Playlist Estate 09

Consigli musicali senza pretese

The sound of summer

A mo’ di chiusura della stagione metto qui alcuni video, da aggiungere alle segnalazioni musicali fatte prima della pausa estiva. Niente di particolare: sono solo alcuni pezzi, più o meno famosi, che mi sono entrati in testa nella seconda parte di agosto, e che non si schiodano. Insomma, quando l’heavy rotation di alcune radio funziona a dovere, o quando azzecchi i pezzi da mettere nel lettore mp3.

Gossip-Heavy Cross
Che dire, questo è il pezzo rock dell’estate. Assomiglia a tante cose, ma non stanca. Che detto così sembra una cosa da niente.

Mando Diao – Dance with somebody
Il singolo di questo gruppo svedese è il mio pezzo rock-danzereccio del periodo. Peccato che non abbia ancora beccato un locale dove lo suonano. O meno male.

Esser – Headlock
Pezzone estivo per eccellenza, il suo sound sa di vacanze, giornate di cazzeggio e viaggi all’estero.

The Durags – Yeah Yeah
Ogni volta che vado in una località nuova mi piace l’idea di portarmi a casa qualcosa di caratteristico dal punto di vista musicale. E anche se il suono di Berlino è techno, io sono tornato canticchiando questo. E sbagliando le parole, ovviamente.

Simian Mobile Disco – Audacity of huge
Rischiava di esserci troppo pop-rock nella mia playlist: per fortuna che sono tornati i Simian Mobile Disco.

Mike Snow – Animal
Come lo chiamate questo, electro-pop? Comunque sia, è un bel pezzo.

Brunori Sas e il mio disco dell’estate

Come ogni estate, ci sono dischi di cui parli perché li reputi belli, dischi di cui parli perché ti ossessionano, e dischi di cui parli perché ti ci sei affezionato.

Anche quest’anno io ne ho uno che rientra nell’ultima categoria, ed è quello di Brunori Sas. Trattasi del primo disco di un cantautore calabrese, che rinogaetaneggia acusticamente e che se volete potete ascoltare integralmente cliccando qui. Quella che segue non è una recensione, sono appunti presi ascoltando.

“Ingollavo Peroni e iniziavo ad urlare delle pene che solo ti sa dare l’amore”

Il primo sguardo d’amore con questo disco è scoccato all’ascolto di Guardia ’82, traccia contenuta della compilation di RockIt per l’estate 2009, consigliata qui. C’ho messo un po’ a capire che la Guardia di cui si parlava era quella piemontese, sulle coste della Calabria. Su quelle spiaggie si posizionano le canzoni di Dario Brunori che, citando Bruno Lauzi dice “”Io scrivo solo canzoni tristi, perché quando sono felice esco”.

“Le ginocchia sbucciate, il pallone bucato da un vicino incazzato”

Ecco, le canzoni di Brunori Sas sono più o meno tutte tristi, ma senza essere lagnose, che sono tristi essendo consapevoli che la tristezza ci sta. Ed essere triste non ti rende speciale, o più bello.

“Il calcio è la sola religione del mondo, che ho intorno”

Le canzoni di Brunori Sas parlano di piccole cose, di spiaggie, di falò, di storie d’amore, di un Paolo che prega Dio, ma anche Padre Pio, e che sogna una donna da portare in giro sulla Panda. Parlano di paese reale, almeno ad occhio. Di un paese reale che mi è sembrato di vedere spesso, in cui si pensa al mutuo, al calcio, ad un lavoro che sia pagato.

“Avevo 10 anni ma pensavo già alle donne e chiuso dentro il bagno amavo Edwige Fenech”

E quando Brunori esce da questo paese reale e da questa normalità lo fa parodiando, e canzonando. O almeno questo è quello che ho inteso io ascoltandolo, come se fosse uno che conosco e che sta cantando nella sala da pranzo di casa mia.

“Il tuo splendor mi fa morir di nostalgia”

Perché ognuno le canzoni se le interpreta un po’ come vuole, e io questo disco ho scelto di sentirlo come se facesse parte del mio mondo, aiutato anche dalla cover che lo chiude. Stella d’argento, originariamente di Gino Sant’ercole. Una canzone che  per me esisteva solo nelle feste di piazza ad agosto in Calabria, almeno fino a Brunori Sas.

Brunori Sas, Vol 1. Pezzi consigliati: Come stai, Guardia 82, Italian Dandy, Paolo.

Ancienne vague

Ci sono stati tempi in cui ci era presa una passione sfrenata per la musica lounge e per uno dei suoi aspetti più devastanti: il coverizzare in versione soft e rilassante brani in origine rock, dance, caciaroni in generale. Un’operazione se vogliamo furbetta, quella di prendere grandi melodie e pezzi carichi di emozioni per renderli colonne sonore adueguate per aperitivi e locali fighetti.

E però un’operazione condotta spesso con grande maestria, che ha prodotto dei risultati a tratti superiori. Chi frequenta questo blog da anni magari si ricorda dell’esaltazione per le cover acustiche di brani dance di Sagi Rei, o per le cover rock dei Buena vista social club. O ancora delle segnalazioni per i Montefiori Cocktail o di Seu Jorge.

Sono passate le stagioni, e il genere si è un po’, come dire, spento. Forse perché i brani da rifare stanno finendo, più probabilmente perché ormai è difficile stupirci, e quello che all’inzio ti faceva gridare al genio ora ti sembra scontato.

Per questo il nuovo disco dei Nuovelle Vague, terzo volume di una trilogia che iniziò esaltando parecchi, non mi ha sorpreso nè entusiasmato. Ora, dopo aver sentito cover di ogni tipo, il rifacimento di un pezzo rock con chitarre acustiche e campanellini è davvero cosa di cui non ti stupisci più, ed entrando in un wine bar non ti aspetti nient’altro che di sentire qualcosa del genere, tratto da compilation in cui il nome di un locale è seguito da un numero.

Nouvelle vague vol. 3 è quindi un disco carino, buon esponente  di un genere che, come l’aperitivo che doveva sonorizzare, è diventato un rito che all’inizio ci elettrizzava, ora facciamo scorrere stancamente, digerendo già mentre stiamo ancora agli stuzzichini.

Espressa questa delusione, per la quale i NV non sono gli unici né i principali colpevoli, il vol. 3 un giro nel vostro lettore il disco se lo merita, perché la cover di Master & Servant dei Depeche Mode e di Blister in the sun dei Violent Femmes sono delle buone idee. E,  personalmente, inserirò nella mia playlist estiva Heaven degli Psychedelic Furs, perché nella versione dei NV è un piccolo gioiellino.

1 2 3  Scroll to top