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  1. Piccoli annunci

    14 giugno 2011 / Leave a comment

    A.A.A. Cedonsi campionario di frasi fatte, utili nelle giornate post consultazioni, da parte di elettorato di centrosinistra, ebbro dell’euforia per due tornate consecutive andate bene. Il catalogo include semplici imprecazioni, analisi sconfortanti, dotte dissertazioni, sfoghi autoconsolatori. Ideale per elettori di centrodestra spiazzati e privi delle parole adeguate. A solo titolo esemplificato si riportano alcune frasi del lotto: “la gente è stupida, bisognerebbe togliergli il diritto di voto”; “è colpa nostra, noi qui a fare i distinguo e quelli a martellare con slogan efficaci”; “dobbiamo trovare uno bravo da mandare in televisione”; “con questi dirigenti non vinceremo mai”;”ora le primarie saranno un segnale, una grande partecipazione di popolo”; “non posso credere che gli italiani vogliano farsi governare da quel pelato”. Il materiale cedesi a titolo gratuito, astenersi parlamentari responsabili, perditempo, persone non disposte a restituirlo al primo cenno di resurrezione berlusconiana.

     

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  2. Perché la sinistra non vince le elezioni?

    13 febbraio 2011 / Leave a comment

    Spesso ci si lamenta perché su internet si sentono molte, troppe, voci di sinistra, tanto da far continuamente pensare ai frequentatori di blog e social network che Berlusconi sia finito, salvo poi scoprire che nel Paese Reale il premier è ancora forte e vincente.

    Per fortuna anche nelle pieghe del web rosso si trovano voci genuine dell’elettorato berlusconiano, che spiegano perché la sinistra in Italia non può vincere le elezioni: perché non sa fare l’amore, come spiega pacatamente la signora in questo video.

    (visto su Friendfeed da Ubikindred)

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  3. Ma perché protestano?

    29 ottobre 2010 / 5 Comments

    Io ero convinto che su una cosa fossimo tutti d’accordo, invece evidentemente non è così. Allora lo scrivo, visto che magari per molti risulta una cosa strana. Io ritengo che se qualcuno va in piazza a fare una manifestazione, uno sciopero, una forma di protesta qualsiasi, lo fa perché crede di avere un problema e di non sapere come altro risolverlo.

    Poi può avere torto, per carità. Può essere guidato da una convinzione errata, può aver capito male, può essersi aggregato senza essere troppo convinto o non convinto al 100% (ma se uno aderisse solo ai gruppi  di persone con le quali è d’accordo al 100% si ritroverebbe molto spesso solo), può ritrovarsi a gridare parole che in coro prendono un altro significato (ci aveva fatto anche una canzone Daniele Silvestri, no?), può finire a fianco di qualcuno che non è animato dalle migliore intenzioni. Insomma, ci sono parecchi rischi.

    Ma della prima cosa non riesco a non essere convinto: chi protesta pensa di avere un problema che non riesce a risolvere altrimenti, crede di aver subito un’ingiustizia che non dipende da lui. Bisognerebbe starlo come minimo a sentire, invece di canzonarlo.

    Lo dico perché ormai da tempo c’è tutta una parte politica italiana che ha deciso che le manifestazioni di piazza sono fatte da perdigiorno e pensionati attratti da un panino e da una gita. Che se protesti non hai voglia di lavorare o non sei capace di farlo, e che occupare una strada o interrompere un servizio stia sullo stesso piano rispetto a sfasciare una vetrina o bruciare una macchina.

    E da qualche tempo vedo quest’idea anche in persone appartenenti all’area politica di solito più attenta a scioperi e rivendicazioni. Vai in piazza? Non hai voglia di lavorare. Protesti? Sai solo criticare. Manifesti? Non hai niente di meglio da fare. Semplice da dire, sintetico, suona bene. Invece forse dovremmo imparare di nuovo ad ascoltare quelli che protestano, a chiederci cosa faremmo noi al posto loro.

    Oppure possiamo prenderli per il culo liberamente e ridurli a una barzelletta. Basta poi ricordarsene quando ci capiterà di finire nel gruppo degli esasperati che non sanno come altro farsi sentire.

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  4. Lamentele

    29 settembre 2010 / 3 Comments

    Luca Barbareschi, in un talk show in onda su Rai3 (Agorà, condotto da Andrea Vianello), ha appena detto che prima di entrare in politica non sarebbe mai riuscito a immaginare il dialogo che ha sentito tra due parlamentari e nel quale uno ha chiesto all’altro “ma pure a te la camorra ti paga in ritardo?”

    L’ha ripetuto due volte, ha specificato che secondo lui non stavano scherzando. Poi sono passati a parlare d’altro.  Boh.

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