Tu lo sapevi che non erano eroi. Che non erano persone con la quale era bello uscire la sera o che speravi di trovarti di fronte per strada. Loro, del resto, non facevano niente per nasconderlo. Droga da tagliare, donne da pagare, buchi in fronte, mogli tradite e picchiate, montagne di bugie, spranghe in faccia, pistole sotto il cuscino, tradimenti, follie, teste di cavallo dentro al letto.
Però con loro hai passato molte ore tra le migliori della tua giovinezza, guardandoli arrivare dal nulla, sgomitare per farsi largo con una pistola in mano, guadagnare quanto non si poteva nemmeno sognare, non riuscire a fermarsi, perdere la testa, perdere tutto, ritrovarsi soli, provare ad uscirne, non riuscirci mai.
E sei stato per ore nelle loro strade: la strada di Carlito e dei padrini, le strade in cui comandavano i bravi ragazzi e in cui un padre onesto guidava l’autobus mentre il figlio studiava da gangster.
Hai cominciato a sentirle tue, quelle strade in cui quella gente dava una risposta sbagliata alla rabbia e alla povertà, ne godeva i frutti effimeri, ne pagava le conseguenze mortali.
Ma quelle strade non erano le tue. Erano tuoi forse quegli accenti, quei rimasugli di usanze, alcune parole, tutto un miscuglio di emozioni e brandelli di cultura meridionale.
Alla fine le hai fatte diventare tue per forza, quelle strade. Ma ti sei sempre chiesto se non fosse possibile raccontare quelle storie, quelle saghe miserabili e grandiose, quelle ascese irresistibili e crudeli, quelle notti di lusso e di sangue, quelle morti e quell’inevitabile vortice di vendette da compiere e onore da difendere e sgarbi da riparare, in strade come quelle in cui cammini tu, di fronte a televisori che trasmettono quello che guardavi tu, dentro macchine come quelle che guidava tuo papà.
Per questo motivo, al di là di ogni giudizio, di qualsiasi impietoso confronto o azzardato paragone, di un film come questo ne sentivi il bisogno.

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