ci sarebbe se per una sera cantassimo insieme: Jovanotti for president?
    Poi torniamo alla realtà, promesso.

    Cfr: I wanna see, i wanna hear

    Link: www.myspace.com/20forpresident

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  3. Carissimo Michele Santoro, c/o Anno Zero, Rai

    17 giugno 2007 / 28 Comments

    Sinceramente, noi che giriamo per internet e per blog, abbiamo l’impressione di stare nella parte più informata del Paese. Non ho detto meglio, non ne faccio una questione di qualità. Ho detto più informata, e forse è il caso di chiarire che in questa impressione non c’è presunzione o senso di superiorità, ma piuttosto una certa amarezza nel sapere quanto sia facile finirci, in questa porzione. Basta una connessione, e un po’ di voglia di girare in rete. Che su internet ci saranno anche tante schifezze, è vero, ma online è più facile leggere quotidiani ed editorialisti schierati su posizione diverse dalle tue, che a pagamento non leggeresti mai, è meno assurdo dare un’occhiata alla stampa straniera, è più comune trovare volenterosi che mettono a disposizione risorse, le segnalano, le riportano, le traducono.
    E così ad esempio noi siamo quelli che abbiamo guardato la sua puntata sulla chiesa e la pedofilia con la disposizione mentale di chi quel documentario l’aveva già visto on line, o comunque ne aveva letto, e ne aveva già discusso.
    Ma non per questo qui si sottovaluta l’importanza della televisione, anzi. Abbiamo ben presente la differenza che c’è tra scambiarsi informazioni e discussioni tra di noi, e il casino che si può scatenare quando una cosa va in prima serata. Tanto per dire, se lo pubblichiamo noi un video, non corrono mica Mastella e Bondi a dire che è uno scandalo. Anzi, nemmeno se ne accorgono.
    Proprio per questo motivo, caro Santoro, io sono qui a chiederle una cosa: perchè non fa una bella puntata su quello che è successo nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto?
    A me, e penso a tanta altra gente, farebbe piacere vedere un bel dibattito in prima serata, con ospiti autorevoli ed illustri, che ci spieghino cosa è successo quella sera, se qualcuno lo sa.
    Che ci dicano se degli esponenti delle forze dell’ordine sono entrati in un posto per arrestare alcuni sospetti e si sono scatenati in una notte di botte, violenze, lesioni, insulti, umiliazioni, degradazioni, o se i tanti racconti e le tante testimonianze sono bugie, invenzioni, allucinazioni collettive. Che ci dicano se i manifestanti per la pace e dissidenti vari sono davvero una manica di criminali e mentitori, o se ci sono persone pagate dallo Stato che pensano di poterci andare con la mano pesante, consapevoli di poter avere una certa impunità, e magari qualche promozione.
    Non credo faccia una differenza da poco, in un paese democratico.
    Forse farebbe una certa differenza anche per il vasto pubblico della rai tv.
    Caro Santoro, faccia una puntata su Bolzaneto, mi sembra una proposta ragionevole.
    Ci pensi: ora c’è anche il il gancio con l’attualità. E se le serve un documentario, o qualche video d’appoggio, non lo deve nemmeno andare a comprare: basta che vada su YouTube e faccia una ricerca con le parole Diaz e Bolzaneto.
    Un sacco di gente l’ha già fatto, e ha già visto, e ora ha un sacco di domande senza risposta.
    Magari se quei video li vedessero in tanti, e in tanti si ponessero quelle domande, magari qualche risposta arriverebbe.
    Magari.

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  4. Carissimo giornalista c/o telegiornali italiani

    19 dicembre 2006 / 15 Comments

    In questi giorni stai scioperando, per avere un nuovo contratto di lavoro, per combattere contro il precariato come stumento di controllo e pressione degli editori sui giornali e sull’informazione. Massima solidarietà, ci mancherebbe altro. Io davvero spero che tu possa trovare sotto l’albero o nella calza della befana un nuovo contratto, che ti renda più libero e più felice e che ci dia un’informazione migliore. Ma visto che in questi giorni magari hai un po’ di tempo libero, e visto che leggi questa mia, permettimi di sperare anche in un paio di regalini in aggiunta, dagli editori o da chi comanda. Sono un paio di piccole cose, delle quali certo tu non hai colpa, ma magari potresti chiederne conto, mentre ti batti per un nuovo contratto e un nuovo trattamento. Io te le dico, poi vedi tu se chiederle agli editori o a babbo natale.

    Io li guardo poco i telegiornali, lo ammetto, sui fatti del giorno mi informo tramite i giornali e il web, e la sera vorrei un po’ di approfondimento, e non tutta quella cronaca e tutte quelle dichiarazioni dei politici appartenenti a tutto l’arco costituzionale. Ma sto divagando. Pur guardandoli poco non ho il diritto di dire che i telegiornali italiani siano da buttare via. Giusto due cose non sopporto, giusto due tipologie di lavori che, sicuramente per imposizioni dall’alto, alcuni tuoi colleghi sono costretti a svolgere.

    1
    Gli intervistatori di gente comune per strada: soprattutto in questi giorni di Natale, ma non solo, è tutto un rincorrere gente per farsi dire che no, nonceunaliranemmenoperpiangere, sì, ilcenoneconlospumantesifa, comunque è tradizione. E io a chiedermi: a cosa serve? Dobbiamo guardare i tg per sentire cosa pensa l’uomo della strada? Non facciamo prima a metterci in fila alla posta? Dobbiamo fare finta di non capire che con una mezza giornata per strada puoi trovare 4-5 passanti pronti a sostenere anche, che ne so, che l’Italia dovrebbe risolvere il caro prezzi tornando al baratto?

    Con tutta la buona volontà e la buona fede, non mi fido più di sondaggi fatti su un campione di centinaia di persone scelte per collocazione geografica ed estrazione sociale, non mi fido più di quanto dichiarano gli elettori appena usciti dalle urne, e devo fidarmi di dieci passanti presi a caso in una via del centro?
    2
    I raccoglitori di dichiarazioni dei parenti delle vittime: questo è il disagio maggiore, lo ammetto. Ma davvero è di una qualche utilità mandare inviati a citofonare e presidiare i cancelli e le porte chiuse, in attesa di una lacrima, di una faccia triste, di una dichiarazione di circostanza o di uno sfogo, di parole pronunciate in momenti in cui nessuno trova mai le parole giuste? Fa audience? Serve a qualcosa, oltre che a renderci più morbosi e a spalmare sulla nostra opinione una carica di emozione, rabbia e indignazione? Questo è lo scopo di un telegiornale?
    -
    Ecco, io te le ho dette queste due cosine. Ti auguro di avere un buon contratto, sinceramente, e ti auguro di non vedere più questi tuoi colleghi costretti a svolgere compiti così inutili e lontani da una così nobile professione. Senza augurare loro la disoccupazione, senza richiederne la rimozione dagli incarichi. Potrebbero semplicemente cambiare mansione. Potrebbero, la butto lì, fare i giornalisti.

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